| "Le radici profonde non gelano" |
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lunedì, 31 maggio 2004 Dedicata all'anonimo antifascista CLARETTA E BEN dei 270 bis Su svegliatevi, posted by Masterofpuppets |
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"Crepa fascio idiota" Cosa c'è di più bello che aprire il proprio blog lunedì mattina e trovare tale messaggio defecato da un anonimo "democratico" antifascista su "Prrrodi II? Una barzelletta!"? Se volete, lo trovate nella "rassegna" di maggio, "postato" il giorno 19.
"Crepa fascio idiota": con queste poetiche parole il codardo antifascista mi ha dato il buongiorno. Che sublime sintesi di idiozia! posted by Masterofpuppets |
11:08 | commenti (10)
venerdì, 28 maggio 2004 Pacifismo e Pacificazione non fanno rima... In tempi in cui "la parola più sputtanata del mondo, ossia la parola Pace" (O. Fallaci), riempie la bocca dei politicanti che hanno trasformato le proprie bandiere rosse in iridate, il termine "Pacificazione Nazionale" suscita ancora il riflesso pavloviano del pugno chiuso. E allora viene infranto il vetro e vengono rispolverati gli antiquati armamentari dell'antifascismo militante da operetta. Di seguito un articolo tratto da "Libero" di oggi. "BERGAMO - E' uscito un libro in questi giorni che è più grande di quello che sembra. Racconta dell'eccidio di Urgnano, il 29 aprile del 1945. Una vicenda di paese. Che cosa sono nove fucilati, quando, negli stessi giorni, ne furono ammazzati dai partigiani tra i 20 e i 40 mila? Poco più di un decimillesimo della strage complessiva. Eppure questo libro dice qualcosa di essenziale alla nostra memoria, dunque al nostro futuro. Si chiama "Chi ha ucciso quei fascisti?". L'autore è Raffaello Brunasso (editore Mursia, euro 13,20). Perché è importante per noi? La prima ragione è di intelligenza storica. Mostra quali sono le forze maligne che agirono in quel momento (e possono sempre tornar fuori). La seconda invece riguarda qualcosa di bello e grande, e testimonia che nella realtà della vita, alla fine tutto è positivo, tutto è per il bene, anche la morte. E questo attiene alla figura dell'ispiratore di questo volume, Italo Pilenga, figlio di uno degli assassinati. Ma andiamo con ordine. A Urgnano, settemila abitanti, non ci furono fatti di violenza. Un imprenditore agricolo, Giuseppe Pilenga, era segretario del fascio. Impedì persino i rastrellamenti, il trasferimento in Germania per chi non si arruolasse nella Repubblica sociale. Pilenga e con lui un altro paio di notabili, più alcuni parenti che erano semplici iscritti al partito fascista, credono alla buona fede delle autorità del Comitato di liberazione nazionale che aveva dato garanzie a chi, tra i maggiorenti del regime, si fosse consegnato. Invece fu- rono fucilati presso il muro del cimitero. Senza motivo. Così per così. Ci fu un processo. Il delitto era chiaro, i responsabili non furono trovati. A lungo si è pensato alla vendetta, all'invidia, ai rancori paesani. Invece Brunasso riesce a dimostrare come queste fucilazioni nascessero da una decisione presa altrove: quella di scremare la classe dirigente di questo o quel paese per consentire la più facile presa del potere da parte dei comunisti. Insomma: la trasfor mazione della guerra di Liberazione in rivoluzione di tipo collettivista. La differenza è chiara: non si tratta di rancori barbarici, ma di gelido calcolo di potere ad aver ordito lo scempio e armato i fucilatori. Che cosa implica questo per il nostro futuro? Il ripudio dell'ideologia rivoluzionaria come condizione per qualsiasi dialogo, per qualunque spazio comune in democrazia. Qualcosa da sinistra si muove in questa direzione, e ne è testimonianza il libro di Giampaolo Pansa "Il sangue dei vinti". E' possibile ammettere la verità, senza spargere altro odio. E qui siamo alla seconda ragione per cui questo libro è prezioso. Esso è dominato sotterraneamente dalla magnifica persona di Italo Pilenga. Figlio di Giuseppe ha cercato la verità, le ragioni di quelle morti. Egli è stato il giusto del villaggio, per usare un'espressione russa. Senza uno così non c'è vita in un paese, non esiste speranza. Egli ha voluto la verità, sapendo sin da principio che quanto chiedeva non era un urlo da gettare in faccia all'avversario politico, ma una proposta di riconciliazione ancora alla pietà per i morti. Di recente ho partecipato ad un dibattito con lui. Se ne è uscito così: «Non mi interessa la contabilità. Quanti ne hanno uccisi quelli rossi, quanti invece i neri. Mi interessa che preghiamo i morti». E' un concetto antico, viene dalle viscere cristiane della nostra storia. Un conto però è dirlo. Altro vederlo vissuto da chi ha perso i suoi cari, ha avuto l'infanzia devastata. Ma ha saputo rica- vare dal sangue versato ingiustamente qualcosa che somiglia al frutto di un martirio: la pace, la pace vera. Dovunque vada a parlare, gli astanti, magari all'inizio polemici, ritrovano la considerazione per gli aspetti decisivi dell'esistenza, per gli affetti profondi. Bisogna smetterla con la logica dell'occhio per occhio. Qualcuno deve cominciare a smettere, senza però rinunciare a trovare le ossa perdute dei propri cari. E uno così è Italo Pilenga, di cui troverete la prefazione nel libro. Mi piace citare qui una frase di lui che ho trascritto anni fa sul 25 Aprile. «Una festa nazionale non può essere questo, non può voler dire celebrare il rancore e il sangue. Bisogna portare dei fiori a tutti. Perdonarci reciprocamente. Sono sicuro che i morti, di qualunque parte siano stati in vita, ci benediranno»." posted by Masterofpuppets |
17:19 | commenti (9)
giovedì, 27 maggio 2004 Intervallo - Dichiarazione d'amore! Non riesco a resistere alla tua bellezza, alle tue sensuali curve! Un giorno, non so quando, sarai mia. Puoi contarci! Sogno le mie mani che scivolano sul tuo corpo.... Front posted by Masterofpuppets |
17:03 | commenti (3)
Andiamo a vedere i decapitati Di seguito trovate un articolo di Alfredo Mantovano, sagace Sottosegretario all'Interno di Alleanza Nazionale, pubblicato su "Libero" di ieri. Non posso far altro che sottoscriverlo... Invito il presidente lombardo dell'Ordine dei giornalisti a non visitare Otranto. O, se proprio ci tiene, invogliato dalle classifiche che vedono questa splendida cittadina al primo posto fra le località balneari italiane, a non entrare nella Cattedrale. Temo infatti che, se valgono il metro e la logica che lo hanno indotto all'azione disciplinare nei confronti di Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti e Andrea Morigi per quanto pubblicato da Libero venerdì scorso, e addirittura alla segnalazione alla Procura della Repubblica, non ci sia scampo per il parroco, per l'Arcivescovo e per chiunque abbia la responsabilità di quel luogo di culto. Entrando nella Cattedrale, e percorrendo la navata destra, si giunge alla Cappella dei Martiri, collocata a fianco dell'altare maggiore: la Cappella è chiamata così perché nelle sue teche di vetro, aperte alla visione dei fedeli, sono raccolte le spoglie di una parte degli 800 idruntini che il 14 agosto 1480 seguirono la medesima sorte toccata qualche giorno fa a Nicholas Berg (un'altra parte degli scheletri si trova nella chiesa di S. Caterina a Napoli: alla larga anche da quella, dott. Abruzzo!). Da secoli la Cattedrale di Otranto mostra al pubblico (anche ai minori di 18 anni) non immagini crude di sgozzamenti islamici - quelle che a proposito di Berg tutti, tranne Libero e il Foglio, hanno censurato -, ma direttamente le ossa e i teschi dei Martiri. In mezzo alla Cappella, al centro dell'altare, c'è pure la pietra sulla quale ogni testa è stata appoggiata prima di essere staccata dal corpo. Orrore degli orrori, in occasione della Festa dei Martiri, viene portata in processione una teca più piccola, custodita nella medesima Cappella, che contiene, fra gli altri, l'intestino di uno dei cristiani uccisi: che, nonostante siano trascorsi più di cinque secoli, è rimasto integro. Capite? In processione! Col rischio evidente di provocare turbamenti irreversibili fra la gente; e col rischio altrettanto evidente che qualsiasi giornalista che ne fa la cronaca con foto rischi l'incriminazione per pubblicazione di immagini raccapriccianti e per incitamento all'odio razziale. I fatti sono noti. Negli ultimi giorni di luglio del 1480 all'orizzonte di Otranto comparve la flotta degli Ottomani guidata da Achmet Pascià. Puntavano a Roma, dove sarebbero arrivati se, al momento dello sbarco, non avessero incontrato resistenza, dal momento che i sovrani italiani ed europei dell'epoca pensavano ad altro. E invece resistenza vi fu. Nessuno a Otranto invocò risoluzioni internazionali, sventolò vessilli arcobaleno, o convocò il consiglio comunale per dichiarare la zona demilitarizzata. Per più di due settimane i 15.000 idruntini bollirono olio e acqua, finché ne ebbero, e li rovesciarono dalle mura sugli assedianti. Quando si ruppero i bastioni, combatterono strada per strada, finché restarono in 800 uo- mini adulti, e furono catturati: a ciascuno di costoro i musulmani proposero l'abiura. Rifiutarono tutti e furono uccisi, uno per uno, col metodo Berg. Giovanni Paolo II li ha beatificati nel 1980, recandosi di persona a Otranto e ringraziandoli per aver salvato la Cristianità: giacché ci siamo, denunciamo pure il Papa? Non conosco la giurisprudenza disciplinare dell'Ordine dei giornalisti. Ho qualche remota dimestichezza con il codice penale. Se valesse il richiamo del dott. Abruzzo alla legge n. 47/1948 sulle foto raccapriccianti, Dario Argento avrebbe da anni accumulato vari ergastoli, e sarebbe stato da poco raggiunto in carcere dai direttori dei mass media che hanno pubblicato le immagini delle torture nel carcere di Abu Ghraib. Quanto alla discriminazione per scopi razziali, registro che per il presidente dell'Odg lombardo i terroristi sono come i morti: se ne può parlare solo bene; l'alternativa è la reclusione. Non è evidentemente un problema da lasciare ai legulei, con commi e glosse da interpretare. La vicenda conferma la voluta rimozione di una dimensione che non si riesce ad accettare fino in fondo, accompagnata dalla rinuncia a decisioni impegnative e conseguenti alle immagini pubblicate da Libero: chi segue i fotogrammi della macellazione di Berg o dell'ostaggio dei ceceni, mentre sono pronunciate invocazioni religiose e minacce ai nemici, è portato a ricordare, alla ricerca di un perché, quante altre volte nella storia si sono realizzati rituali simili in base ai medesimi presupposti ideologico-religiosi, e si sente in dovere di chiedersi che cosa può fare per evitare che si ripetano e si diffondano. E poiché tanti hanno scelto pregiudizialmente di non fare nulla, altrettanto pregiudizialmente rifiutano di vedere. Al punto, paradossale ma non troppo, da invocare la censura. In un momento in cui la libertà di stampa non è mai stata così essenziale. mercoledì, 26 maggio 2004 La Leggenda del Piave Ottantanove anni fa, in questi giorni, iniziava per il giovane Regno d'Italia quella che in molti definirono l'ultima Guerra di Indipendenza. Con il sacrificio di molte giovani vite Trieste e Trento furono redente, e il loro ritorno alla Madrepatria chiuse (parzialmente) il Risorgimento. Pochi anni dopo anche la perla di Fiume l'Olocausta si aggiunse grazie all'Impresa di D'Annunzio. Voglio celebrare il ricordo di quei giorni lontani riportando il testo de "La Leggenda del Piave" (1918), l' inno che celebrò la riscossa delle truppe italiane sul fronte veneto nella prima guerra mondiale. Autore del testo e della musica: E.A. MARIO. Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio posted by Masterofpuppets |
11:19 | commenti (4)
martedì, 25 maggio 2004 Scavalcamento a destra Riporto, per simpatia (nell'accezzione greca del termine), un messaggio scritto dal sig. trentamarlboro sul suo blog. Insomma, della serie "riceviamo e volentieri pubblichiamo"!
"basic instinct
...uccidere non è come fumare: si può smettere...
hai capito? sì, sto parlando con te. sto parlando proprio con te, pezzo di merda. e con i tuoi amici. e con tutti quelli che ti proteggono. che ti coccolano. che ti strumentalizzano. che ti giustificano. assassino. assassini.vigliacco del cazzo. neanche uno zoom, riesci a fare. la tecnologia è troppo evoluta per te. per la tua essenza primitiva. per la tua demenza criminale. per lo schifo che sei. ti auguro di morire presto, pezzo di merda. prestissimo. magari mentre ti penso. accendendomi una sigaretta..."
Commento dell'autore: "MASTER: è una questione di civiltà e non di politica, per quanto mi riguarda, anche se sappiamo bene che i santi stanno tutti da una parte e i bastardi guerrafondai tutti dall'altra. possibilmente con un irakeno al guinzaglio... la cosa che mi fa vomitare, e mi fa vomitare come inquilino di una "repubblica democratica", è l'indegno spettacolo messo in piedi sulla pelle di nick berg: vatti a leggere i blog dove ci si affanna a "recensire" il filmato della decapitazione, manco fosse uno snuff-movie per guardoni segaioli!!! ogni fotogramma, un imbroglio. ogni singolo fotogramma, un orribile attentato alla pace nel mondo. eggià... qui berg sanguina poco. qui non ha spasmi muscolari. qui non reagisce abbastanza. qui, poi, il sonoro è taroccato. bla bla bla... il teorema è lineare: gli hanno mozzato la testa dopo morto. dunque: scandalo. dunque: barbarie simulata. dunque: propaganda filoamericana. peccato che nessuno di questi blogger, prima di maneggiare scrupolosamente il microscopio, abbia speso una sola fottuta parola per denunciare lo scandalo più scandaloso: l'uccisione di un uomo. anzi, no, mi sbaglio: non hanno ucciso un uomo, hanno ucciso uno yankee. e fa molta differenza. specialmente se i suoi aguzzini, bontà loro, sono stati così gentili da piazzargli un proiettile in testa prima di sgozzarlo... evviva!!!" posted by Masterofpuppets |
11:22 | commenti (11)
Cronache dal ghetto La zona in cui ho la fortuna di abitare è simpaticamente chiamata dai miei concittadini "il ghetto". Questo perchè negli ultimi anni la maggior parte degli extracomunitari ha preso residenza qui mentre i "locali" si sono trasferiti in altre zone della città, Fra macellerie islamiche, empori e rivendite di kebab, ancora resiste qualche negozio tradizionale. Uno di questi è una tabaccheria gestita da un mio coetaneo. Un po' di tempo fa un cliente gli chiese di poter fare alcune fototocopie del Corano. Come di consueto, il negoziante gli chiese di dargli il libro incando le pagine che desiderava fotocopiare. Il cliente rifiutò, adducendo il fatto che "un infedele non può toccare il Corano"!!!!! Ora, secondo voi, dato che quelle fotocopie realisticamente sarebbero servite per far conoscere ad altri "fedeli" la "parola del profeta", che lettura avrebbe propagandato il simpatico cliente riguardo ai rapporti fra "fedeli" e "infedeli"???? Mala tempora currunt! lunedì, 24 maggio 2004 Giornata contemplativa Premessa: ieri sera sono andato alla festa della birra. Ho bevuto 4 (quattro) litri di birra. Perciò oggi non potete pretendere che mi applichi in ragionamenti particolarmente complessi. Accontentatevi di quanto segue altrimenti continuate a navigare nell'infinito web! Oggi finalmente è tornato il sole! Dovendo andare fino ad Artegna ho deciso di prendere la strada "per dietro" e passare per Buja. Al ritorno sono passato dal sarto (che sta a Colloredo di Monte Albano) passando per Magnano in Riviera, Treppo Grande e Vendoglio (che ha una Chiesa spettacolare, un tardo gotico - penso - stupendo!). Voi direte: embeh?!? Ma ecco che trovo comunque il modo di piazzarvi qualcosina di filoamericano (eh-eh-eh!). Mi stavo sentendo questa canzone, e l'emozione dello stupendo paesaggio che potevo ammirare, il rigoglio della natura, il verde dei prati, traducevano le parole con cui i Lynyrd Skynyrd stavano declamando le bellezze naturali di Dixieland: All I Can Do Is Write About It Written by Allen Collins -- Ronnie Van ZantWell this life that I've lead has took me everywhere Do you like to see a mountain stream a-flowin' I'm not tryin' to put down no big cities PS: Dopo un accurato vaglio da parte del Minculpop, nei prossimi giorni potrebbe essere pubblicato in questo blog un reportage fotografico della giornata di ieri. Rimanete sintonizzati!!! posted by Masterofpuppets |
12:44 | commenti (2)
giovedì, 20 maggio 2004 Era ora! ![]() Senato: si'a ddl che riconosce a soldati Rsi belligeranti
(ANSA) ROMA, 19 MAG- Approvato dalla Commissione Difesa del Senato in sede referente il ddl che riconosce la qualifica di belligeranti ai militari dell'esercito Rsi. Il provvedimento ha ottenuto il voto favorevole della maggioranza e contrario delle opposizioni equiparati cosi' a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti dei Paesi tra loro in conflitto durante la seconda guerra mondiale. Il provvedimento dovra' ora passare all'esame dell'aula di Palazzo Madama. 2004-05-19 - 18:39:00 posted by Masterofpuppets |
11:54 | commenti (7)
mercoledì, 19 maggio 2004 Forse sono stato precipitoso... Guai all'uomo che non sa riconoscere i propri errori! Forte delle mie riflessioni su quanto stà avvenendo nel mondo, avevo rivisto le mie posizioni sull'ingresso della Slovenia nella UE. Stamani stavo beatamente navigando in un forum di Digiland e mi sono scontrato col messaggio qui riportato. I casi sono due: devo rivedere davvero le mie posizioni appena mutate oppure fregarmene perchè chi ha scritto il seguente messaggio è un deficiente? Autore Messaggio posted by Masterofpuppets |
16:45 | commenti (3)
Prrrodi II? Una barzelletta!
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10:27 | commenti (3)
Argomenti inconfutabili...
Questo è per me, Orenove?
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10:17 | commenti (2)
Finalmente dice qualcosa di Destra...
E poi mi vengono a dire che Tolkien non era di Destra!
Prrrrodi!!!
Sondaggio dello "Stern" Soltanto il tre per cento dei tedeschi ha fiducia in George W. Bush. E quando i tedeschi sono tutti d'accordo, in genere... butta bene... martedì, 18 maggio 2004 Auguri!
Oggi Giovanni Paolo II compie 84 anni. I miei più sinceri auguri a una persona che ha fatto molto per il bene dell’Umanità cambiando il corso della Storia. 100 di questi giorni, infaticabile Guerriero della Fede!
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17:26 | commenti (2)
Civiltà superiore vs. civiltà inferiore: motivazioni culinarie Domenica sono andato a farmi uno squisito pranzo in un agriturismo sui colli. In attesa di gustarmi degli stupendi gnocchi fatti in casa col ragù e un frico eccezzionale, stavo sorseggiando un ottimo bicchiere di nero. Il titolare, un caro amico, mi propone di assaggiare quattro tochetti di formaggio e il salame di loro produzione: allevano anche dei maiali e li purcittano. Il formaggio era buono, ma quel salame... Era veramente divino! Ecco, credo che una civiltà che adora un dio rancoroso e battagliero, che in nome di questa fede vieta alle persone di godere di queste perle di bontà, abbia ancora molti passi da compiere nel cammino verso la civilizzazione. Grazie al cielo (e ad Aligi!) io quel salame l'ho potuto mangiare!!! PS per Orenove. Un giorno ti ci porto, giuro! posted by Masterofpuppets |
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venerdì, 14 maggio 2004 VERGOGNA!!!
Franco Abruzzo, Presidente del Soviet - mi fa specie chiamarlo Ordine - dei Giornalisti della Lombardia, ha presentato un esposto in Procura e ha preannunciato un provvedimento disciplinare contro Giuliano Ferrara, direttore de "Il Foglio", e Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti di "Libero". L'accusa è molto semplice: non essere schierati contro gli USA, la Gran Bretagna e l'Italia capitanata dal nano malefico Berlusconi. Infatti nei giorni scorsi sui due quotidiani sono state pubblicate immagini terribili, ma non quelle taroccate per accusare i soldati della coalizione di torturare i poveri iracheni. Le immagini erano tratte dal video della barbara decapitazione di Nick Berg. Ricordo che la vittima non era un "bieco mercenario" o un "milite torturatore". Era un pacifista che collaborava co un'associazione umanitaria, forse ingenuo, perchè credeva di poter andare in Irak a far del bene... Non si era reso conto che avrebbe perso la vita per colpa della feccia islamica che ha dichiarato guerra all'Occidente massacrando gli innocenti delle Torri Gemelle e del treno di Madrid. Non si è reso conto che gli iman continuano a predicare lo sterminio degli infedeli. E chi ha avuto il coraggio di pubblicare quelle foto non si è reso conto che il nemico della nostra Civiltà può contare su validissimi appoggi in casa nostra, pronti a condannare ogni infedele al verbo pseudopacifista, proprio come S. Rushdie era stato condannato a morte dagli invasati islamici per aver scitto "I Versetti Satanici". OCCIDENTE, SVEGLIA!!! posted by Masterofpuppets |
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giovedì, 13 maggio 2004 Politica e Cultura
Da oggi in edicola troviamo gli scritti politici di Giovanni Gentile nella raccolta “Politica e Cultura”. Sul grande filosofo italiano, uno dei pensatori più importanti del XIX e XX secolo, Gianfranco Morra ha scritto questi illuminanti passaggi.
“Perché Gentile divenne fascista? E perché volle morire insieme col fascismo? Tanti storici se le sono chiesti e hanno dato risposte diverse. Ma la risposta migliore la troviamo nei suoi scritti. Nei quali ci spiega, in maniera limpida e convincente, che cosa era per lui il fascismo e perché volle essere il filosofo del regime. Questi scritti, intitolati "Politica e cultura", vengono ora offerti da "Libero", in una raccolta che va dal 1925 al 1944: il ventennio del "camerata" Gentile, da quando raccolse in un manifesto le firme degli intellettuali che avevano aderito al fascismo sino alle ultime testimonianze negli anni della guerra civile, quando risponderà all'appello di Mussolini e inviterà gli italiani alla resistenza, ma anche alla moderazione e alla pacificazione. L'originalità di questa raccolta consiste nel panorama completo, che essa ci offre, dell'impegno di Gentile in quel campo dove più il fascismo era debole. Nato come movimento rivoluzionario in cui confluirono socialisti, repubblicani, anarchici, sindacalisti e nazionalisti, non aveva infatti ancora definito una sua cultura. Gentile fu in grado di dargliela, anche se era troppo filosofica per i descamisados alla Farinacci o alla Pavolini, che infatti lo considerarono sempre un nemico. Gentile non fece carriera col fascismo. Quando vi aderì, era già stato riconosciuto come una delle più alte personalità della cultura italiana. Fu nel maggio 1923 che Mussolini gli mando la tesserà del Partito. Gentile era entrato come ministro della Pubblica Istruzione nel governo formato da Mussolini dopo la Marcia su Roma, un governo di solidarietà nazionale che comprendeva uomini di ideologie diverse da quella fascista, anche popolari, come Giovanni Gronchi, e liberali, come appunto Gentile. Il quale nella lettera a Mussolini, del 31 maggio, ci dà la chiave per capire le ragioni per le quali accettò la tessera. Vedo nel fascismo, scrisse, la piena realizzazione del liberalismo della destra storica, di quella classe che ha fatto l'unità d'Italia. Non, dunque, il liberalismo opportunistico e compromissorio della sinistra e del Giolitti, ma quel liberalismo che nasce dalla tradizione filosofica italiana. Gentile, con la sua mentalità fortemente idealistica, è convinto che il fascismo realizzerà due opere appena iniziate: darà all'Italia una cultura nazionale, nel solco che da Giordano Bruno e Galilei giunge a Vico e Rosmini; e concluderà il risorgimento italiano facendo nascere un forte sentimento nazionale, come volevano Cuoco e Gioberti, Manzoni e Mazzini. Un fascismo, dunque, come liberalismo nazionale, diverso da quello individualistico e cosmopolitico tipico del Settecento italiano. Un "liberalismo" che Gentile, per il quale filosofia, morale, politica e religione sono una cosa sola nell'Atto, non esita a chiamare "totalitario": «Il fascismo è una fede, una intuizione totale della vita. Lo Stato fascista, in quanto organismo etico, nulla lascia fuori di sé, prende tutto l'uomo dalla culla alla morte». Ma come si può collocare il liberalismo nel totalitarismo («tutto nello, dallo e per lo Stato») senza distruggerlo? Negli scritti raccolti da "Libero" Gentile esprime la convinzione (in teoria auspicabile, ma difficile da realizzarsi) che individuo e Stato non sono due cose diverse, ma una sola. L'individuo è quello che è in quanto fa parte dello Stato-nazione, che gli attribuisce una identità, una lingua, una cultura, una religione. E lo stesso Stato non è fuori dell'individuo, ma dentro la sua coscienza, è uno stato "in interiore homine". La forte idealità del Gentile non gli ha consentito di prendere sul serio le difficoltà della sua concezione dello "Stato etico" e i pericoli non pochi che ne derivavano per le libertà dei cittadini. La vocazione di apostolo lo obbligava ad accettare o almeno a non contrastare le decisioni di Mussolini, alcune delle quali giustificò con la penna, non senza accenti retorici. E lo condusse a rimboccarsi le maniche per offrire al fascismo una piattaforma culturale di alto spessore: ecco la riforma scolastica del 1923, ispirata ai princìpi di un umanesimo elitario; ecco l'Istituto fascista di cultura, per far pensare anche gli squadristi; ecco l'Enciclopedia Treccani, italiana assai più che fascista, dato che vi accolse come collaboratori anche studiosi lontani e avversi al regime (enciclopedia dei Tre-cani la chiamavano i fascisti di sinistra); ecco la Normale di Pisa, aperta ai giovani più dotati; e tante altre iniziative. Così come aiutò non pochi ebrei, quando Mussolini volle le leggi razziali, ripugnanti e inaccettabili per l'idealista Gentile, dato che il loro fondamento era biologico. Errori ne avrà fatti anche lui. Ma ciò di cui non si può dubitare è l'alta idealità morale e la totale fede buona (non solo buona fede) di Gentile, che lo condusse a non tirarsi indietro di fronte a quelle minacce di morte che i dirigenti comunisti decretarono, che i gappisti fiorentini eseguirono, che Togliatti celebrò come «una delle più gloriose azioni dell'antifascismo» e che tutte le forze non comuniste della resistenza deplorarono. Gli ultimi scritti raccolti in "Politica e cultura" mostrano con tutta evidenza: primo, che Gentile non si illudeva, sapeva che la guerra era perduta e il fascismo finito; secondo, che aderì alla Repubblica Sociale Italiana per mantenere fede alla sua promessa; terzo, che cercò di impedire gli eccessi dei nazifascisti durante la sanguinosa guerra civile («colpire il meno possibile»); quarto, che invitò tutti gli italiani alla pacificazione. Ormai vicino ad una morte annunciata, Gentile continuò a servire il fascismo, o meglio l'Italia (così credeva) attraverso il fascismo. Nell'imminenza della fine egli rifiutò il "sofisma dei prudenti", l'attendismo opportunistico della stragrande maggioranza degli italiani, gli stessi che per anni avevano esaltato e osannato il Duce prima di appendere il Tiranno al distributore di benzina. Gentile invitava tutti gli italiani a guardare avanti, a quel giorno in cui sarebbe cominciata la ricostruzione. Una nazione non finisce quando perde una guerra, ma quando "muore la Patria": «Un popolo che serbi intatta la coscienza della propria dignità, che non smarrisca la nozione di quel che esso è, e dev'essere, potrà vedersi a un tratto oscurare il firmamento sopra di sè; ma a breve andare le stelle torneranno a brillare nel cielo; ed egli nella sua coscienza tranquilla saprà ritrovare la sua via. E i nemici continueranno a inchinarsi alla nazione che anche attraverso la sventura abbia dimostrato la sua natura immortale». Il Novecento è stato il secolo dei totalitarismi, di quelli realizzati come il comunismo e il nazionalsocialismo, e di quelli falliti come il fascismo, che totalitario voleva essere, ma per diverse ragioni non ci riuscì. Alla fine del secolo l'Europa e gran parte del mondo hanno scelto la via del mercato libero e della democrazia. Nessuno rimpiange più il fascismo, neppure coloro che a lungo sono stati neofascisti. Eppure questi scritti di Gentile possono ancora indicarci una strada. Filosofo di destra, può aiutarci a rifiutare una idea libertina della libertà, che produce egoismo e trionfo del più forte; a capire che anche la democrazia, se non vuole ridursi ad una tecnica scarsamente efficace di dominio, deve inserire la difesa dei diritti in un recupero dei doveri, senza i quali diritto significa privilegio e sopraffazione. Una democrazia, dunque, che non va rifiutata, ma riempita di quei valori ideali e di quella coscienza nazionale, senza i quali non può esistere una convivenza libera e giusta. Il Regime raccontato dai protagonisti, terzo volume Dopo i "Colloqui con Mussolini" di Emil Ludwig e la biografia "Dux" di Margherita Malfatti, "Libero" ripubblica, nella serie "Il fascismo raccontato dai suoi protagonisti", gli scritti su "Politica e cultura" di Giovanni Gentile. Nato a Castelvetrano nel 1875, Gentile fu professore di Filosofa a Palermo, Pisa e Roma. Insieme con Croce, voltò le spalle al positivismo e modernizzò la cultura italiana. Senatore e Ministro della pubblica istruzione, nel 1923 fece la riforma della scuola e aderì al fascismo, di cui divenne il filosofo più rappresentativo. Dotò l'Italia della migliore enciclopedia del mondo. Contrario ai Patti Lateranensi e alle leggi razziali, venne messo in disparte sino a quando Mussolini gli chiese di aderire alla Repubblica Sociale. Gentile accettò e firmò così la sua condanna a morte: il 15 aprile 1944 venne assassinato a Firenze da un commando di partigiani comunisti. Dopo i solenni funerali fu sepolto in Santa Croce.”
martedì, 11 maggio 2004 Grazie Oriana!
A due anni e mezzo di distanza da “La Rabbia e l’Orgoglio”, vero pugno nello stomaco a chi riteneva che la tragedia dell’11 settembre “gli sta bene, agli-americani-gli-sta-bene”, è uscito il nuovo libro di Oriana Fallaci, “La Forza della Ragione”. L’invettiva del 2001 voleva risvegliare le coscienze e rispondere duramente ad una certa scuola di pensiero antiamericana e antioccidentale. Oggi i giudizi taglienti in grado di far infuriare non sono scomparsi, sono anzi addirittura divenuti ancor più netti e senza repliche: "Ergo, la rabbia che oltre due anni fa mi squassava non s'è placata. Semmai si è raddoppiata. L'orgoglio che oltre due anni fa m'irrigidiva non s'è affievolito. Semmai s'è approfondito. E quando un Fra' Accursio mi chiede se in ciò che scrissi allora v'è qualcosa di cui mi pento, qualcosa cui vorrei abiurare, rispondo: Al contrario. Io mi pento soltanto d'aver detto meno di quanto avrei dovuto, e d'aver chiamato cicale coloro che oggi chiamo collaborazionisti. Cioè traditori". I nomi e cognomi dei personaggi apertamente accusati di lassismo, ignoranza, miopia, vigliaccheria, opportunismo, slealtà sono scritti a chiare lettere. Le convinzioni di un futuro sempre più tetro per l'Occidente ormai, a suo dire, colonizzato dall'Islam (al punto che sarebbe più opportuno sostituire il nome di Europa con quello di Eurabia) sono espresse con ancor maggior forza e preoccupazione. Se dal punto di vista dei giudizi storici sul passato della nostra Patria ho trovato diversi punti su cui non posso che dissentire, l’analisi complessiva del presente e la sua collocazione nel continuum storico mi trova perfettamente d’accordo. E, ancora una volta, il rogo che le verrà preparato non mi vedrà plaudente spettatore, ma difensore della forza della ragione! posted by Masterofpuppets |
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giovedì, 06 maggio 2004 DVX
"...Romano nell'anima e nel volto, Benito Mussolini è una resurrezione del puro tipo italico, che torna ad affiorare oltre i secoli..." Dopo "Colloqui con Mussolini" di Emil Ludwig, è in edicola "Dux", di Margherita Sarfatti. Pubblicato nel 1925 e presto tradotto in varie lingue, "Dux" è la prima biografia di Mussolini. Il libro ripercorre in modo appassionato tutta la vita del Duce e ne rende un'immagine famigliare, a partire dalla formazione e dalle prime esperienze di lavoro fino alle varie tappe che portano Mussolini al potere. Dati storici, informazioni ma anche e soprattutto l'analisi psicologica del suo carattere. Buona lettura! posted by Masterofpuppets |
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mercoledì, 05 maggio 2004 Crimini sovietici Quando si parla degli orrori dell'ultima guerra mondiale, viene spontaneo il riferimento all'Olocausto, ai lager di Auschwitz, di Dakau o di Treblinka, alle atrocità di cui si resero responsabili i nazisti. I tedeschi, però, non furono solo oppressori, furono anche oppressi. Vecchi, donne, bambini: milioni di innocenti, durante l'ultima fase del conflitto, di fronte alla rapida e brutale avanzata delle truppe sovietiche e ai bombardamenti anglo-americani, furono costretti a lasciare le loro case in cerca di salvezza. L'esodo in massa si trasformò in una tragedia di dimensioni apocalittiche. Questa sanguinosa pagina volutamente dimenticata , anzi censurata, è ora rievocata dallo storico e giornalista tedesco Guido Knopp, già autore di opere come "Complici ed esecutori di Hitler" "Figli di Hitler" e "Olocausto", in un nuovo libro, "Tedeschi in fuga" (Corbaccio), scritto nella convinzione che «bisogna sempre avere il coraggio di ricordare». Lo spaventoso esodo delle popolazioni tedesche ebbe per teatro le regioni orientali della Germania e iniziò il 20 agosto del 1944, quando le prime pattuglie dell'Armata Rossa superarono, a est di Schillfelde, il fiume Scheschuppe che segnava il confine con la Polonia, portando la guerra nella Prussia Orientale. Complessivamente, le persone costrette a lasciare le loro case e ogni loro avere furono tredici milioni; due milioni le vittime, uccise dal gelo, dalle sofferenze, dalle privazioni, dalla ferocia dei sovietici. Le truppe dell'Armata rossa, scrive Knopp, «avevano seguito a ritroso, da Stalingrado fino al confine tedesco, le crudeli tracce lasciate dalla campagna di annientamento attuata da Hitler. E adesso attraversarono, rubando e uccidendo, le città e i villaggi tedeschi. Le immagini di quei giorni sono difficili da descrivere. Convogli di profughi travolti e schiacciati dai carri armati lungo le strade, uomini assassinati, donne violentate, bambini uccisi, neonati morti congelati: coloro che videro e sopravvissero non dimenticheranno mai quei momenti». È importante sottolineare che l'ira dei vincitori si sfogò su persone indifese. L'Armata Rossa iniziò la sua offensiva d'estate, il 22 giugno 1944, avventandosi sulle linee tedesche del fronte orientale. L'esito era scontato, data la sproporzione delle forze in campo: 38 divisioni della Wehrmacht, 500 mila uomini, contro 160 divisioni dell'Armata Rossa, forti di due milioni e 200 mila soldati appoggiati da oltre 6 mila aerei. In sole sei settimane, annientate 25 divisioni avversarie, le truppe sovietiche raggiunsero i confini della Prussia orientale. Il 16 ottobre 1944 i russi superarono il confine, nei primi villaggi sorpresero molti abitanti ancora nelle loro case, assassinandoli brutalmente. Racconta una sopravvissuta del villaggio di Nemmerdorf, Gerda Meczulat, che allora aveva sette anni e si era nascosta con i genitori e altri abitanti in una galleria. «Nel tardo pomeriggio, quando la Luftwaffe tedesca attaccò a sua volta il villaggio per scacciare i nemici, anche i soldati dell'Armata Rossa dovettero cercare un riparo, e alcuni penetrarono nei bunker antiaerei. Lì per lì i sovietici non ci tolsero un capello. Alcuni si misero addirittura a giocare coi bambini». A sera, la svolta fatale. Si presentò nel rifugio un ufficiale che ebbe coi soldati un vivace scambio di battute. Infine ordinò ai civili di uscire dal riparo. «L'ufficiale», racconta ancora Gerda «si fermò fuori dall'ingresso e poi non sentii altro che le sue continue intimazioni: "Pasciol! Pasciol!" Quando uscimmo, i pendii che affiancavano l'accesso alla galleria erano pieni di russi armati di mitra. Sentii le raffiche e poi soltanto i rantoli degli uccisi» Gerda, che a causa di una paralisi infantile zoppicava, uscì per ultima, incespicò e cadde a terra. L'ufficiale russo le si avvicinò, le poggiò la canna della pistola sulla testa e sparò. La pallottola le fracassò la mascella, e fuoriuscì all'altezza di uno zigomo. Miracolosamente lei sopravvisse: e fu l'unica. A Nemmerdorf i sovietici fecero terra bruciata: la propaganda nazista parlò poi anche di «donne inchiodate nude sulle porte dei fienili». Il 20 novembre dello stesso anno, Hitler lasciò la sua «tana del lupo», il quartiere generale che si era fatto costruire nella fo resta di Rastenburg, proprio nella Prussia orientale. Quando il 12 gennaio dell'anno successivo le truppe sovietiche ripresero l'avanzata chiudendo la regione in una morsa, due milioni e mezzo di persone si trovarono in trappola. Avevano una sola possibilità per tentare di salvarsi: raggiungere il mar Baltico e cercare di salire su una qualsiasi imbarcazione. Ma a separarli dal mare c'era una grande laguna ghiacciata. A piedi, su slitte o carri trainati da cavalli, i profughi si allinearono in file sterminate, mentre la colonnina di mercurio era a 25 sottozero. «Il freddo terribile», scrive Knopp «provocò subito le prime vittime. Bastarono poche ore dopo la partenza perché la gente si ritrovasse intirizzita e disperata. Il freddo gelido costituiva un pericolo micidiale soprattutto per i vecchi e per i bambini. Non sufficientemente coperti, indeboliti dalle fatiche dell'esodo e dalla mancanza di cibo, i più piccoli furono i primi a morire: lattanti congelati fra le braccia delle madri che li tenevano disperatamente premuti contro i loro corpi nel tentativo di ceder loro un poco di calore. Una volta bagnati i pannolini, ed esaurita la disponibilità di altri asciutti, i più piccoli non avevano più quasi speranza di sopravvivere. Una traccia di orrore si impresse lungo tutte le strade della Prussia orientale: carrozzine e culle con corpicini senza vita, congelati; piccoli bambini morti, avvolti in stracci, che sembravano essere stati piantati nei cumuli di neve dai quali emergevano. Non c'era tempo per seppellirli. Sarebbe stato del resto impossibile scavare buche nel terreno gelato». «Le tracce dell'orrore», aggiunge Knopp «si impressero su tutto l'oriente tedesco. A più riprese i convogli furono attaccati da aerei in picchiata o schiacciati dai carri armati sovietici». Sulla laguna talvolta il ghiaccio, anche a causa delle bombe, non era sufficientemente spesso per sostenere il peso di quel fiume di persone, carri e animali. Molti i profughi che all'improvviso scomparivano nel nulla. I pochi che raggiunsero i porti di Swinemünde, Danzica o Pillau e riuscirono a salire su una delle navi sovraffollate che quotidianamente salpavano alla volta dell'occidente, si credettero in salvo. In molti casi, invece, l'odissea di quella povera gente non era finita. Fra le più tristi storie di quei drammatici giorni non si può infatti dimenticare l'affondamento nel Baltico della nave Wilhelm Gustloff che, nata per trasportare duemila persone, era salpata dal porto di Gotenhafen il 30 gennaio 1945 con a bordo diecimila profughi. Presa di mira da un sottomarino sovietico, la Gustloff fu colpita da tre siluri durante la notte e colò a picco dopo un'ora di agonia, trascinandosi nell'abisso la stragrande maggioranza dei passeggeri. Molti di quanti riuscirono a gettarsi in acqua non ebbero sorte migliore, dato che la temperatura era di 18 gradi sotto zero. «Quelli che uscirono vivi dal disastro», scrive Knopp «ricordano soprattutto gli innumerevoli bambini sballottati dalla onde, piangenti oppure muti di terrore, se non già morti». Una superstite, Ursula Resas, racconta: «Non potrò mai dimenticare quelle terribili scene. Tanti di quei poveri bambini erano così piccoli che avevano ancora la testa più pesante delle gambe e dei piedini. Quelli con il giubbotto di salvataggio avevano perciò, per lo più, la testa sottacqua e i piedi che ne spuntavano fuori». Dei diecimila profughi se ne salvarono solo un migliaio. «Novemila persone ci rimisero la vita», scrive Knopp «oltre la metà dei quali erano bambini. Fu, per il numero delle vittime, la maggiore catastrofe della storia della navigazione». In Pomerania, nella Slesia, in Cecoslovacchia: come abbiamo già accennato, le vittime dello spaventoso esodo furono complessivamente almeno due milioni, senza contare quelle che si sarebbero poi avute fra gli oltre 530 mila tedeschi rastrellati dall'Armata Rossa nelle ultime settimane di guerra e deportati in Unione Sovietica per essere destinati ai lavori forzati.
Riduzione da "Libero" del 05/05/04
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martedì, 04 maggio 2004 Intervallo musicale Finalmente ci siamo: è uscita l'ultima fatica discogrfica dei Black Label Society! Per chi non sapesse chi siano i BLS, dirò che si tratta del gruppo-da-divertimento di Zakk Wylde, da più di sedici anni funambolico chitarrista "meat-and-potatoes" di Ozzy Osbourne, former dei Black Sabbath. L'album si chiama "Hangover Music vol. VI": se sentito nelle "condizioni" indicate dal titolo rende anche di più! Imperdibile per chi ama i Sabbath o il southern rock degli Allman bros. e soprattutto dei Lynyrd Skynyrd. lunedì, 03 maggio 2004 Un campione dentro e fuori dal campo
Pat Tillman era un grande campione del football americano, una sorta di Totti degli USA. Mentre "er bambinone de' noiantri" stava meditando se accettare i milioni di euro della "maggica" Roma o quelli del Real Madrid, Pat Tillman aveva deciso di rinunciare a 3,6 milioni di dollari offerti per continuare l'attività professionistica e di indossare un'altra divisa, quella degli American Rangers. E di combattere per la propria Patria. E alla propria Patria ha donato quanto di più prezioso aveva: la propria vita. Grazie Pat! Sei stato un campione nello sport, ma soprattutto sei stato un campione nella vita! posted by Masterofpuppets |
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