"Le radici profonde non gelano"


mercoledì, 30 giugno 2004
 

“Padova, are you alive? How do you feel to be alive?”

 

 

Forse Padova non è mai stata viva come ieri sera, quando i Four Horsemen hanno ripercorso in una cavalcata di oltre due ore e venti la loro carriera musicale. Dopo l’apertura dei Lost Prophets (bravetti, ma penalizzati da un’amplificazione decisamente modesta) e la follia dei Slipknot (impressionante vedere tutto il "prato" ribollire in un colossale pogo), le note di “Extasy of Gold” di Morricone hanno introdotto l’evento che tutti attendevano da ore. In uno stadio che si era improvvisamente riempito (dai quindicimila scarsi dell'inizio si è passti a oltre trentacinquemila spettatori durante il set dei Metallica), James Hetfield attacca il riff di “Blackened”. Ed è il tripudio! Il pubblico scatta in piedi, decine di migliaia di braccia all’unisono si levano in cielo, tutto lo stadio in coro canta con James. E lo farà per tutta la durata del concerto. “Gimme an F, gimme an I, gimme an R, gimme an E: what it stands for?”. E attacca “Fuel”, a cui segue immediatamente “Sad but True”.

 

Kirk Hammett, Bild: WDRL’hanno fatto capire sin dall’inizio: non sono venuti semplicemente a guadagnarsi la “pagnotta” milionaria, i Metallica vogliono prima di tutto divertire e divertirsi! Il concerto è diretto, asciutto, senza fronzoli, senza pause. Le parti solistiche, in cui far valere la propria perizia musicale, sono ridotte al minimo. Un breve ma eccellente guitar doodle di Kirk (“Say hallo to my friend Krk!”, introduce James) e subito si riparte con “Welcome Home (Sanitarium)” e il primo dei pezzi tratti dall’ultimo album, “Frantic”. Le nuove composizioni dal vivo hanno mutato pelle rispetto a quanto sentito sul CD, diventano delle trascinanti cavalcate in cui non c’è spazio per ridondanti virtuosismi. I ‘Tallica coinvolgono con abile maestria il pubblico, lanciano cori, lo rendono partecipe con salve di “Yeah!” nell’introduzione ritmica delle canzoni, lo accompagnano mentre diventa protagonista cantando al posto di James. E la folla risponde alla grande! Dal “Black Album” arriva poi “Holier than Thou”, mai suonata prima dal vivo, quindi la più recente “The Memory Remains”, con i Four Horsemen” che scandiscono il tempo al pubblico che conclude il pezzo in coro.

 

Rob Trujillo, Bild: WDRC’è quindi un breve spazio per il funambolico Robert Trujillo, la new entry che ha sostituito Jason Newsted al basso, e che non lo fa rimpiangere. “Hi, il mio nome è Roberto!”, saluta il pubblico e si lancia in uno splendido solo, che esalta la sua grande abilità musicale, corredata da una tecnica di tutto rispetto. Un grande acquisto per i Metallica, forse l’uomo giusto al posto giusto, che ha saputo rivitalizzare il gruppo, inserendosi alla perfezione nella collaudatissima trama ritmica di James e Lars. Lo si nota anche e soprattutto nei pezzi storici - “Creepin’ Death”, “Battery” e le splendide esecuzioni di “Master of Puppets” (thank you, guys!) e “One” (introdotta da un dialogo tratto da “Full Metal Jacket” di Kubrik: “This gun is my gun…"). Dal progetto musicale “S&M”, realizzato in collaborazione con la San Francisco Symphony Orchestra, arriva “No Leaf Clover”, ancora dal “Black Album” poi una trascinante “Wherever I May Roam” (“John Bonham sarebbe fiero della mia parte alla batteria”, aveva – a ragione - dichiarato ai tempi Lars…), a cui segue un altro guitar doodle in cui Kirk esalta le sua versatilità suonando pezzi da chitarra classica. Per poi partire con l’arpeggio di “Nothing Else Matters”.

 

James Hetfield, Bild: WDRLo stadio si trasforma in un cielo stellato, dove migliaia di fiammelle si accendono qua e là. L’atmosfera è fiabesca e i Metallica ricambiano il calore del pubblico con una splendida performance. La canzone si chiude con l’assolo di James, che si diverte e diverte i fans giocando col feedback della sua ESP. E’ decisamente un uomo rinato, dopo la dura battaglia lunga un anno che l’ha visto sconfiggere il demonio dell’alcool, dopo che aveva rischiato di perdere in un bicchiere i Metallica, il successo, la famiglia stessa. E quando a metà concerto la sua bambina lo raggiunge sul palco e lui la prende in braccio dandole un affettuoso bacio paterno, e dice ai fans, visibilmente commosso ma pieno di orgoglio, “She is my daughter”, il pubblico lo gratifica in coro: “James! James! James!”. E’ decisamente lui l’eroe della serata, il front man tutto d’un pezzo che ha avuto la forza di rimettersi in piedi quand’era caduto, guidato da una sana e pura Santa Rabbia, la stessa a cui ha voluto dedicare l’ultimo album e la sua title track (“St. Anger”), eseguita con maestria e forza (“We want some anger from you, tonite!”). La stessa Santa Rabbia che ha animato l'intera performance dei quattro di Frisco. E James gigioneggia ancora col pubblico nell’introduzione di una scatenata “Enter Sandman”, accennando le note del riff iniziale, facendo inquadrare dalla regia il plettro col logo dei Metallica.

 

Lars Ullrich, Bild: WDRFinita l’esecuzione, è il tempo dei bis. Non scendono dal palco, non vogliono interrompere la tensione dello show, chiedono al pubblico cosa desidera sentire ("What do you want to hear, men?", chiede comeuna sorta di juke box umano l'infaticabile James), si riuniscono al centro e decidono di regalare due perle dal primo album, “Kill’Em All”. James stupisce di nuovo tutti, canta “Metal Militia”, raggiungendo la stessa estensione vocale di quando era un pischello di vent’anni. Poi è il turno di “Seek and Destroy”. “We are scanning the scene/In Padova tonight/We are lookinìg to you/To start up a fight”, e il publico esplode in un boato! Dopo oltre due ore di energia allo stato puro, i Four Hoseman salutano i loro fans, lanciando loro i plettri, le bacchette, regalando applausi a coloro che per una sera si sono sentiti partecipi in prima persona di un’esperienza musicale ormai diventata leggenda, ma che anche in futuro saprà certamente dire ancora molte cose!

 

 

"The show is through, the metal's gone, it's time to hit the road
Another town, another gig, again we will explode
Hotel rooms and motorways, life out here is raw
But we'll never stop, we'll never quit, 'cause we're Metallica!"

 

("Whiplash", from "Kill 'em All" - 1983)

 

Si rientra a casa, dunque. On the road again. Ed è subito dura realtà. Già infastiditi da un’organizzazione pessima (al comprensibile divieto di vendita di alcoolici, si è unito un vero e proprio taglieggio per quanto concerne il prezzo delle lattine di bibite: 5 euro!), ci siamo trovati di fronte a lunghe code sulla tangenziale di Mestre. Alla fine, rientrati in città, stanchi ma felici, di fronte a un paio di birre il Ciuffo ed io abbiamo tirato le quattro confrontando le nostre impressioni sul concerto, sull'incredibile performance dei Metallica. Con ancora negli occhi, nelle orcchie e nella mente le tracce di una serata indimenticabile!

 

Note: la registrazione ufficiale del concerto potrà essere prossimamente scaricata qui. I chitarristi con contopalle invece vadano qui.






posted by Masterofpuppets | 18:34 | commenti (18)


lunedì, 28 giugno 2004
 

Avviso ai naviganti: sospensione delle trasmissioni.

La spett.le Direzione (cioè: io!) comunica che, causa concerto dei Metallica che si terrà domani sera in quel di Padova, il presente blog subirà da questo momento una temporanea sospensione delle trasmissioni. La spett.le Direzione (cioè: io!) si trasferirà in compagnia del proprio Angelo Custode (Piastra) e del proprio Pusher Alcoolico (Ciuffo) sul luogo del reato (disturbo alla quiete pubblica e oltraggio al comune senso del pudore). Per l'occasione gli anfibi sono già stati lucidati, il chiodo è già stato tirato fuori dall'armadio insieme ai jeans e la T-shirt del tour di "Justice". Appena la spett.le Direzione (cioè: io!) avrà riacquistato appieno le proprie facoltà psico-fisiche, verrà pubblicato ampio resoconto del concerto e della giornata (almeno fino al momento in cui saranno stati mantenuti livelli accettabili di sobrietà...).

Nel frattempo, eccovi il testo di "Whiplash", tratto da "Kill 'em All" del 1983, cavallo da battaglia delle live performances dei Four Horsemen. In questi giorni vi ho voluto render partecipi di alcune delle canzoni dei Metallica che mi stanno più a cuore, senza la pretesa di essere esauriente (visto che la loro discografia è basata su dieci album in studio e due live), ma con la certezza di essere assolutamente di parte come solo un fan sfegatato può esserlo! Il mio consiglio spassionato rimane questo: ascoltateli, senza pregiudizi. Probabilmente al prossimo concerto ci sarete anche voi! YEHEAAAAAHHH!!!

WHIPLASH (Words and Music by James Hetfield and Lars Ulrich)

Late at night, all systems go, you've come to see the show
We do our best, you're the rest, you make it real, you know

There is a feeling deep inside that drives you fucking mad
A feeling of a hammerhead, you need it oh so bad

Adrenaline starts to flow
You're thrashing all around
Acting like a maniac
Whiplash

Bang your head against the stage like you never did before
Make it ring, make it bleed, make it really sore

In a frenzied madness with your leather and your spikes
Heads are bobbing all around, it's hot as hell tonight

Adrenaline starts to flow
You're thrashing all around
Acting like a maniac
Whiplash

Here onstage the Marshall noise is piercing through your ears
It kicks your ass, kicks your face, exploding feeling nears


Now's the time to let it rip, to let it fucking loose
We're gathered here to be with you 'cause this is what we choose

Adrenaline starts to flow
You're thrashing all around
Acting like a maniac
Whiplash

The show is through, the metal's gone, it's time to hit the road
Another town, another gig, again we will explode

Hotel rooms and motorways, life out here is raw
But we'll never stop, we'll never quit, 'cause YOU'RE Metallica

Adrenaline starts to flow
You're thrashing all around
Acting like a maniac

Guitar tab.















































posted by Masterofpuppets | 18:31 | commenti (2)
 

Per chi non vuol dimenticare.

Sabato pomeriggio mi stavo rilassando sfogliando 'Libero'. Nelle pagine della cultura mi sono imbattuto nella recensione di "Io non scordo" di Gabriele Marconi, romanzo-culto dell'underground italiano. Già edito alcuni anni fa dalla casa editrice romana di destra (Settimo Sigillo), è stato recentemente ripubblicato dai tipi della Fazi Editore, proposto al vasto pubblico in una nuova versione completamente rivista dall'autore.
Un ex latitante di destra, scappato a Londra dove si è rifugiato diventando un punk che si confonde tra la massa urbana "alternativa", torna in Italia, ai giorni d'oggi e, mentre è inseguito da alcuni poliziotti nella metropolitana di Roma, si ritrova nel sottosuolo e sbuca per caso in una stanza misteriosa che contiene l'archivio segreto dei servizi deviati italiani dal dopoguerra a oggi. Una volta uscito, si rimette in contatto con i vecchi amici, i camerati di quando era poco più che un ragazzino, e insieme decidono di vederci chiaro nella vicenda e organizzano una spedizione con la non troppo segreta volontà di trovare lì il faldone dedicato alla strage di Bologna, fino a oggi accreditata al terrorismo nero… Marconi conduce il lettore in un racconto avvincente e mozzafiato, ricco di continui spostamenti temporali, tra flashback delle vicende di un piccolo gruppo di amici di allora e il resoconto dell'avventura degli stessi oggi alle prese con i ricordi di un passato che non c'è più e con un'ultima incredibile "impresa". Definito da Pietrangelo Buttafuoco «uno splendido action-movie in forma di romanzo sui ribelli della generazione del '78», "Io non scordo" non è solo uno straordinario racconto degli anni di piombo da una prospettiva completamente nuova e sorprendente, ma anche, e forse soprattutto, un bellissimo e toccante romanzo di formazione e un vero e proprio inno ai valori più profondi dell'amicizia.

Finita la lettura dell'articolo, ho voluto risentire una vecchia cassetta di "musica alternativa", una di quelle cassette frutto della militanza giovanile, passata di mano in mano, di duplicazione in duplicazione. Ho ascoltato "Generazione '78" di Francesco Marcinelli, e non sono riuscito a trattenere le mie emozioni sentendo le storie di quei ragazzi, di quei camerati, mentre un sussulto di nostalgia e di rabbia mi pervadeva, conscio di essere troppo giovane per aver potuto indossare uno di quei fazzoletti neri e ormai troppo vecchio per pensare ancora di poterlo fare...

GENERAZIONE 78

E ti svegli una mattina e ti chiedi cosa è stato
rigettare i tuoi pensieri sulle cose del passato
prendi un fazzoletto nero che conservi in un cassetto
cominciare tutto un giorno, forse un giorno maledetto
frequentando certa gente di sicuro differente
e un battesimo di rito con il fiato stretto in gola
quando già finiva a pugni sui portoni della scuola
e inciampare in un destino che già ti cresceva dentro da bambino
ed un ciondolo d'argento che ti tieni intorno al collo
odio e amore per cercare di capire una logica ideale
una logica ideale in cui ciecamente credi
e tua madre piange sola e ti osserva dietro i vetri
perchè sa che non perdona questa guerra
perchè sa che non ha pace la sua terra.

Un partito vecchia storia, un' eredità che scotta
nell'ambiguità di sempre come un senso di sconfitta
e ignorare circostanze giochi assurdi di potere
che ne sai di quel passato di nostalgiche illusioni
di un confronto che da sempre si è attuato coi bastoni
e sentirsi vivere dentro a vent'anni all'occasione
per cercare di dare un senso alla tua Rivoluzione
poi una sera di gennaio resta fissa nei pensieri
troppo sangue sparso sopra i marciapiedi
e la tua disperazione scagliò al vento le bandiere
gonfiò l'aria di vendetta senza lutto nè preghiere
su quei passi da gigante per un attimo esitare
scaricando poi la rabbia nelle auto lungo il viale
fra le lacrime ed i vortici di fumo
da quei giorni la promessa di restare tutti figli di nessuno.

Pochi giorni di prigione ti rischiarano la vista
dimmi, come ci si sente con un'ombra da estremista
cosa provi nelle farse di avvocati e tribunali
ed Alberto che è finito dentro l'occhio di un mirino
la Democrazia mandante un agente è l'assassino
e Francesco che è volato sull'asfalto di un cortile
con le chiavi strette in mano strano modo per morire
e bracci tesi ai funerali ed un coro contro il vento
oggi è morto un Camerata ne rinascono altri cento
e il silenzio di un'accusa che rimbalza su ogni muro
questa volta pagheranno te lo giuro
poi la sfida delle piazze ed i sassi nelle mani
caroselli di sirene echi sempre più lontani
quelle bare non ancora vendicate
le ferite quasi mai rimarginate.

Ma poi il vento soffiò forte ti donò quell'occasione
di combattere il Sistema in un'altra posizione
tra la fine del Marxismo e i riflussi del momento
costruire il movimento tra le angosce dei quartieri
ed un popolo una lotta chiodo fisso nei pensieri
e generazioni nuove in cui tu credevi tanto
poi quel botto alla stazione che cancella tutto quanto
e al segnale stabilito si dà il via alla grande caccia
i fucili che ora puntano alla faccia
le retate in grande stile dentro all'occhio del ciclone
tra le spire della "santa inquisizione"
poi le tappe di una crisi di una storia consumata
di chi trova la sua morte armi in pugno nella strada
di chi viene suicidato in una stanza di chi scappa
di chi chiude nei cassetti anche l'ultima speranza.

E ti svegli una mattina sulle labbra una canzone
e l'immagine si perde sulla tua generazione
quei ragazzi un pò ribelli un pò guerrieri
che hanno chiuso nei cassetti e dentro ai cuori tanti fazzoletti neri.




































































posted by Masterofpuppets | 10:03 | commenti (4)


venerdì, 25 giugno 2004
 

Tripudio Tricolore a Trieste!

Quest'anno ricorre il 50° anniversario del ritorno di Trieste all'Italia. Venerdì ero nella città giuliana per lavoro ed è stato bello ammirare gli splendidi palazzi ornati da decine di bandiere Tricolori. Dall'estremità del Molo Audace, piazza Unità d'Italia, in un'incantevole giornata di sole, offre alla vista uno spettacolo unico... Se passate in zona nei prossimi mesi, approfittatene e fate un salto a Trieste: non vi pentirete!!!

posted by Masterofpuppets | 18:09 | commenti (10)
 

Il Boss non canterà contro Bush.

Ennesima delusione per le olivelle di casa nostra, che ancora non hanno digerito l'amaro calice bevuto in occasione delle recenti Elezioni europee. Da mesi, i nostri prodi sinistroidi (chi capisce questa avrà in omaggio un simpatico gadget) sono diventati degli ultras (peraltro non richiesti) di John Kerry, candidato democratico alla Presidenza USA, in nome del loro antiamericanismo genetico travestito per l'occasione in odio nei confronti di Bush Jr., l'"amichetto del Berluska". D'altro canto Bruce Springsteen non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per i Democratici, diventando così anch'egli un'icona per le nostre olivelle. Forti delle loro granitiche certezze, per cui pur di abbattere l'odiato nemico hanno candidato alle europee anche nani e ballerine, ora i sinistri di casa nostra sono stati spiazzati dalle dichiarazioni del Boss, che ha deciso di non mettere la sua arte nè al servizio dei Democratici, nè dei Repubblicani. Decisione dura da capire e da accettare per chi è abituato a trasformare gli artisti in promoters elettorali e i concerti in comizi (vedi alla voce "1° Maggio"...)!!!

Born in the U.S.A.

posted by Masterofpuppets | 17:09 | commenti (7)
 

"'Tallica's here for only one reason...

... and you know what it is: to kick your fuckin' asses, babies. Do you want heavy?" Con questa presentazione da educanda, James Hetfield è solito introdurre in concerto "Sad but True", tratto dal cosiddetto "Black Alum". Con quest'opera, nel 1991 i Metallica ottengono la definitiva consacrazione, diventando il vero punto di riferimento di tutta la musica 'dura'. Suoni diretti, canzoni più brevi, assoli di chitarra meno elaborati e una grande performance di James alla voce fanno da contraltare al precedente lavoro, "...and Justice for All". I Four Horsemen diventano così millions sellers, ma non perdono le qualità che li hanno fatti diventare i beniamini dei loro fans. L'abum, il primo del gruppo prodotto da Bob Rock, contiene altre perle: "Enter Sandman", "The Unforgiven", "Wherever I may roam" e la struggente "Nothing Else Matters", con cui i Metallica sono stati conosciuti anche da chi non ama l'Heavy Metal. "Sad but True", con un testo diretto e crudo, i due assoli brevi ma intensi di Hammet, la batteria di Ulrich che detta le pause e le riprese al resto del gruppo, è diventata a pieno titolo uno dei pezzi forti delle live performances dei quattro Signori dell'Heavy.

(Tour del "Black Album": sfiniti dopo le consuete tre ore di concerto...)

SAD BUT TRUE (Words and Music by James Hetfield and Lars Ulrich)

Hey
I'm your life
I'm the one who takes you there
Hey
I'm your life
I'm the one who cares
They
They betray
I'm your only true friend now
They
They'll betray
I'm forever there

I'm your dream, make you real
I'm your eyes when you must steal
I'm your pain when you can't feel
Sad but true

I'm your dream, mind astray
I'm your eyes while you're away
I'm your pain while you repay
You know it's sad but true

You
You're my mask
You're my cover, my shelter
You
You're my mask
You're the one who's blamed
Do
Do my work
Do my dirty work, scapegoat
Do
Do my deeds
For you're the one who's shamed

I'm your dream, make you real
I'm your eyes when you must steal
I'm your pain when you can't feel
Sad but true

I'm your dream, mind astray
I'm your eyes while you're away
I'm your pain while you repay
You know it's sad but true

I'm your dream
I'm your eyes
I'm your pain
You know it's sad but true

Hate
I'm your hate
I'm your hate when you want love
Pay
Pay the price
Pay, for nothing's fair
Hey
I'm your life
I'm the one who took you here
Hey
I'm your life
And I no longer care

I'm your dream, make you real
I'm your eyes when you must steal
I'm your pain when you can't feel
Sad but true

I'm your truth, telling lies
I'm your reasoned alibis
I'm inside, open your eyes
I'm you

Sad but true

Only for big balls guitarists!














































































posted by Masterofpuppets | 12:57 | commenti (21)


giovedì, 24 giugno 2004
 

Dedicata a me!

Dall'omonimo album del 1986, ecco "Master of Puppets" dei Metallica. Il testo parla della gravissima piaga rappresentata dalla droga, ovviamente in maniera negativa. Le musiche sono epiche, alternando momenti di 'forte' e 'piano'. Ritmiche tirate, arpeggi, melodie e assoli al fulmicotone si intrecciano in uno dei pezzi fondamentali dei Quattro Cavalieri. L'album rappresenta la definitiva consacrazione dei Metallica, grazie anche a pezzi quali "Battery" e "Damage Inc.", alla suite "Orion" e al lirismo di "Welcome Home (Sanitarium)", che ripercorre le strutture ritmiche di "Fade to Black". Quando ascoltai per la prima volta il CD non andai oltre la prima canzone ("Battery"): ritenevo impossibile che il resto dell'album potesse raggiungere gli stessi livelli artistici: mi sbagliavo, e di brutto! Grande album, fondamentale per chi ama i Metallica e il Trash Metal!

(Ai tempi di "Master of Puppets", con il compianto Cliff Burton al basso...)

MASTER OF PUPPETS (Words and Music by James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett and Cliff Burton)

End of passion play, crumbling away
I'm your source of self-destruction
Veins that pump with fear, sucking darkest clear
Leading on your death's construction

Taste me, you will see
More is all you need
You're dedicated to
How I'm killing you

Come crawling faster
Obey your master
Your life burns faster
Obey your master
Master

Master of puppets, I'm pulling your strings
Twisting your mind and smashing your dreams
Blinded by me, you can't see a thing
Just call my name, 'cause I'll hear you scream
Master
Master
Just call my name, 'cause I'll hear you scream
Master
Master

Needlework the way, never you betray
Life of death becoming clearer
Pain monopoly, ritual misery
Chop your breakfast on a mirror

Taste me you will see
More is all you need
You're dedicated to
How I'm killing you

Come crawling faster
Obey your master
Your life burns faster
Obey your master
Master

Master of puppets, I'm pulling your strings
Twisting your mind and smashing your dreams
Blinded by me, you can't see a thing
Just call my name, 'cause I'll hear you scream
Master
Master
Just call my name, 'cause I'll hear you scream
Master
Master

Master, master
Where's the dreams that I've been after?
Master, master
You promised only lies
Laughter, laughter
All I hear and see is laughter
Laughter, laughter
Laughing at my cries
Fix me

Hell is worth all that, natural habitat
Just a rhyme without a reason
Never-ending maze, drift on numbered days
Now your life is out of season

I will occupy
I will help you die
I will run through you
Now I rule you, too


Come crawling faster
Obey your master
Your life burns faster
Obey your master
Master

Master of puppets, I'm pulling your strings
Twisting your mind and smashing your dreams
Blinded by me, you can't see a thing
Just call my name, 'cause I'll hear you scream
Master
Master
Just call my name, 'cause I'll hear you scream
Master
Master

Guitar Tab: rhythm & solo - melody.


























































































posted by Masterofpuppets | 11:37 | commenti (16)


mercoledì, 23 giugno 2004
 

Questa non la suoneranno...

"...and Justice for All" è, al di là della retorica, una pietra miliare dell'heavy. Se "Reign in Blood" degli Slayer era diventato l'album di riferimento di questo genere musicale, nel 1988 con "Justice" i Metallica realizzano il sogno di ogni artista: l'Album Perfetto. Non c'è una nota fuori posto, non una nota in più o in meno, una nota da cambiare. L'album è un monolite, che racchiude l'energia tipica di questa musica in un'esecuzione perfetta, senza sbavature, in partiture complesse e ritmiche impossibili. La spontaneità del genere heavy viene fusa con una razionalità compositiva che molto si avvicina alla musica classica. Esemplari in questo senso l'introduzione di "Blackened", che apre l'album con una sovraincisione di ben quattro chitarre, e la suite "To live is to die", in cui vengono recitati alcuni versi composti dal bassista Cliff Burton, tragicamente scomparso l'anno precedente. La stessa title trak, alternando momenti compositivi di diversa intensità, riassume in sè la filosofia musicale che ha ispirato questo capolavoro. Gli assoli di Hammet e le ipnotiche melodie suonate con Hetfield diventano delle piccole perle compositive all'interno delle più complesse strutture dei singoli pezzi. I testi di Hetfield raggiungono una profondità e una liricità impressionanti, ingiustamente ignorate da chi considera l'heavy un genere 'minore'.

I Metallica con questo album hanno posto una fondamentale stella polare per l'heavy e, più in generale, per tutta la musica leggera. Un punto di riferimento inarrivabile ma che non può non ispirare chi vuole realizzare musiche qualitativamente ineccepibili.

Di seguito c'è il testo di "Dyers Eve", che chiude l'album. Una canzone tiratissima, nelle partiture e nel testo. Un susseguirsi di battute con suddivisioni ritmiche diverse l'una dall'altra, di difficilissima esecuzione. Una delle perle del repertorio che raramente (purtroppo) viene mostrata al pubblico...

(Ai tempi del tour di Justice...)

DYERS EVE (Words and Music by James Hetfield, Lars Ulrich and Kirk Hammett)

Dear Mother
Dear Father
What is this hell you have put me through?
Believer
Deceiver
Day in, day out, live my life through you
Pushed onto me what's wrong or right
Hidden from this thing that they call “life”

Dear Mother
Dear Father
Every thought I'd think you'd disapprove
Curator
Dictator
Always censoring my every move
Children are seen but are not heard
Tear out everything inspired

Innocence
Torn from me without your shelter
Barred reality
I'm living blindly

Dear Mother
Dear Father
Time has frozen still what's left to be
Hear nothing
Say nothing
Cannot face the fact I think for me
No guarantee, it's life as-is
But damn you for not giving me my chance

Dear Mother
Dear Father
You've clipped my wings before
I learned to fly
Unspoiled
Unspoken
I've outgrown that fucking lullaby
Same thing I've always heard from you,
“Do as I say, not as I do”

Innocence
Torn from me without your shelter
Barred reality
I'm living blindly

I'm in hell without you
Cannot cope without you two
Shocked at the world that I see
Innocent victim, please rescue me

Dear Mother
Dear Father
Hidden in your world you've made for me
I'm seething
I'm bleeding
Ripping wounds in me that never heal
Undying spite I feel for you
Living out this hell you always knew

Guitar tab here!































































posted by Masterofpuppets | 18:39 | commenti (10)
 

Di nuovo al Tuo fianco, Santo Padre!

"Non si tagliano le radici dalle quali si è nati!" Con queste parole Papa Giovanni Paolo II ha commentato domenica, parlando ai pellegrini polacchi, la decisione di non inserire nella Costituzione europea il riferimento alle radici cristiane della nostra Civiltà. "Ringrazio la Polonia - ha aggiunto - che all'interno delle Istituzioni UE ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente, dalle quali è cresciuta la nostra cultura e il progresso civile dei nostri tempi".

Ancora una volta quindi mi schiero ciecamente con Lui, unica vera Guida spirituale e ideale in un'Europa di nani, troppo impegnati a difendere il proprio orticello elettorale per riuscire a compiere una giusta scelta di Verità. Ancora una volta l'Uomo che ha liberato, con la sola forza della Fede e della Speranza, milioni di europei dal giogo comunista, dimostra di essere l'unico e solo Protagonista della Storia fra una moltitudine di misere comparse.

posted by Masterofpuppets | 11:35 | commenti (9)


martedì, 22 giugno 2004
 

Avviso ai naviganti.

La spett.le Direzione (cioè: io!) comunica che, causa imminente concerto dei Metallica a Padova, il presente blog sarà infarcito di post riguardanti il mitico gruppo di Frisco. Si invita pertanto i naviganti a tollerare questa invasione, in particolar modo si ricorda alle gentili fanciulle che la contorta psicologia maschile si regge su basi che spesso possono risultar loro incomprensibili... Abbiate pazienza, durerà solo una settimana e comunque continueranno ad essere trattati anche argomenti diversi. C U!

Di seguito "The Unnamed Feeling", dall'ultimo album "St. Anger". Un testo forse autobiografico sugli inesplorabili misteri della psiche umana. E, soprattutto, un'ottima prova compositiva, con una ritmica ossessiva (priva dei consueti assoli di Hammet) e le chitarre imprigionate in riff ipnotici. Ascoltare per credere!

THE UNNAMED FEELING (Words and Music by James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett, and Bob Rock)

Been here before

Been here before couldn't say I liked it
Do I start writing all this down?
Just let me plug you into my world
Can't you help me be uncrazy?

Name this for me, heat the cold air
Take the chill off of my life
And if I could I'd turn my eyes
To look inside to see what's comin'

It comes alive
And I die a little more
It comes alive
Each moment here I die a little more

Then the unnamed feeling
It comes alive
Then the unnamed feeling
Takes me away

I'm frantic in your soothing arms
I can not sleep in this down filled world
I've found safety in this loneliness
But I can not stand it anymore

Cross my heart and hope not to die
Swallow evil, ride the sky
Lose myself in a crowded room
You fool, you fool, it will be here soon

It comes alive
And I die a little more
It comes alive
Each moment here I die a little more

Then the unnamed feeling
It comes alive
Then the unnamed feeling
Treats me this way
And I wait for this train
Toes over the line
And then the unnamed feeling
Takes me away

Get the fuck out of here
I just wanna get the fuck away from me
I rage, I glaze, I hurt, I hate
I hate it all, why? Why? Why me?

I cannot sleep with a head like this
I wanna cry, I wanna scream
I rage, I glaze, I hurt, I hate
I wanna hate it all away

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posted by Masterofpuppets | 17:08 | commenti (8)
 

Appello.

Quelle bandiere iridate, con scritta "la parola più sputtanata del mondo", che fino a poco più di dieci giorni fa garrivano gioiose dalle finestre di coloro che le avevano trasformate in un simbolo politico anti-Governo, anti-USA, anti-UK, sembrano sempre di più degli scialbi e stinti stracci (un po' come Fassino e Prodi...). Non si vedono più neanche i "festosi" e "spontanei" cortei di "pacifisti", che al grido di "10, 100,1.000 Nassirya" devastano allegramente banche e negozi, deturpano con vernici spray "politicamente corrette" monumenti e palazzi, sventolando l'allegro vessillo. Rivolgo quindi un'appello a tutti questi rattristiti personaggi: comprate una consonante...

posted by Masterofpuppets | 16:13 | commenti (1)
 

Seven days.

Ho "rubato" il titolo di questo messaggio a un caro amico cantautore, tale Roberto Affittacamere (meglio noto come Robert Zimmermann alias Bob Dylan...), per annunciarvi che mancano solo sette giorni al grande evento. I Four Horsemen stanno per assaltare Padova, e io non potrò non esserci! Ad aprire il loro concerto saranno Lostprophets e Slipknot. Yeeeaaaaaahhh!

SEEK & DESTROY (Words and Music by James Hetfield and Lars Ulrich)

(Jamez sings)

We're scanning the scene in Padova tonight
We're looking for you to start up a fight
There's an evil feeling in our brains
But it's nothing new, you know it drives us insane

Running, on our way
Hiding, you will pay
Dying, one thousand deaths
Running, on our way
Hiding, you will pay
Dying, one thousand deaths
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy

There is no escape and that's for sure
This is the end, we won't take any more
Say goodbye to the world you live in
You have always been taking but now you're giving

Running, on our way
Hiding, you will pay
Dying, one thousand deaths
Running, on our way
Hiding, you will pay
Dying, one thousand deaths
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy

(Krk's & Jamez' solo)

Our brains are on fire with the feeling to kill
And it won't go away until our dreams are fulfilled
There is only one thing on our minds
Don't try running away, 'cause you're the one we will find

Running, on our way
Hiding, you will pay
Dying, one thousand deaths
Running, on our way
Hiding, you will pay
Dying, one thousand deaths
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy
Searching
Seek and destroy

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posted by Masterofpuppets | 11:16 | commenti (3)


lunedì, 21 giugno 2004
 

Ancora su d'Annunzio. Per Absinth e... per tutti!

Gabriele d'Annunzio fu sicuramente uno dei personaggi italiani più controversi del periodo a cavallo fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Se oggi possiamo tranquillamente affermare che probabilmente non fu uno dei principali letterati di quel periodo, non possiamo negare che il suo primato si espresse in tutt'altro campo. Ritengo infatti che d'Annunzio non possa essere compreso se l'analisi della sua figura viene limitata puramente all’aspetto artistico: ci troviamo infatti di fronte al primo vero grande personaggio da jet set, come venne in seguito definito. L’obiettivo del Vate non fu infatti quello di eccellere nel campo delle Lettere, bensì quello di realizzare un’opera artistica di più ampio respiro: la vita inimitabile. L’oggetto della sua arte diventa quindi la sua figura stessa, che viene conosciuta attraverso le sue opere letterarie, ma trova piena realizzazione di sé attraverso i ruoli che via via andrà ad incarnare. Perciò possiamo parlare di un d’Annunzio-amante attraverso le sue molteplici relazioni sentimental-sessuali (che attraverso lo scandalo lo portano alla fama), un d’Annunzio amante del lusso e del piacere (cara Absinth, ricorda che anche lui era un gran consumatore dell'amabile nettare verde...), un d’Annunzio guerriero (il volo su Vienna e la Beffa di Buccari), un d’Annunzio condottiero (l’Impresa di Fiume) e persino un d’Annunzio, a suo modo, statista (la Reggenza del Carnaro e la promulgazione della celebre Carta).

Pertanto d’Annunzio, a mio avviso, non può che essere analizzato nell’interezza della sua figura, una sorta di caleidoscopio che racchiude in sé tutti i colori dell’esistenza. La sua opera più grande, la sua agoniata vita inimitabile, lo trasforma in una sorta di Superuomo niciano fuso con la tradizione classica di cui è imbevuta la sua cultura e la sua retorica. Anche questo superamento del modello del filosofo tedesco, volto a conciliare l’italica tradizione con la Volontà di Potenza, ne fa uno dei punti di riferimento ideali a cui ho la presunzione di volermi riferire. Il dibattito è aperto!

Di seguito riporto la Costituzione di Fiume (o Carta del Carnaro, 1918), unico esempio concreto di Fantasia al Potere a cui gli odierni 'padri costituenti europei' avrebbero fatto meglio a dare una letta...

Dei Fondamenti

I.

Il popolo sovrano di Fiume, valendosi della sua sovranità non oppugnabile, né violabile, fa centro del suo libero stato il suo «Corpus separatum» con tutte le sue strade ferrate e con l'intiero suo porto. Ma, come è ferma nel voler mantenere contigua la sua terra alla madre patria dalla parte di ponente, non rinunzia a un più giusto e più sicuro confine orientale che sia per essere determinato da prossime vicende politiche e da concordati conclusi coi comuni rurali e marittimi attratti dal regime del porto franco e dalla larghezza dei nuovi statuti.

II.

La Reggenza italiana del Carnaro è costituita dalla terra di Fiume, dalle isole di antica tradizione veneta che per voto dichiarano di aderire alle sue fortune; e da tutte quelle comunità affini che per atto sincero di adesione possono esservi accolte secondo lo spirito di un'apposita legge prudenziale.

III.

La Reggenza italiana del Carnaro è un governo schietto di popolo — «res populi» — che ha per fondamento la potenza del lavoro produttivo e per ordinamento le più larghe e le più varie forme dell'autonomia quale fu intesa ed esercitata nei quattro secoli gloriosi del nostro periodo comunale.

IV.

La Reggenza riconosce e conferma la sovranità di tutti i cittadini senza divario di sessi, di stirpe, di lingua, di classe, di religione.

Ma amplia ed inalza e sostiene sopra ogni altro diritto i diritti dei produttori; abolisce o riduce la centralità soverchiante dei poteri costituiti; scompartisce le forze e gli officii, cosicché dal gioco armonico delle diversità sia fatta sempre vigorosa e più ricca la vita comune.

V.

La Reggenza protegge, difende, preserva tutte le libertà e tutti i diritti popolari; assicura l'ordine interno con la disciplina e con la giustizia; si studia di ricondurre i giorni e le opere verso quel senso di virtuosa gioia che deve rinnovare dal profondo il popolo finalmente affrancato da un regime uniforme di soggezioni e di menzogne; costantemente si sforza di elevare la dignità e di accrescere la prosperità di tutti i cittadini, cosicché il ricevere la cittadinanza possa dal forestiero esser considerato nobile titolo e altissimo onore, come era un tempo il vivere con legge romana.

VI.

Tutti i cittadini dello Stato, d'ambedue i sessi, sono e si sentono eguali davanti alla nuova legge. L'esercizio dei diritti riconosciuti dalla costituzione non può essere menomato né soppresso in alcuno se non per conseguenza di giudizio pubblico e di condanna solenne.

VII.

Le libertà fondamentali di pensiero, di stampa, di riunione, di associazione sono dagli statuti guarentite a tutti i cittadini. Ogni culto religioso è ammesso, è rispettato e può edificare il suo tempio; ma nessun cittadino invochi la sua credenza e i suoi riti per sottrarsi all'adempimento dei doveri prescritti dalla legge viva. L'abuso delle libertà statutarie, quando tenda a un fine illecito e turbi l'equilibrio della convivenza civile, può essere punito da apposite leggi; ma queste non devono in alcun modo ledere il principio perfette di esse libertà.

VIII.

Gli statuti guarentiscono a tutti i cittadini d'ambedue i sessi:

l'istruzione primaria in scuole chiare e salubri;
l'educazione corporea in palestre aperte e fornite;
il lavoro remunerato con un minimo di salario bastevole a ben vivere;
l'assistenza nelle infermità, nella invalitudine, nella disoccupazione involontaria;
la pensione di riposo per la vecchiaia;
l'uso dei beni legittimamente acquistati;
l'inviolabilità del domicilio;
l'«habea corpus»;
il risarcimento di danni in caso di errore giudiziario o di abusato potere.

IX.

Lo Stato non riconosce la proprietà come il dominio assoluto della persona sopra la casa, ma la considera come la più utile delle funzioni sociali. Nessuna proprietà può essere riservata alla persona quasi fosse una sua parte, né può esser lecito che tal proprietario infingardo la lasci inerte o ne disponga malamente ad esclusione di ogni altro. Unico titolo legittimo di dominio su qualsiasi mezzo di produzione e di scambio è il lavoro. Solo il lavoro è padrone della sostanza resa massimamente fruttuosa e massimamente profittevole all'economia generale.

X.

Il porto, la stazione, le strade ferrate comprese nel territorio fiumano sono proprietà perpetua incontestabile ed inalienabile dello Stato. È concesso — con un Breve del Porto franco — ampio e libero esercizio di commercio, di industria, di navigazione a tutti gli stranieri come agli indigeni, in perfetta parità di buon trattamento e immunità da gabelle ingorde e incolumità di persone e di cose.

XI.

Una Banca nazionale del Carnaro, vigilata dalla Reggenza, ha l'incarico di emettere la carta moneta e di eseguire ogni altra operazione di credito. Una legge apposita ne determinerà i modi e le regole, distinguendo nel tempo medesimo i diritti, gli obblighi e gli oneri delle Banche già nel territorio operanti e di quelle che fossero per esservi fondate.

XII.

Tutti i cittadini d'ambedue i sessi hanno facoltà piena di scegliere e di esercitare industrie, professioni, arti e mestieri. Le industrie iniziate e alimentate dal denaro estraneo e ogni esercizio consentito a estranei troveranno le loro norme in una legge liberale.

XIII.

Tre specie di spiriti e di forze concorrono all'ordinamento, al movimento e all'incremento dell'università:

i Cittadini;
le Corporazioni;
i Comuni.

XIV.

Tre sono le credenze religiose collocate sopra tutte le altre nell'università dei Comuni giurati:

la vita è bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l'uomo rifatto intiero dalla libertà;

l'uomo intiero è colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù, per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono;

il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo.

Dei Cittadini

XV.

Hanno grado e titolo di cittadini nella Reggenza:

tutti i cittadini presentemente noverati nella libera città di Fiume;

tutti i cittadini appartenenti alle altre comunità che chiedano di far parte del nuovo Stato e vi sieno accolte;

tutti coloro che per pubblico decreto del popolo sieno di cittadinanza privilegiati;

tutti coloro che, avendo chiesta la cittadinanza legale, l'abbiano per decreto ottenuta.

XVI.

I cittadini della Reggenza sono investiti di tutti i diritti civili e politici nel punto in cui compiono il ventesimo anno di età. Senza distinzione di sesso diventano legittimamente elettori ed eleggibili per tutte le cariche.

XVII.

Saranno privi dei diritti politici, con regolare sentenza, i cittadini:

condannati in pena d'infamia;

ribelli al servizio militare per la difesa del territorio;

morosi al pagamento delle tasse;

parassiti incorreggibili a carico della comunità, se non sieno corporalmente incapaci di lavorare per malattia o per vecchiezza.

Delle Corporazioni

XVIII.

Lo Stato è la volontà comune e lo sforzo comune del popolo verso un sempre più alto grado di materiale e spirituale vigore. Soltanto i produttori assidui della ricchezza comune e i creatori assidui della potenza comune sono nella Reggenza i compiuti cittadini e costituiscono con essa una sola sostanza operante, una sola pienezza ascendente. Qualunque sia la specie del lavoro fornito, di mano o d'ingegno, d'industria o d'arte, di ordinamento o di eseguimento, tutti sono per obbligo inscritti in una delle dieci Corporazioni costituite che prendono dal Comune l'imagine della lor figura, ma svolgono liberamente la loro energia e liberamente determinano gli obblighi mutui e le mutue provvidenze.

XIX.

Alla prima Corporazione sono inscritti gli operai salariati dell'industria, dell'agricoltura, del commercio, dei trasporti; e gli artigiani minuti e i piccoli proprietarii di terre che compiano essi medesimi la fatica rurale o che abbiano aiutatori pochi e avventizii. La Corporazione seconda raccoglie tutti gli addetti ai corpi tecnici e amministrativi di ogni privata azienda industriale e rurale, esclusi i comproprietarii di essa azienda. Nella terza si radunano tutti gli addetti alle aziende commerciali, che non sieno veri operai; e anche da questa sono esclusi i comproprietarii. La quarta Corporazione associa i datori di opra in imprese d'industria, d'agricoltura, di commercio, di trasporti, quando essi non sieno soltanto proprietarii o comproprietarii ma — secondo lo spirito dei nuovi statuti — conduttori sagaci e accrescitori assidui dell'azienda. Sono compresi nella quinta tutti i pubblici impiegati comunali e statuali di qualsiasi ordine. La sesta comprende il fiore intellettuale del popolo: la gioventù studiosa e i suoi maestri: gli insegnanti delle scuole pubbliche e gli studenti degli istituti superiori; gli scultori, i pittori, i decoratori, gli architetti, i musici, tutti quelli che esercitano le arti belle, le arti sceniche, le arti ornative. Della settima fanno parte tutti quelli che esercitano professioni libere non considerate nelle precedenti rassegne. L'ottava è costituita dalle Società cooperatrici di produzione, di lavoro e di consumo, industriali e agrarie; e non può essere rappresentata se non dagli amministratori alle Società stesse preposti. La nona assomma tutta la gente di mare. La decima non ha arte né novero né vocabolo. La sua pienezza è attesa come quella della decima Musa. È riservata alle forze misteriose del popolo in travaglio e in ascendimento. È quasi una figura votiva consacrata al genio ignoto, all'apparizione dell'uomo novissimo, alle trasfigurazioni ideali delle opere e dei giorni, alla compiuta liberazione dello spirito sopra l'ànsito penoso e il sudore di sangue. È rappresentata nel santuario civico, da una lampada ardente che porta inscritta un'antica parola toscana dell'epoca dei Comuni, stupenda allusione a una forma spiritualizzata del lavoro umano: «Fatica senza fatica».

XX.

Ogni corporazione svolge il diritto di una compiuta persona giuridica compiutamente riconosciuta dallo Stato:

sceglie i suoi consoli;

manifesta nelle sue adunanze la sua volontà;

detta i suoi patti, i suoi capitoli, le sue convenzioni;

regola secondo la sua saggezza e secondo le sue esperienze la propria autonomia;

provvede ai suoi bisogni e accresce il suo patrimonio riscotendo dai consociati una imposta pecunaria in misura della mercede, dello stipendio, del profitto d'azienda, del lucro professionale;

difende in ogni campo la sua propria classe e si sforza di accrescerne la dignità;

si studia di condurre a perfezione la tecnica delle arti e dei mestieri;

cerca di disciplinare il lavoro volgendolo verso i modelli di moderna bellezza;

incorpora lavoratori minuti per animarli e avviarli a miglior prova;

consacra gli obblighi del mutuo soccorso;

determina le provvidenze in favore dei compagni infermi e indeboliti;

inventa le sue insegne, i suoi emblemi, le sue musiche, i suoi canti, le sue preghiere;

instituisce le sue cerimonie e i suoi riti;

concorre, quanto più magnificamente possa, all'apparato delle comuni allegrezze, delle feste anniversarie, dei giuochi terrestri e marini;

venera i suoi morti, onora i suoi decani, celebra i suoi eroi.

XXI.

Le attinenze fra la Reggenza e le Corporazioni, e fra l'una e l'altra Corporazione, sono regolate nei modi medesimi che gli statuti definiscono nel regolare le dipendenze fra i poteri centrali della Reggenza e i Comuni giurati e fra l'uno e l'altro Comune. I socii di ciascuna Corporazione costituiscono un libero corpo elettorale per eleggere i rappresentanti al Consiglio dei Provvisori. Ai consoli delle Corporazioni e alle loro insegne è dovuto nelle cerimonie pubbliche il primo luogo.

Dei Comuni

XXII.

Si stabilisce per tutti i Comuni l'antico «potere normativo», che è il diritto d'autonomia pieno: il diritto particolare di darsi proprie leggi, entro il cerchio del diritto universo. Essi esercitano in sé e per sé tutti i poteri che la Costituzione non attribuisce agli officii legislativi esecutivi e giudiziarii della Reggenza.

XXIII.

A ogni Comune è data amplissima facoltà di formarsi un corpo unitario di leggi municipali, variamente derivate dalla consuetudine propria, della propria indole, dall'energia trasmessa e dalla nuova coscienza.

Ma deve ogni Comune chiedere per i suoi statuti la mallevadoria della Reggenza, che la concede:

quando essi statuti non contengono nulla di palesamente o apertamente contrario allo spirito della Costituzione;

quando essi statuti sieno approvati, accettati, votati dal popolo e possano essere riformati o emendati dalla volontà schietta della maggioranza cittadina.

XXIV.

Ai Comuni è riconosciuto il diritto di condurre accordi, di praticare componimenti, di concludere trattati fra loro, in materia di legislazione e di amministrazione. Ma è fatto a essi obbligo di sottoporli all'esame del Potere esecutivo centrale. Se il Potere stima che tali accordi, componimenti, trattati, siano in contrasto con lo spirito della Costituzione, li raccomanda per il giudizio inappellabile alla Corte della Regione. Se la Corte li dichiara illegittimi e invalidi il Potere esecutivo della Reggenza provvede a romperli e disfarli.

XXV.

Quando l'ordine interno di un Comune sia turbato da fazioni, da sopraffazioni, da macchinazioni, o da una qualunque altra forma di violenza e d'insidia, quando l'integrità e la dignità di un Comune sieno minacciate o lese da un altro Comune prevaricante, il Potere esecutivo della Reggenza interviene mediatore e pacificatore:

se richiedano l'intervento le autorità comunali concordi;

e lo richieda il terzo dei cittadini esercitanti i diritti politici nel luogo stesso.

XXVI.

Ai Comuni segnatamente si appartiene:

fondare l'istruzione primaria secondo le norme stabilite dal Consiglio scolastico dello Stato;

nominare i giudici comunali;

instituire e mantenere la polizia comunale;

mettere imposte;

contrarre prestiti nel territorio della Reggenza, o anche fuori del territorio ma con la mallevadoria del Governo che, dimandato, non la concede se non nei casi di manifesta necessità.

Del Potere Legislativo

XXVII.

Esercitano il potere legislativo due corpi formati per elezione:

il Consiglio degli Ottimi;

il Consiglio dei Provvisori.

XXVIII.

Eleggono il Consiglio degli Ottimi, nei modi del suffragio universale diretto e segreto, tutti i cittadini della Reggenza che abbiano compiuto il ventesimo anno di età e che sieno investiti dei diritti politici. Ogni cittadino votante della Reggenza può essere assunto al Consiglio degli Ottimi.

XXIX.

Gli Ottimi durano nell'officio tre anni. Sono eletti in ragione di uno per ogni migliaio di elettori; ma in ogni caso non può il loro numero essere di sotto al trenta. Tutti gli elettori formano un corpo elettorale unico. L'elezione si compie nei modi del suffragio universale e della rappresentanza proporzionale.

XXX.

Il Consiglio degli Ottimi ha potestà ordinatrice e legislatrice nel trattare:

del Codice penale e civile;

della Polizia;

della Difesa nazionale;

della Istruzione pubblica e secondaria;

delle Arti belle;

dei Rapporti fra lo Stato e i Comuni.

Il Consiglio degli Ottimi per ordinario non si aduna se non una volta l'anno, nel mese di ottobre, con brevità spiccatamente concisa.

XXXI.

Il Consiglio dei Provvisori si compone di sessanta eletti per elezione compiuta nei modi del suffragio universale segreto e con la regola della rappresentanza proporzionale:

dieci Provvisori sono eletti dagli operai di industria e dai lavoratori della terra;

dieci dalla gente di mare;

dieci dai datori d'opera;

cinque dai tecnici agrarii e industriali;

cinque dagli addetti alle amministrazioni delle aziende private;

cinque dagli insegnanti delle scuole pubbliche, dagli studenti delle scuole superiori, e dagli altri consociati della sesta Corporazione;

cinque dalle professioni libere;

cinque dai pubblici impiegati;

cinque dalle Società cooperatrici di produzione di lavoro e di consumo.

XXXII.

I Provvisori durano nell'officio due anni. Non sono eleggibili se non appartengono alla Corporazione rappresentata.

XXXIII.

Per ordinario il Consiglio dei Provvisori si aduna due volte all'anno, nei mesi di maggio e di novembre, usando nel dibattito il modo laconico.

Ha potestà ordinatrice e legislatrice nel trattare:

del Codice commerciale e marittimo;

delle Discipline che conducono il lavoro continuato;

dei Trasporti;

delle Opere pubbliche;

dei Trattati di commercio, delle dogane, delle tariffe, e d'altre materie affini;

della Istruzione tecnica e professionale;

delle Industrie e delle Banche;

delle Arti e dei Mestieri.

XXXIV.

Il Consiglio degli Ottimi e il Consiglio dei Provvisori si riuniscono una volta l'anno in un sol corpo, sul principio del mese di dicembre, costituendo un grande Consiglio nazionale sotto il titolo di Arengo del Carnaro.

L'Arengo tratta e delibera:

delle Relazioni con gli altri Stati;

della Finanza e del Tesoro;

degli Alti Studii;

della riformabile Costituzione;

dell'ampliata libertà.

Del Potere Esecutivo

XXXV.

Esercitano il potere esecutivo della Reggenza sette Rettori partitamente eletti dall'Assemblea nazionale del Consiglio degli Ottimi, dal Consiglio dei Provvisori. Il Rettore degli Affari Esteri, il Rettore delle Finanze e del Tesoro, il Rettore dell'Istruzione pubblica sono eletti dall'Assemblea nazionale. Il Rettore dell'Interno e della Giustizia, il Rettore della Difesa nazionale sono eletti dal Consiglio degli Ottimi. Il Consiglio dei Provvisori elegge il Rettore dell'Economia pubblica e il Rettore del Lavoro. Il Rettore degli Affari Esteri assume titolo di Primo Rettore, e rappresenta la Reggenza al cospetto degli altri Stati «primus inter pares».

XXXVI.

L'officio dei sette Rettori è stabile e continuo. Delibera di ogni cosa che non competa all'amministrazione corrente. Il Primo Rettore regola il dibattito, e ha voto decisivo in caso di parità. I Rettori sono eletti per un anno, e non sono rieleggibili se non per una volta sola. Ma, dopo l'intervallo di un anno possono essere novamente nominati.

Del Potere Giudiziario

XXXVII.

Partecipano al potere giudiziario:

i Buoni uomini;

i Giudici del Lavoro;

i Giudici togati,

i Giudici del Maleficio;

la Corte della Regione.

XXXVIII.

I Buoni uomini, eletti per fiducia popolare da tutti gli elettori dei varii comuni in misura del numero, giudicano delle controversie civili e commerciali sino al valore di cinquemila lire e sentenziano delle colpe che cadano sotto pene di durata non superiore a un anno.

XXXIX.

I Giudici del Lavoro giudicano delle controversie singolari fra i salariati e i datori d'opra, fra gli stipendiati e i datori d'opra. Essi costituiscono collegi di giudici nominati dalle Corporazioni che eleggono il Consiglio dei Provvisori.

In questa misura:

due dagli operai d'industria e dai lavoratori della terra;

due dalla gente di mare;

due dai datori d'opra;

uno dai tecnici industriali ed agrarii;

uno dalle libere professioni;

uno degli addetti addetti alle amministrazioni dalle private aziende;

uno dagli impiegati pubblici;

uno dagli Insegnanti, dagli studenti degli Istituti superiori e dagli altri socii della sesta Corporazione;

uno dalle Società cooperatrici di produzione di lavoro e di consumo.

I Giudici del Lavoro hanno facoltà di dividere in sezioni i loro collegi per sollecitare i giudizii, servitori pronti d'una giustizia leggiera ed espeditissima. Alle sezioni ricongiunte compete il giudizio d'appello.

XXXX.

I Giudici togati giudicano di tutte quelle questioni civili e commerciali e penali in cui i Buoni uomini e i Giudici del Lavoro non abbiano competenza, eccettuate quelle spettanti ai Giudici del Maleficio. Costituiscono il Tribunale d'appello per le sentenze dei Buoni uomini. Sono dalla Corte della Ragione scelti per concorsi fra i cittadini addottorati in legge.

XXXXI.

Sette cittadini giurati, assistiti da due supplenti e presieduti da un giudice togato, compongono il Tribunale del Maleficio, che giudica tutti i delitti di colore politico e tutti quei misfatti che sieno da punire con la privazione della libertà corporale con un tempo superiore al triennio.

XXXXII.

Eletta dal Consiglio Nazionale, la Corte della Ragione si compone di cinque membri effettivi e di due supplenti. Dei membri effettivi almeno tre, dei supplenti almeno uno saranno scelti fra i dottori di legge.

La Corte della Ragione giudica:

di ogni conflitto statuario fra il Potere legislativo e il Potere esecutivo, fra la Reggenza e le Corporazioni, fra la Reggenza e i privati, fra i Comuni e le Corporazioni, fra i Comuni e i privati;

dei casi di alto tradimento contro la Reggenza per opera di cittadini partecipi del Potere legislativo e dell'esecutivo;

degli attentati al diritto delle genti;

delle contestazioni civili fra la Reggenza e i Comuni, fra Comune e Comune;

delle trasgressioni commesse da partecipi dei poteri;

delle questioni riguardanti i diritti di cittadinanza a i privi di patria;

delle questioni di competenza fra i varii magistrati giudiciali.

La Corte della Ragione rivede in ultima istanza le sentenze, e nomina per concorso i Giudici togati. Ai cittadini costituiti in Corte della Ragione è fatto divieto di tenere alcun altro officio, sia nella sede sia in altro comune. Né possono essi esercitare professione o industria o mestiere per tutta la durata della carica.

Del Comandante

XXXXIII.

Quando la Reggenza venga in pericolo estremo e veda la sua salute nella devota volontà di uno solo, che sappia raccogliere, eccitare e condurre tutte le forze del popolo alla lotta e alla vittoria, il Consiglio nazionale solennemente adunato nell'Arengo può nominare a viva voce per voto il Comandante e a lui rimettere la potestà suprema senza appellazione. Il Consiglio determina il più o men tempo breve dell'imperio non dimenticando che nella Repubblica romana la dittatura durava sei mesi.

XXXXIV.

Il Comandante, per la durata dell'imperio, assomma tutti i poteri politici e militari, legislativi ed esecutivi. I partecipi del Potere esecutivo assumono presso di lui officio di segretarii e commissarii.

XXXXV.

Spirato il termine dell'imperio, il Consiglio nazionale si raduna e delibera:

di riconfermare il Comandante nella carica;

oppure di sostituire in suo luogo un altro cittadino;

oppure di deporlo;

o anche di bandirlo.

XXXXVI.

Ogni cittadino investito dei diritti politici, sia o non sia partecipe dei poteri nella Reggenza, può essere eletto al supremo officio.

Della Difesa Nazionale

XXXXVII.

Nella Reggenza italiana del Carnaro tutti i cittadini, d'ambedue i sessi, dall'età di diciassette anni all'età di cinquantacinque, sono obbligati al servizio militare per la difesa della terra. Fatta la cerna, gli uomini validi servono nelle forze di terra e di mare, gli uomini meno atti e le donne salde servono nelle ambulanze, negli ospedali, nelle amministrazioni, nelle fabbriche d'armi, e in ogni altra opera ausiliaria, secondo la attitudine e secondo la perizia di ognuno.

XXXXVIII.

A tutti i cittadini che durante il servizio militare abbiano contratto una infermità insanabile, e alle loro famiglie in bisogno, è dovuto il largo soccorso dello Stato. Lo Stato adotta i figli dei cittadini gloriosamente caduti in difesa della terra, soccorre i consanguinei se sieno in distretta, raccomanda i nomi dei morti alla memoria delle generazioni.

XXXXIX.

In tempo di pace e di sicurezza, la Reggenza non mantiene l'esercito armato; ma tutta la nazione resta armata, nei modi prescritti dall'apposita legge, e allena con sagace sobrietà le sue forze di terra e di mare. Lo stretto servizio è limitato ai periodi d'istruzione e ai casi di guerra guerreggiata o di pericolo prossimo. In periodo d'istruzione e in caso di guerra, il cittadino non perde alcun dei suoi diritti civili e politici; e non può esercitarli quando sieno conciliabili con la necessità della disciplina attiva.

Dell'Istruzione Pubblica

L.

Per ogni gente di nobile origine la coltura è la più luminosa delle armi lunghe. Per la gente adriatica, di secolo in secolo costretta a una lotta senza tregua contro l'usurpatore incolto, essa è più che un'arme: è una potenza indomabile come il diritto e come la fede. Per il popolo di Fiume, nell'atto medesimo della sua rinascita a libertà, diviene il più efficace strumento di salute e di fortuna sopra l'insidia estranea che da secoli la stringe. La coltura è l'aroma contro le corruzioni. La coltura è la saldezza contro le deformazioni. Sul Carnaro di Dante il culto della lingua di Dante è appunto il rispetto e la custodia di ciò che in tutti i tempi fu considerato come il più prezioso tesoro dei popoli, come la più alta testimonianza della loro nobiltà originaria, come l'indice supremo del loro sentimento di dominazione morale. La dominazione morale è la necessità guerriera del nuovo Stato. L'esaltazione delle belle idee umane sorge dalla sua esaltazione di vittoria. Mentre compisce la sua unità, mentre conquista la sua libertà, mentre instaura la sua giustizia, il nuovo Stato deve, sopra tutti i suoi propositi, proporsi di difendere, conservare, propugnare la sua unità, la sua libertà, la sua giustizia nella regione dello spirito. Roma deve qui essere presente nella sua coltura. L'Italia deve qui essere presente nella sua coltura. Il ritmo romano, il ritmo fatale del compimento, deve ricondurre su le vie consolari l'altra stirpe inquieta che s'illude di poter cancellare le grandi vestigia e di poter falsare la grande storia. Nella terra di specie latina, nella terra smossa dal vomere latino, l'altra stirpe sarà foggiata o prima o poi dallo spirito creatore della latinità: il quale non è se non una disciplinata armonia di tutte quelle forze che concorrono alla formazione dell'uomo libero. Qui si forma l'uomo libero. E qui si prepara il regno dello spirito, pur nello sforzo del lavoro e nell'acredine del traffico. Per ciò la Reggenza italiana del Carnaro pone alla sommità delle sue leggi la coltura del popolo; fonda sul patrimonio della grande coltura latina il suo patrimonio.

LI.

È instituita nella città di Fiume una Università libera, collocata in un vasto edificio capace di contenere ogni maggiore aumento di studii e di studiosi, retta dai suoi propri statuti, come la Corporazione. Sono nella città di Fiume instituite una Scuola di Arti belle, una Scuola di Arti decorative, una Scuola di Musica, poste sopra l'abolizione di ogni vizio e pregiudizio magistrali, condotte dal più sincero e ardito spirito di ricerca nella novità, rette da un acume atto a purificarle dall'ingombro dei mal dotati e a sceverare i buoni dai migliori e a secondare i migliori nella scoperta di sé e dei nuovi rapporti fra la materia difficile e il sentimento umano.

LII.

Provvede a ordinare le Scuole medie il Consiglio degli Ottimi; provvede a ordinare le Scuole tecniche e professionali il Consiglio dei Provvisori; provvede a ordinare gli Alti Studii il Consiglio nazionale. In tutte le scuole di tutti i Comuni l'insegnamento della lingua italiana ha privilegio insigne. Nelle Scuole medie è obbligatorio l'insegnamento dei diversi idiomi parlati in tutta la Reggenza italiana del Carnaro. L'insegnamento primario è dato nella lingua parlata dalla maggioranza degli abitanti di ciascun Comune e nella lingua parlata dalla minoranza in corsi paralleli. Se alcun Comune tenti di sottrarsi all'obbligo d'instituire tali corsi, la Reggenza esercita il suo diritto di provvedervi, aggravando della spesa il Comune.

LIII.

Un Consiglio scolastico determina l'ordine e il modo dell'insegnamento primario, che è d'obbligo nelle scuole di tutti i Comuni. L'insegnamento del canto corale fondato su i motivi della più ingenua poesia paesana e l'insegnamento dell'ornato su gli esempii della più fresca arte rustica hanno il primo luogo.

Compongono il Consiglio:

un rappresentante di ciascun Comune;

due rappresentanti delle Scuole medie;

due delle Scuole tecniche e professionali;

due delle Istituti superiori, eletti dagli insegnanti e dagli studenti;

due della Scuola di Musica;

due della Scuola di Arti decorative.

LIV.

Alle chiare pareti delle scuole aerate non convengono emblemi di religione né figure di parte politica. Le scuole pubbliche accolgono i seguaci di tutte le confessioni religiose, i credenti di tutte le fedi, e quelli che possono vivere senza altare e senza dio. Perfettamente rispettata è la libertà di coscienza. E ciascuno può fare la sua preghiera tacita. Ma ricorrono su le pareti quelle iscrizioni sobrie che eccitano l'anima e, come i temi di una sinfonia eroica, ripetute non perdono mai il loro potere di rapimento. Ma ricorrono sulle pareti le immagini grandiose di quei capolavori che con la massima potenza lirica interpretano la perpetua aspirazione e la perpetua implorazione degli uomini.

Della Riforma Statutaria

LV.

Ogni sette anni il grande Consiglio nazionale si aduna in assemblea straordinaria per la riforma della Costituzione. Ma la Costituzione può essere riformata in ogni tempo. Quando sia chiesto dal terzo dei cittadini in diritto di voto.

Hanno facoltà di proporre emendamenti al testo della Costituzione:

i membri del Consiglio nazionale;

le rappresentanze dei Comuni;

la Corte della Ragione;

le Corporazioni.

Del Diritto d'Iniziativa

LVI.

Tutti i cittadini appartenenti ai corpi elettorali hanno il diritto d'iniziare proposte di leggi che riguardino le materie riservate all'opera dell'uno o l'altro Consiglio, rispettivamente. Ma l'iniziativa non è valida se almeno il quarto degli elettori, per l'uno o per l'altro Consiglio, non la promuova e non la sostenga.

Della Riprova Popolare

LVII.

Tutte le leggi sancite dai due corpi del Potere legislativo possono essere sottoposte alla riprova del consenso o del dissenso pubblico quando la riprova sia domandata da un numero di elettori eguale per lo meno al quarto dei cittadini in diritto di voto.

Del Diritto di Petizione

LVIII.

Tutti i cittadini hanno il diritto di petizione verso i corpi legislativi che da essi furono per buon diritto eletti.

Della Incompatibilità

LIX.

Nessun cittadino può esercitare più di un potere né partecipare di due corpi legislativi nel tempo medesimo.

Della Rivendicazione

LX.

Ogni cittadino può essere rivocato dall'officio che occupa:

quando egli perda i diritti politici per sentenza confermata dalla Corte della Ragione,

quando la rivocazione sia imposta per voto schietto dalla metà di uno degli inscritti al corpo elettorale.

Della Responsabilità

LXI.

Tutti i partecipi dei poteri e tutti i pubblici ufficiali della Reggenza sono penalmente e civilmente responsabili del danno che allo Stato, al Comune, alla Corporazione, al semplice cittadino rechino le loro trasgressioni, per abuso, per incuria, per codardia, per inettezza.

Della Retribuzione

LXII.

A tutti gli ufficiali pubblici, nominati negli statuti e collocati nel nuovo ordinamento, è fatta una retribuzione giusta; che una legge votata dal Consiglio nazionale determina di anno in anno.

Della Edilità

LXIII.

È instituito nella Reggenza un collegio di Edili, eletto con un discernimento fra gli uomini di gusto puro, di squisita perizia di educazione novissima. Più che l'edilità romana il collegio rinnovella quegli «ufficiali dell'ornato della città» che nel nostro Quattrocento componevano una via o una piazza con quel medesimo senso musicale che li guidava nell'apparato di una pompa repubblicana o in una rappresentazione carnascialesca.

Esso presiede al decoro del vivere cittadino:

cura la sicurezza, la decenza, la sanità degli edifizi pubblici e delle case particolari;

impedisce il deturpamento delle vie con fabbriche sconce o mal collocate;

allestisce le feste civiche di terra e di mare con sobria eleganza, ricordandosi di quei padri nostri a cui, per fare miracoli di gioia, bastava la dolce luce, qualche leggiera ghirlanda, l'arte del movimento e dell'aggruppamento umano;

persuade i lavoratori che l'ornare con qualche segno di arte popolesca la più umile abitazione è un atto pio, e che v'è un sentimento religioso del mistero umano e della natura profonda nel più semplice segno che di generazione in generazione si trasmette inciso o dipinto nella madia, nella culla, nel telaio, nella conocchia, nel forziere, nel giogo;

si studia di ridare al popolo l'amore della linea bella e del bel colore nelle cose che servono alla vita d'ogni giorno, mostrandogli quel che la nostra gente vecchia sapesse fare con un leggiero motivo geometrico con una stella, con un fiore, con un cuore, con un serpe, con una colomba sopra un boccale, sopra un orcio, sopra una mezzina, sopra una panca, sopra un cofano, sopra un vassoio;

si studia di dimostrare al popolo perché e come lo spirito delle antiche libertà comunali si manifestasse non soltanto nelle linee, nei rilievi, nelle commettiture delle pietre, ma perfino nella impronta dell'uomo su l'utensile fatto vivente e potente;

infine, convinto che un popolo non può avere se non l'architettura che meritano la robustezza delle sue ossa e la nobiltà della sua fronte, si studia di eccitare e di avviare intraprenditori e costruttori a comprendere come le nuove materie — il ferro, il vetro, i cementi — non domandino se non di essere inalzate alla vita armoniosa nelle invenzioni della nuova architettura.

Della Musica

LXIV.

Nella Reggenza italiana del Carnaro la Musica è una istituzione religiosa e sociale. Ogni mille anni, ogni duemila anni sorge dalla profondità del popolo un inno per il suo dio. Un grande popolo non è soltanto quello che crea il suo dio a sua somiglianza ma quello che anche crea il suo inno per il suo dio. Se ogni rinascita d'una gente nobile è uno sforzo lirico, se ogni sentimento unanime e creatore è una potenza lirica, se ogni ordine nuovo è un ordine lirico nel senso vigoroso e impetuoso della parola, la Musica considerata come un linguaggio rituale è l'esaltatrice dell'atto di vita, dell'opera di vita. Non sembra che la grande Musica annunzi ogni volta alla moltitudine intenta e ansiosa il regno dello spirito? Il regno dello spirito umano non è cominciato ancora. «Quando la materia operante su la materia potrà tener vece delle braccia dell'uomo, allora lo spirito comincerà a intravedere l'aurora della sua libertà» disse un uomo adriatico, un uomo dalmatico: il cieco veggente di Sebenico. Come il grido del gallo eccita l'alba, la musica eccita l'aurora, quell'aurora: «excitat auroram». Intanto negli strumenti del lavoro e del lucro e del gioco, nelle macchine fragorose che anch'esse obbediscono al ritmo esatto come la poesia, la Musica trova i suoi movimenti e le sue pienezze. Delle sue pause è fondato il silenzio della decima Corporazione.

LXV.

Sono istituiti in tutti i Comuni della Reggenza corpi corali e corpi strumentali con sovvenzioni dello Stato. Nella città di Fiume al collegio degli Edili è commessa l'edificazione di una Rotonda capace di almeno diecimila uditori, fornita di gradinate comode per il popolo e d'una vasta fossa per l'orchestra e per il coro. Le grandi celebrazioni corali e orchestrali sono «totalmente gratuite» come dai Padri della Chiesa è detto delle grazie di Dio.

 

Statutum et ordinatum est.
Iuro ego.

 


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Costituzione europea.

Mentre ci disperavamo per la scialba prestazione degli Azzurri, venerdì sera veniva approvato il testo della Costituzione europea, anch'esso molto scialbo. Si tratta infatti di un accordo al ribasso, frutto di un'Europa che sempre più appare priva di anima. Di seguito il fondo di Marcello Veneziani apparso ieri su 'Libero'.

Ma che avrà da esultare Prodi per la sua Europa e la neonata Costituzione? Domenica scorsa gli europei hanno bocciato a pieni voti l'Europa da lui presieduta: hanno votato contro i governi in carica, sinistrorsi e destrorsi, perché soffrono l'effetto europeo, soprattutto nel carovita; hanno premiato i partiti nazionalisti ed euronegativi, hanno disertato le urne in massa. Perfino i nuovi votanti dell'Est, appena si sono affacciati nella casa europea, anziché esultare, hanno sputato nel piatto dove mangeranno, come Totti in versione europea. E in Italia, dove avevamo il privilegio di votare direttamente la faccia gommosa dell'Europa, vale a dire Prodi medesimo, abbiamo bocciato la lista intitolata alla sua memoria, che non è riuscita ad approfittare nemmeno del sonoro insuccesso di Berlusconi. Così per deprecare l'Europa presente gli italiani hanno votato contro i presidenti in carica, nazionali ed europei e si sono rifugiati nel passato: infatti sono state riesumate le spoglie della preistoria nazionale e pre-europea, con il successo di democristiani e comunisti e il buon risultato di socialisti e mussoliniani. È il primo caso di un bipolarismo bocciato da entrambi i poli: da sistema bipolare a disar mo bilaterale. Prodi crede davvero che il moderatismo sia un tono di voce: ma l'uomo che sussurrava ai cavilli è stato bocciato alle soglie della Sostituzione europea, ovvero il cambio di presidenza che lo rimanderà a Bologna dove potrà riprendere appieno le sue funzioni di Soppressata Nazionale. Anche da noi, però, la sua leadership politica è vacillante: da vera mortadella, Prodi è ora schiacciato in un sandwich tra Montezemolo e Lilli Gruber che potrebbero soffiargli il posto. Il primo ormai è diventato presidente di Tutto. La nomina di Montezemolo è diventata uno sport nazionale: dal Quirinale al Grande Fratello piovono nomination su di lui, non c'è Palazzo o anche semplice condominio che non lo voglia come amministratore. Se Trapattoni continua a non vincere, sarà sostituito da Cordero di Montezemolo che è ormai in pectore anche allenatore della Nazionale. Mi sfuggono i suoi meriti speciali, oltre il magnifico cognome e il perfetto tempismo con cui si unì e si separò da Edwige Fenech, la fidanzata nazionale dei ragazzi di vent'anni fa che Luca di Montezemolo strappò ad Alvaro Vitali. Ma anche l'Ulivo, come rivelava ieri Libero, sogna di lasciare la bicicletta prodiana per salire sulla Ferrari di Luca; per ora deve accontentarsi di un'altra testa rossa, Lilli Grub e r. Ma torniamo all'Europa. Io non capisco neanche l'euforia delle istituzioni e dei giornali per la nascita della Costituzione europea. A me sembra un abortino: più si allarga l'Europa e più si restringe il suo terreno di decisione. Più crescono le basi europee e più si accorciano le altezze. Le Costituzioni non hanno mai fondato le patrie e tenuto insieme i popoli: sono le tradizioni, semmai, a unirle, oltre i comuni interessi, i comuni valori e i comuni nemici. È la vita, è la storia, è la realtà, a tenere uniti i popoli; non le carte, i regolamenti, i cavilli. La Costituzione è un supporto cartaceo della vita reale, nulla più. Ma questa costituzione, lacerata dai troppi compromessi, è nata al ribasso. Mezzo miliardo di cittadini devono accontentarsi di una Mezza cartuccia in tema di assetti giuridici ed economici, di unità politica e militare, di voti e di veti. Ma soprattutto scandaloso è stato il rifiuto dell'Europa alla richiesta italiana e polacca di inserire il riferimento alle radici cristiane dell'Europa. E' stata una omissione miserabile: non si trattava di inserire un riferimento confessionale, una professione di fede, ma una semplice verità della storia. Possiamo non essere cristiani e credenti ma non possiamo negare che l'unico filo comune dell'Europa che unisce Nord e Sud d'Europa, Est e Ovest è la civiltà cristiana. Le radici d'Europa sono greche, romane e cristiane; e cristiani sono stati pure i due millenni seguenti che hanno formato la civiltà europea. Negarlo è ipocrisia. Perfino il Paese più moderno e democratico del mondo (così dicono), gli Stati Uniti, non rinnega le sue origini religiose sin nella sua Costituzione. Principale fautore di questa ipocrisia anticristiana è stato Chirac, che nacque gollista ma poi diventò autogollista, nel senso che segna formidabili autogol per i conservatori francesi. La sua Francia ha disposto di eliminare ogni segno religioso non solo affisso sui muri ma anche addosso: si accettano solo croci, mezzelune e stelle di David di piccole dimensioni. Nella Francia di Chirac le fedi, come le pizze a Vico Equense, vanno a metro. Così sta accadendo ora in Europa: la cristianità passa alla clandestinità, la croce è atto osceno in luogo pubblico, va privatizzata. E dire che quel riferimento alle radici cristiane dell'Europache non costava nulla e non negava nulla (né le religioni degli altri, né gli ateismi e gli illuminismi) - l'aveva chiesto la persona vivente che più ha contribuito a fare l'Europa, il Papa polacco. Vergognatevi, piccoli europei. Meritate quella piccola Costituzione, quel brutto voto di domenica e quel presidente soppressato e morbidone. Con lui quest'Europa esce dalla storia per entrare in salumeria.

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Un compleanno davvero speciale.

Copertina calendario 2004

In questi giorni ricorre il 190° anniversario della formazione dell'Arma dei Carabinieri. Il mio augurio va a tutti quegli uomini e donne, che con grande spirito di Sacrificio e sublime senso del Dovere, quotidianamente vigilano sulla nostra sicurezza. Ricordo con Onore i Caduti dell'Arma, che hanno saputo sacrificare il loro bene più grande per testimoniare ancora una volta la loro Fedeltà alla Patria.

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mercoledì, 16 giugno 2004
 

Omaggio al Vate del Piacere...

Tratto da 'Libero' di oggi, questo pezzo di Alessandro Gnocchi riporta alcuni passi di "I 100 piaceri di D'Annunzio" realizzato per i tipi di Stampa Alternativa da Daniela Musini.

«Sono, dicono i maligni e i benigni, un angelico porco alato». Parola di Gabriele D'Annunzio. In effetti la vita del poeta è segnata da violente passioni, stravizi, debiti e scandali. Nel volume "I 100 piaceri di D'Annunzio", Daniela Musini, attrice e autrice teatrale, offre un divertente dizionario degli eccessi del Vate, dalla A di Arte alla Z di Zancle, passando per la O di Orgia. Non c'è che dire, D'Annunzio fu un innovatore anche nel campo dei piaceri: lusso, cocaina, sesso sfrenato. Le rockstar dei nostri tempi ne escono ridimensionate.

B come bocca- Al Vate piaceva la bocca delle donne, anche se affermava di preferire «l'altra bocca», quella «segreta e non impube». A 71 anni, era solito tormentare l'amante 22 enne Vellutina con una richiesta: «Dimmi con la tua divina bocca la parola pentasdrucciola: mèttimicelo».

C come cocaina- Nel campo delle droghe il Vate fa sembrare uomini dell'età della pietra i vari Baudelaire, Rimbaud e Verlaine, consumatori di ottocenteschi oppiacei. Non che non avesse assaggiato anche quelli. Ma preferiva di gran lunga la cocaina. La «polvere folle» gli venne in soccorso soprattuto nel corso della «turpe vecchiezza», amplificando i piaceri erotici di cui era ancora ingordo.

D come debiti e denaro- «Io sono un animale di lusso e il superfluo m'è necessario come il respiro». Il Vate amava gli oggetti costosi: il Vittoriale trabocca di sete, soprammobili, vasi cinesi. Tuttavia detestava pagarli. Gli sembrava ingiusto, quasi assurdo, che i creditori bussassero alla sua porta. Amava scherzarci sopra: da quando il Duce gli conferì il titolo di marchese di Montenevoso, iniziò a firmarsi marchese di Montemoroso. Nel 1926 Arnoldo Mondadori bussò alla porta del Vittoriale. Si vide recapitare dalla servitù il seguente biglietto: «Avete nel vostro portafoglio 500.000 mila lire per me? No? ebbene, non ho voglia di ciacolare ma di comperare pietre nostrane e maioliche di Persia». Poi lo fece sbattere fuori di casa.

F come favata- Nel 1935 D'Annunzio trovò un refuso nell'appena edito "Libro Segreto": al posto di «favola», «favata». Mandò una lettera all'editore (Mondadori) scusandolo dell'errore. La concluse così: «Buona sera e buona favata extraconiugale».

F come frittata- «Chi conosce l'arte della frittata? Io, io solo, per testimonianza divina». Su questo argomento il Vate non transigeva. I camerieri avevano rigide disposizioni: in cucina almeno cinque uova fresche, tutti i giorni. La frittata era infatti l'alimento preferito del poeta. Naturalmente erano frittate dannunziane: un giorno, rincasato con tre amici affamati, il Vate si mise ai fornelli e cucinò una omelette di 33 (avete letto bene) uova. Giunto al momento di rivoltarla, poiché la luce era incerta, uscì all'aria aperta: «Adunai la sapienza esatta e il misurato vigore nelle mie braccia e nelle mani che reggevano il manico...diedi il colpo, attentissimo a ricevere la frittata riversa». La quale cadde al suolo e fu inghiottita dalle tenebre. Secondo D'Annunzio fu rapita da un angelo: «Non imitava forse la dorata ritondità dell'aureola?...Ell'è per secoli dei secoli l'aureola di Sainte Omelette».

N come narcisismo- Il Vate aveva un'altissima opinione di sé: «La poesia italiana comincia con 200 versi di Dante e, dopo un lungo intervallo, continua con me». In un colloquio con il giovanissimo Umberto Saba fu più modesto e ammise che anche Petrarca e Leopardi erano qua e là al suo livello.

O come orgia- Il Vate apprezzava l'orgia. Soprattutto se era l'unico fuco in mezzo a più api regine. A tre, a quattro, a cinque. Certo, era una faticaccia: «Dopo ventiquattro ore di orgia possente e perversa, dormo undici ore continue». Ma ne valeva la pena: «L'Orgia liberatrice, l'Orgia mi libera dalla civiltà, dalla tradizione, dal costume, da tutto quello che ne' secoli ha diminuito l'Uomo».

P come principino- Anche detto «catapulta perpetua», «diavolo» e «gonfalon selvaggio», il Principino del Vate era solito ergersi con fierezza. Ne fu sempre orgoglioso. A un'amante spedì il seguente telegramma: «Dopo la meravigliosa esperienza dovreste costituire un Comitato per il monumento al Principino».

S come scandalo- «Bisogna che il mondo si convinca che io sono capace di tutto». Il Vate fece di tutto per convincerlo. A 16 anni trovò un ottimo espediente per promuovere la sua prima raccolta di poesie, "Primo vere". Mandò un biglietto, firmato «G. Rutini», alla "Gazzetta della Domenica", annunciando che «Gabriele D'Annunzio, il giovane poeta già noto nella repubblica delle lettere...giorni addietro sulla strada di Francavilla, cadendo da cavallo per un improvviso mancamento di forze, restò morto sul colpo». La notizia ispirò "coccodrilli" carichi di commozione. A 20 anni fuggì con la duchessina Maria Harduin di Gallese. Seguì il matrimonio riparatore, ma lo scandalo non era ancora giunto a metà perché il focoso Vate non volle privare la suocera dei piaceri che già concedeva alla figlia: «Chi non ha mai provato la gioia di uscire dall'esperta alcova della madre per entrare subito, la stessa notte, nella verginale stanza della figlia, non sa cosa sia la vera ebbrezza dell'amore». Coltivò l'abitudine, come sperimentarono anche Eleonora Duse e sua figlia Enrichetta.

V come Vittoriale- Il Vate acquistò l'opulenta villa grazie a un prestito, di 350.000 mila lire (dell'anno 1920) del Banco di Roma. Inutile dire che non saldò mai il debito.

Z come Zancle-Ovvero Elena Sangro, splendida attrice del cinema muto sedotta dal Vate 64 enne. Il "Libro segreto" ne descrive gli amplessi: «Così fluisci... se ti stringe Ignuda il mio vigor sempre novello».

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martedì, 15 giugno 2004
 

Mussolini in Europa!

Ebbene sì! Tutte le più rosee previsioni sono state confermate! La nipotina del Duce irrompe nell'aula sorda e grigia di Strasburgo, peraltro non da sola. A farle buona comp..., ehm..., insomma: con lei ci sarà anche Luca Romagnoli, segretario della Fiamma Tricolore, il partito fondato da Pino Rauti dopo la scissione consumata al congesso di Fiuggi, quando il Grande Vecchio della Destra Sociale (o Sinistra Nazionale, come piacerebbe a lui...) abbandonò il Movimento Sociale Italiano che aveva deciso di confluire in Alleanza Nazionale. Ma, nel frattempo, Rauti si è anche scisso da FT fondando il Movimento Idea Sociale con Rauti che, purtroppo, ha preso solo i voti di Pino e dei candidati (0,1%!). Insomma, quella che si consuma alla destra di AN è una vera e propria telenovela. Ma i risultati intanto arrivano: complessivamente Fiamma, MIS e Alleanza Sociale (Mussolini+Forza Nuova di Fiore+Fronte Sociale Nazionale di Tilgher) hanno ottenuto oltre il 2,2%. Un segnale che Alleanza Nazionale non può permettersi di trascurare. D'altro canto, è ora che i galli del pollaio della Destra radicale italiana comincino a stemperare i toni delle loro controversie e tentino di federarsi per creare un unico soggetto politico: i voti e i seggi a Strasburgo già li hanno...

Le divergenze interne alla Destra Radicale traspaiono dalle parole con cui oggi Rauti ha commentato su Libero l'esito del voto: «Sono disgustato dai risultati elettorali, perchè siamo stati penalizzati, nonostante un impegno di onestà, ricco di contenuti propositivi». È questo il commento amaro di Pino Rauti, sulla tornata elettorale europea dove il suo partito, il Mis, ha racimolato un misero 0,1%. «I miei capilista hanno esposto prospettive e progetti -spiega del massimo livello, anche culturale». Ma nonostante tutto «abbiamo avuto pochi consensi, strangolati dalla scarsità di mezzi. Vedo che ha avuto successo la Mussolini, il fascismo è stato ridotto a un cicaleccio salottiero». Il Grande Vecchio, come al solito, non le manda a dire...

L'estrema Destra comunque avanza in tutta Europa: il Vlaams Blok (3 seggi) in Belgio e il Front National dell'intramontabile Le Pen in Francia (7 seggi), la Lega delle Famiglie (10 seggi) e Autodifesa (7 seggi) in Polonia, le Liste di giugno in Danimarca e Svezia (rispettivamente 1 e 3 seggi), il Partito de ll 'Indipendenza nel Regno Unito (12 seggi): sono alcune delle molte formazioni dell'estrema Destra nazionalpopolare che entreranno in forze nel nuovo Europarlamento uscito da queste elezioni.

Infine, riporto una nota pubblicata oggi sempre da Libero, con cui il neoeurodeputato Mussolini (!) ha commentato l'esito delle urne. Sorprendente l'assonanza con il mio post di ieri "Mussolini in Europa?"...

La mia destra social-popolare di ALESSANDRA MUSSOLINI

Contrariamente a quanto molti pensavano prima del voto, le elezioni europee non hanno determinato un terremoto nella politica italiana. Tuttavia alcuni segnali forti sono usciti dalle ur ne. Partendo dalla Casa delle Libertà la campagna elettorale arrogante e ossessiva dal punto di vista mediatico portata avanti dal premier Berlusconi non ha sortito effetti positivi per Forza Italia; anzi, nella maggioranza vi è stato un sensibile riequilibrio a tutto favore dei demo- cristiani e della Lega Nord. Alleanza Nazionale è rimasta al palo, come ormai da quando è stata fondata: non vi è, infatti, da anni una crescita di consensi ma solo una stanca stazionarietà dovuta alla mancanza di una linea politica credibile e affidabile. Comunque, nel complesso la maggioranza ha retto abbastanza bene all'onda che ha colpito invece i partiti di governo nel resto d'Europa soprattutto se si pensa che anche il Nuovo PSI ha avuto un risultato apprezzabile. Tra le opposizioni, la lista unitaria non ha convinto dopo i propri ideatori (le sortite delle ultime ore della campagna elettorale da parte di Amato sono risultate ai più incomprensibili) anche gli elettori del centro sinistra. È stato invece significativo il risultato della sinistra radicale al quale ha fatto da contraltare il mezzo flop della inedita coppia Di Pietro - Occhetto. Tra i non allineati i radicali sono tornati sulla terra dopo la ubriacatura del 1999 dovuta allo strumentale promo di "Emma for president". Risucchiati nel più assoluto anonimato politico Segni, La Malfa e Sgarbi. Venendo alle cose di casa, non posso fare a meno di compiacermi - molto! - del risultato di Alternativa Sociale. In soli tre mesi sono riuscita a mettere su una lista con un programma credibile e candidati autorevoli che hanno portato ad un risultato (1,2%) molto significativo nonostante i tanti tentativi di boicottaggio ricevuti, tra i quali il più inquietante è stato rappresentato dalle invettive del premier contro i piccoli partiti. I motivi sono almeno due: il primo è che a destra, dopo le abiure e gli stravolgimenti storico-politici del leader di AN, si è creato un vuoto costituito da un movimento since- ro e motivato appartenente ad un mondo ed ad una realtà che ha ora un punto di riferimento credibile e che rappresenta più dell'11% dei voti dell'ex partito della destra italiana. Infatti, ora in Italia vi è Alter- nativa Sociale, un chiaro riferimento per una vera destra sociale e nazional-popolate, alternativa al centro-destra orientato ormai verso una concezione liberal-capitalistica che privilegia gli egoismi dei pochi a scapito della massa popolare . Secondariamente, vi è stato un segnale contrario alla politica sociale ed economica del Governo ed alla grave prevaricazione di Berlusconi verso i partiti meno rappresentativi. Un consistente numero di cittadini italiani, delusi dalla mancate promesse del Governo e distrutta dagli effetti dell'euro sulle proprie buste paga e pensioni, ha potuto trovare rappresentate le proprie istanze da una alternativa al Governo, una forza che unitamente ad altre dell'area rappresentano più che una realtà della politica italiana. Non credo sia più possibile sia da parte della politica che da parte dei mezzi di informazione prescindere dalla presenza nella politica italiana ed europea di Alternativa Sociale, la quale ha avuto una affermazione omogenea su tutto il territorio nazionale, con picchi che la vedono protagonista nella politica del territorio. Il risultato raggiunto rappresenta un ottimo viatico ma è solo un punto di partenza. I prossimi obiettivi sono sia il consolidamento politico sul territorio, la presenza alle prossime elezioni regionali ma soprattutto un proficuo lavoro con i nostri eletti in Europa e in Italia. In Italia vi è ora una alternativa sociale, creata intorno a donne e uomini che dalla politica vogliono risposte, speranze e futuro, non chiacchiere e consigli per gli acquisti.

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lunedì, 14 giugno 2004
 

Dubbio amletico.

La partita è finita. l'italia ha pareggiato 0 a 0 senza brillare. Qualcuno sa spiegarmi perchè diavolo l'Italia indossava la divisa bianca, che notoriamente porta una pegola della malora, visto che gli avversari erano in rosso? Qualcuno si ricorda una bella partita giocata negli ultimi anni con quella divisa insulsa? Sarò scaramantico, però...

posted by Masterofpuppets | 20:16 | commenti (2)
 

Mussolini in Europa?

(Pensato in collaborazione con un caro amico)

 

Nota: doveva essere un titolo ad effetto. Scartato quello culinario (“Affettata la Mortadella!” – pensato a ora di pranzo…), quello in onore dei fratelli Grimm (“I piccoli sconfiggono il Nano”), quello cinefilo (o cinofilo, viste le sue doti artistiche – “La nipotina della Scicolone a Strasburgo”), quello prescelto sottolinea il (probabile, allo stato attuale) secondo miracolo della nipote del Duce. Dopo la sottile gioia nostalgica che ci pervase nel sentire quel cognome ancora una volta scandito nell’aula sorda e grigia di Montecitorio, ora, forse, proveremo la stessa emozione nel sentir pronunciare dallo speaker dell’europarlamento “Ha chiesto la parola l’on. Mussolini. Ne ha facoltà”…

 

Accomunandoci all’abberrante moda di trasformare le elezioni europee in una sorta di megasondaggio sulla fiducia nei governi dei vari paesi europei, cerchiamo di trarre alcune indicazioni dai risultati in nostro possesso (i dati non sono ancora definitivi):

 

1- Agli europei non gliene frega una pippa dell’Iraq. La maggior parte dei governi (guerrafondai, pacifisti, cerchiobottisti) sono stati quasi tutti puniti dagli elettori, segno che, se proprio vogliamo trovare un’unica giustificazione al voto espresso dagli europei, dobbiamo trovarla nella crisi economica e nella mancanza di fiducia verso la gestione della stessa da parte dei propri governi. Inutile nascondere la soddisfazione nell’ascoltare i sinistroidi esultare quando, alla vigilia delle elezioni, la perfida Albione ha dato un sonoro sganassone all’ex-compagno ora guerrafondaio-amico-di-Silvio Tony Blair (“Ben-gli-sta all’amichetto di Silvio e di Gorge W.!”). Festeggiavano la sconfitta di un ex dell’Ulivo mondiale. Noi festeggiamo la vittoria dei Tories! E mentre la sinistra pregustava la sconfitta dei ‘guerrafondai’, un uno-due ha messo al tappeto il socialdemocratico Shroeder (e il kapo Shultz…) e il nuovo eroe ulivista Chirac (effettivamente, anche se di centrodestra, fa piacere che quel pallone gonfiato sia stato sforacchiato…). All’est il vento rimane uguale, e per il centrodestra europeo si profila così una vittoria. Ora sarà interessante vedere come si amalgameranno i vari partiti all’interno dell’emiciclo. Il vento invece cambia profondamente in Spagna e Grecia (dove i neo eletti governi di csx e di cdx mantengono, riducendolo, il proprio vantaggio) e in Italia, di cui parleremo dopo.

 

2- Agli europei non frega una pippa dell’europarlamento. Dato incontestabile: è andato a votare poco più del 44% degli aventi diritto: forse Massimo Fini non ha tutti i torti sul giudicare una farsa la democrazia. Dato in controtendenza: l’Italia (oltre il 73%). Forse Silvio con i suoi sms non aveva tutti i torti a romperci i cogl…

 

Mentre emerge il grande risultato del partito degli euroscettici in UK, rimaniamo in attesa di conoscere il dato dell’eterno escluso francese Jean Marie Le Pen. E speriamo in una futura risurrezione del furetto austriaco Jorg Haider e dei suoi Liberalnazionali, vittime del mortifero abbraccio del Governatore del FVG Illy (che, se c’era bisogno dell’ennesima conferma, ha dimostrato di portare davvero una sfiga micidiale).

 

E ora passiamo all’Italia. Invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia! Infatti, mentre si nota una forte ridistribuzione dei voti all’interno dei due poli, di fatto fra csx e cdx non muta sostanzialmente il rapporto di forze. Nel cdx, che più ci sta a cuore, guadagano UDC e Lega (primo partito della storia ad avere a capo una pianta, secondo i maligni), che concretizzano in voti il sindacalismo politico attuato al momento della verifica di governo. Alleanza Nazionale dimostra che, nel breve periodo, andare a spasso per Gerusalemme con un improbabile copricapo dicendo cose già dette da Almirante (“Leggirazziali da condannare…”) o inopportune e antistoriche corbellerie (“Fascismo male assoluto", "RSI pagina vergognosa") rende meno che tirar fuori i cogl… al momento giusto (vedi UDC e Lega). Chi gode di questo stallo di AN è la nipotina del Duce che, come già accennato, probabilmente riuscirà a ripianare i debiti della campagna elettorale approdando a Strasburgo. Assieme alla Fiamma di Romagnoli e al MIS di Rauti, la destra radicale arriverà probabilmente attorno al 2,5%: "grazie Gianfranco!", esultano i duri e puri. Vedremo se sapranno farne tesoro e federarsi in un partito vero: le percentuali su cui lavorare già le hanno.... Nel frattempo risorgono i Socialisti di De Michelis: chi non muore (in gabbia, sempre secondo i soliti maligni...) si rivede! Susgarbi e La Malfa... vabbè, se dobbiamo proprio parlare di prefissi telefonici... E del csx che dire? “Uniti nell’Ulivo arriverà al 38% e allora il Governo dovrà andare a casa!”, disse baffino D’Alema, che notoriamente è uno jettatore colossale… Detto fatto: il triciclo a stento raggiungerà i voti dei tre partiti che lo compongono (DS, Margherita e SDI). Non vorremmo insinuare un dubbio atroce, ma non sarà che Prodi come "padre nobile" porti un po’ di sfiga? Basta vedere l’andamento dell’euro… A sinistra, intanto, Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani e Di Pietro/Occhetto strizzano le olive dell’Ulivo. E per il csx diventa difficile pensare ad un’alleanza per tentare di sconfiggere la casa delle Libertà senza la sinistra massimalista…

 

Ora che è finalmente giunta al termine quest’indegna sfida all’OK Corral, che vede di fatto indebolire il sistema bipolare a favore di ex dc e ali estreme, liberati gli ostaggi (passati da simboli di pace a biechi fassisti, mercenari, iscritti di AN – forse l’insulto più grave da parte di chi li ha spacciati…), da bravo fassista ritengo, alla faccia della sconfitta del Nano, che possiamo finalmente i gridare tutti insieme:

 

Forza ITALIA!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Europee 2004.

La Direzione (cioè: io!) si scusa con i naviganti per il protrarsi delle operazioni di elaborazione di un commento in merito ai risultati delle Elezioni europee. A breve pubblicheremo una piacevole sorpresa. Stay with us!

S.E. Cav. Masterofpuppets

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venerdì, 11 giugno 2004
 

In attesa delle europee... ridiamoci su!

Da Libero oggi in edicola: "Dalla par condicio al manuale Cencelli. Delle barzellette, perfettamente lottizzate nel volume "Tutte le barzellette sui politici" (Piemme) a cura di Franco Tiratore. Chi si celi dietro lo pseudonimo, non è dato sapere. C'è qualche indizio, ma non è sufficiente: di Franco Tiratore si sa soltanto che è sardo, che da decenni bazzica i palazzi del potere per motivi professionali e che vive a Roma. E che le sue battute sono autentiche "picconate". Su un totale di 300 barzellette, 88 sono dedicate a Forza Italia (24,9%), 50 ai Ds (16,6%), 45 alla Margherita (14,5%), 36 ad An (12%) e così via, fino alle 7 riservate al "Gruppo misto". Il libro si colloca sotto l'autorità di uno dei più grandi comici di tutti i tempi, John Belushi (ricordate i "Blues Brothers"?). Franco Tiratore fa suo il motto dell'attore americano: «Io ce l'ho con tutti, bianchi, neri, gialli, rossi, democratici, conservatori e progressisti». Ecco quindi alcune delle battute raccolte da Tiratore. "Libero", ligio alle sacre regole della par condicio, ne offre ai suoi lettori un assaggio non lottizzato (più o meno). Ecco alcune delle barzellette che circolano in Transatlantico, raccolte da Franco Tiratore.

B E R LU S C O N I . «Non mi sono mai interessato di politica. Ma una volta avevo una ragazza di Forza Italia. Era un rapporto strano. Volevo fare a lei quello che Berlusconi vuole fare al nostro paese».

TREMONTI . «Silvio Berlusconi e il suo fedele ministro Giulio Tremonti sono insieme al campeggio. Giunta la sera si coricano e Silvio chiede: "Giulio, guarda il cielo sopra di noi e dimmi cosa ne deduci". Giulio guarda il firmamento e replica concentrato: "Da un punto di vista astvonomico, deduco che ci sono milioni di galassie e miliavdi di pianeti. Da un punto di vista astvologico, che Satuvno è nel Leone. Da un punto di vista meteovologico che domani savà una bella giovnata...". Berlusconi: "Tremonti, idiota, ci hanno fregato la tenda"».

V E LT R O N I . «Cosa fa un cancro nel cervello di Veltroni? Muore di fame».

PRODI . «Bush, Putin e Prodi si incontrano a un meeting. Alla fine della discussione Bush dice: "I think so". Putin risponde: "I think so, too". Prodi aggiunge: "I think so, t h re e " » .

D 'A L E M A . «In un piccolo paese della Toscana il primo cittadino riunisce la giunta: "Ho intenzione di erigere un monumento ai personaggi più rappresentativi della sinistra. Per ogni nome, sulla stele, vi sarà una frase che identifichi il personaggio". Il giorno dell'inaugurazione il monumento viene scoperto e la gente inizia a leggere... Karl Marx: La storia come prodtto della reazione di classe; Lenin: Costruire la dittatura del proletariato; Mao: Che cento fiori sboccino; Che Guevara: El pueblo unido jamas sarà vencido; D'Alema: Cazzo, ancora non è pronta la mia barca?».

G A S PA R R I . «Gasparri entra in un bar che porta la scritta "Caffé biliardo" e dice: "Vorrei un caffé biliardo". Il barista: "Scusi c'è un equivoco". Gasparri: "Mi dia anche quello"».

BUTTIGLIONE . «Una povera vecchia viene investita dall'auto di Buttiglione. Arrivano i vigili e chiedono a Buttiglione "Ma non poteva suonare?". "Sì certo, ma non volevo spavent a rl a " » .

B E R T I N OT T I . «Io appartengo a una famiglia povera. I Bertinotti sono stati proletari da sempre. Mi ricordo che da piccolo i miei mi mandavano in una colonia di bambini così poveri che sulla spiaggia, invece dei castelli, facevamo le case popolar i...».

BOSSI . «Che differenza c'è tra Bossi e San Francesco? San Francesco parlava agli uccelli, Bossi ai coglioni». DI PIETRO . Ad Antonio Di Pietro tocca il privilegio di vere e proprie citazioni, le perle del pensiero dell'ex magistrato. Ad esempio, nel 1995 affermò: «Non sono un politico e non penso di entrare in politica, ma potete voi escludere la possibilità di vestirvi domani da donna?».

PA N N E L L A . «Marco Pannella è un tipo stravagante, pieno di iniziative. Una volta lo incontrai mentre stava raccogliendo firme per far passare l'equa- tore da Milano».

COSSIGA . Chiude il Gruppo Misto, dove ci sono un paio di battute di un politico sardo da decenni in Parlamento e residente a Roma, un politico che certamente il conterraneo Franco Tiratore conosce bene: Francesco Cossiga. Fu Cossiga a descrivere, con un tocco di romanticismo, le inchieste del giudice Gian- carlo Caselli su Giulio Andreotti: «Cos'è un bacio? È un apostrofo rosa tra le parole di Tano (Badalamenti)»."

posted by Masterofpuppets | 18:40 | commenti (7)
 

Dedicato all'Europa.

In questi giorni si tengono le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Il sogno di un'Europa unita dall'Atlantico agli Urali è sempre più a portata di mano. Mi piace anche poter pensare che l'Europa dei burocrati di oggi, l'Europa che si occupa di determinare la rotondità delle mele e la lunghezza dei cetrioli, possa un giorno diventare l'Europa delle Patrie, basando la propria identità sulla millenaria civiltà di ogni singolo popolo ed esaltandone le comuni radici. Un'Europa che sia degna erede dell'Impero Romano, in cui ogni civiltà viveva secondo le proprie tradizioni e i propri costumi secondo l'illuminata guida della Città Eterna. Un'Europa che sia la degna erede del Sacro Romano Impero, che nel tentar di far rivivere i fasti del passato, seppe coniugare la Fede con la civiltà. E i numi tutelari di quest'Europa non potranno che che essere identificati in Alessandro Magno, Cesare Augusto, Carlo Magno, Federico II di Svevia, Napoleone Bonaparte e in tutti quei grandi uomini del passato che, con la loro opera e il loro pensiero, fecero crescere la nostra civiltà... Riporto i testi di due canzoni di qualche anno fa, scritte quando l'idea di unificare l'Europa pareva solo una chimera. Racchiudono in versi quanto ho scritto fin qua.

DEDICATO ALL'EUROPA

La dolcezza del frutto maturo
e l' asprezza del vento gelato
e pane e sale
si offre all' ospite sacro .
A nord, ad est, a sud, ad ovest
in Europa .

Canto d' Europa la pace romana,
pace di aratro e di spada .
Canto del sangue offerto in suo onore
da stirpi di ghiaccio e di sole .
A nord, ad est, a sud, ad ovest
in Europa .

Canto la gloria di Roma,
del Reno lo scettro imperiale,
i duchi, i guerrieri e i loro cantori
errare sereni in cerca d' onore .
A nord, ad est, a sud, ad ovest
in Europa .
Canto i fratelli che sempre han difeso
dal lupo crudele la frontiera dell' est .
Canto l' Europa dei giorni che vengono,
canto i suoi giovani cader nelle strade .
A nord, ad est, a sud, ad ovest
in Europa .

Mi chiedono se conviene
cantare questa Europa .
So solo che è giusto,
il resto non importa .
Canto un' Europa di sangue,
le catene che ci stanno chiudendo,
canto e il mio canto è nel vento .
A nord, ad est, a sud, ad ovest .
A nord, ad est, a sud, ad ovest .
A nord, ad est, a sud, ad ovest
in Europa .

RICORDI

Ricordo la grande pianura
la barba imbiancata
dal vento del nord
la gente guardare stupita
la spada di ferro
e il mio grande destriero
quando l’Europa nasceva.
Ricordo Alessandro ferito
lottare cantando
col vento dell’est
e il cielo di Grecia oscurato
dai dardi lanciati
da mille guerrieri
quando l’Europa nasceva.
quando l’Europa nasceva.

Le mie ossa affondano
nelle Termopili
il mio sangue scorre nel Tevere
la mia pelle adesso
è un tamburo che batte
la danza d’estate a Stonhenge.

Ricordo la prua del mio
Drakkar
solcare veloce la schiuma
nel vento del sud
e le bianche colonne
segnare la riva
Trinacria inebriava
di mille profumi
quando l’Europa cresceva.
Ricordo la corte felice
l’amore e la guerra
cantavo laggiù
e il sogno imperiale
spiegava le ali
del falco di Svevia
nel sole del sud
quando l’Europa cresceva.
quando l’Europa cresceva.
le mie ossa affondano
nella Vandea
il mio sangue scorre nel Piave
la mia pelle adesso
è un tamburo che batte
una marcia di guerra a Verdun.

Ricordo l’Italia di Fiume
i reduci offesi da fame e terrore
e il sogno rinascere a ottobre
gli antichi valori rinascere in me
quando l’Europa sperava.
Ricordo la sabbia infuocata
coprirsi di sangue e di gloria
giù ad El Alamein
e il vento dell’Ovest tradire
nel fango di Yalta
nel fumo a Berlino
quando l’Europa moriva.
quando l’Europa moriva.

Le mie ossa affondano
al centro di Praga
il mio sangue scorre a Parigi
la mia pelle adesso
è un tamburo che batte
una marcia da Derry a Belfast.

Guerriero d’Europa ricordi
la strada era lunga da qui
all’aldilà
ma un urlo di gioia
esplodeva al tuo arrivo
fratelli abbracciarvi per l’eternità...

Le mie ossa affondano
nelle Termopili
il mio sangue scorre nel Tevere
la mia pelle adesso
è un tamburo che batte
la danza d’estate a Stonhenge.























































































































posted by Masterofpuppets | 12:23 | commenti


giovedì, 10 giugno 2004
 

La sai l'ultima su Fidel?

Dopo vari tentativi andati a vuoto, Fidel Castro riesce finalmente ad incontrarsi con Napoleone Bonaparte. Da pari a pari, i due si scambiano le rispettive esperienze di grande stratega, confrontano la Sierra Maestra e Austerlitz, la vittoria di Cuito Cuanavale e la battaglia di Wagram. Ad un tratto, visto che ormai sono in confidenza, Fidel Castro si rivolge a Napoleone: «Perdonami, ragazzo, e non arrabbiarti se ti dico che con tutte le tue divisioni io non avrei mai perso a Waterloo». Senza scomporsi, l'imperatore risponde: «Perdonami, compagno, però senza i tuoi diari nessuno mai lo avrebbe saputo».

Ernesto e Pedro si incontrano in piazza all'Avana. Ernesto chiede a Pedro: «Come va?». Pedro: «Sono stanco, compagno Er nesto. Ci sono file dappertutto qui all'Avana. Fila per com prare il pane, il pesce, il riso, fila per i fagioli. Non ne posso più. Ho deciso: devo uccidere Fidel». Dopo un paio di mesi, i due si incontrarono di nuovo. Ernesto: «E Fidel l'hai poi ammazzato?». Pedro: «Non me ne parlare. Che fila per uccidere Fidel».

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Scelte di campo...

posted by Masterofpuppets | 16:32 | commenti
 

"Ti con nu e nu con ti!"

E' stato pubblicato in questi giorni dal Gruppo di Alleanza Nazionale alla Camera dei Deputati, a cura dell'on. Daniele Franz, un quaderno che raccoglie i documenti principali del lungo iter che ha portato all'approvazione della Legge n. 92 del 30 marzo 2004 "Istituzione del 'Giorno del Ricordo' in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati". Il documento è reperibile presso la Direzione Nazionale di AN (Via della Scrofa 39, 00186 Roma) oppure gli Uffici del Gruppo di AN alla Camera (Via Uffici del Vicario 21, 00186 Roma).

Riporto di seguito due discorsi dell'on. Roberto Menia, promotore della legge. Il primo è l'intervento in occasione della discussione sulla sua proposta di legge 1874 del 12 febbraio 2001, che ripercorre la tragedia vissuta dal popolo giuliano-dalmata alla fine dell'ultima guerra mondiale. Il secondo pronunciato nella seduta dell'11 febbraio 1997, in occasione della Commemorazione della firma del trattato di pace nel cinquantesimo anniversario, che ripercorre l'italianità delle Terre irredente come in un volo d'aquila...

"Signor Presidente, colleghi, un grande vescovo di Trieste, Antonio Santin, nato a Rovigno d'Istria, s'inginocchiò sulla foiba di Basovizza, che all'epoca non era ancora chiusa e dettò un'epigrafe, che oggi campeggia sulla grande pietra che copre la foiba: «Onore e cristiana pietà a coloro che qui sono caduti. Il loro sacrificio ricordi agli uomini le vie della giustizia e dell'amore sulle quali fiorisce la vera pace». In quella stessa occasione, ebbe a dire: questa foiba è un grande calvario con il vertice sprofondato nelle viscere della terra.
Non voglio, signor Presidente, confondere, o mettere insieme in qualche modo, discorsi e questioni della politica dell'oggi, come ha fatto anche il relatore Maselli, con un principio che è del tutto diverso e che voglio affermare attraverso questo provvedimento. Mi limito, allora, a raccontare alcune storie di questo calvario. Lo faccio anche perché alcuni dei nomi e delle storie sono di padri o congiunti di persone che conosco da vicino, per i quali ho sentimenti di amicizia, amore, affetto: conosco tanti, per esempio, della famiglia Cossetto.
Norma Cossetto era una ragazza di 23-24 anni, di Santa Domenica di Visinada, in Istria, che nel 1943 girava con la sua bicicletta l'Istria, raccogliendo notizie sulla storia della sua terra, a cui voleva tanto bene. Si stava laureando ed aveva intitolato la sua tesi di laurea: «All'Istria rossa», perché rossa è la terra del centro dell'Istria, a causa della bauxite. Fu prelevata dai partigiani comunisti di Tito, portata nell'ex caserma dei carabinieri del suo paese, seviziata, martoriata, violentata da diciassette uomini: pianse per una notte intera, come raccontò una donna che abitava vicino e che andò a vedere, attraverso la finestra, da dove provenissero le grida e i lamenti. Fu infoibata la mattina dopo e sarebbe stata riesumata alcuni mesi dopo dagli uomini del maresciallo Arzarich, il capo dei vigili del fuoco di Pola, che si distinsero nei mesi seguenti all'ottobre 1943 in queste operazioni.
La prima grande ondata di infoibamenti, infatti, fu quella seguita all'8 settembre 1943, quando le bande partigiane comuniste iugoslave spadroneggiarono per circa due mesi all'interno dell'Istria: una volta tornata in qualche modo la normalità, dopo alcuni mesi, vi fu una serie di riesumazioni, soprattutto ad opera di speleologi e pompieri, su incarico delle autorità, per quanto era possibile ricostituire le autorità in quelle zone. Furono 600 gli istriani che, nei mesi seguenti all'ottobre 1943, furono riesumati dalle foibe e fu così possibile stabilire il numero (ma ne parleremo dopo) dei presunti assassinati in quei mesi. Norma Cossetto fu ritrovata martoriata, come dicevo, con legni conficcati nelle mammelle. Il padre di Norma, tra l'altro, che si trovava a Trieste, fu avvisato del fatto che la figlia era stata arrestata ed andò a chiedere notizie di quanto era accaduto; gli dissero di non preoccuparsi, che anzi era opportuno che si trattenesse anch'egli per un interrogatorio, ma fece la stessa fine della figlia.
Nel provvedimento abbiamo voluto associare agli infoibati anche altri uomini e donne periti in altro modo, ma evidentemente associabili: persone fucilate, annegate, lapidate. La storia di una lapidazione terribile, ad esempio, è quella che mi ha raccontato Nidia Cernecca un'esule di Gimino, che oggi vive a Verona: lei era una bambina di sei anni e un giorno vide comparire a casa sua un personaggio con una stella rossa sul berretto. Era Ivan Matika, uno degli imputati nel famoso «processo foibe» che si sta celebrando a Roma e che ha trovato mille ostacoli non solo da parte degli Stati di Slovenia e Croazia, che notoriamente hanno fatto pressioni decise nei confronti del nostro Governo e della nostra magistratura perché si lasciasse perdere, ma, come ha fatto ben capire il magistrato Pititto - che ha avuto il coraggio di attivare questo procedimento - da parte delle stesse autorità italiane e alti poteri italiani. Probabilmente, tra l'altro, il processo non porterà a nulla. Ivan Matika, il capo dei partigiani di Tito nell'Istria, che aveva eletto il castello di Montecuccoli - perla dell'arte italiana che si trova a Pisino, sopra la grande foiba, quella che ispirò Verne nel suo libro Viaggio al centro della terra - a grande prigione da dove dettava le sue sentenze di morte, si presentò in casa del Cernecca, che era un buon uomo che aiutava la gente del suo paese - era italiano - e lo prelevò per un interrogatorio. Sparì per un giorno e la gente del paese raccontò di averlo visto passare completamente incanutito nell'arco di una notte per le bastonate ricevute e con sulle spalle un sacco di pietre; fu portato nel bosco, gli fecero posare il sacco, scavare la sua tomba e fu lapidato. Non basta: siccome aveva due denti d'oro, ritennero opportuno tagliargli la testa e portarla a un meccanico di Canfanaro perché glieli estraesse.
In Istria non accadeva solo questo, i perseguitati non erano solo gli italiani, ma anche, ad esempio, i sacerdoti istriani. Vi sono alcune storie terribili e per alcuni di loro recentemente è stato istruito il processo di beatificazione. Ricordo, ad esempio, don Angelo Tarticchio, di Gallesano, vicino a Pola, che aveva trentasei anni e fu arrestato insieme ad altri trenta dei suoi parrocchiani, fu buttato nella foiba di Lindaro e quando fu riesumato lo trovarono completamente nudo, con una corona di spine conficcata sulla testa, i genitali tagliati e messi in bocca. Don Miro Bulesic venne sgozzato a Lanischie, era già il 1947, abbondantemente dopo la fine della guerra. Siccome aveva studiato a Roma ed era gesuita era falso come tutti i gesuiti; era pur vero che durante la guerra partigiana si era prodigato per salvare due partigiani croati arrestati dai tedeschi, ma se questi ultimi lo avevano ascoltato significava che era loro amico e quindi ritennero opportuno sgozzarlo.
Furono trentasette i sacerdoti ammazzati in Istria in quegli anni.
Posso raccontare di Fiume. Pochi in Italia oggi sanno che la città che viene chiamata Rijeka era la Fiume d'Italia, che aveva dato esempi magnifici, bellissimi di attaccamento all'Italia. Ricordo, ad esempio, l'ultimo vescovo di Fiume italiana, monsignor Camozzo, che morirà esule, il quale, all'atto di andarsene da Fiume, volle portare via le sue cose dalla sua chiesa, ma in particolare la bandiera. Tagliò in tre il tricolore italiano: con la parte verde avvolse un calice e lo mise in una valigia, avvolse un altro calice con la parte bianca e poi una bibbia con la parte rossa, mettendola in un'altra valigia.
A Fiume nei giorni immediatamente seguenti il 3 maggio 1945 scomparvero due senatori del Regno ai quali il Parlamento italiano non si è mai degnato, ad esempio, di fare un busto, mentre sono stati fatti busti di altre persone: mi riferisco, ad esempio, al «Migliore» - vi sarebbe parecchio da dire e da dubitare sul fatto che sia un padre della patria - che troneggia nei nostri corridoi.
Il senatore Icilio Bacci fu arrestato nei primi giorni del maggio del 1945 e scomparve; il senatore Riccardo Gigante fu arrestato, si sa che fu portato in un bosco e buttato in una fossa comune. Ma vi erano altri casi. A proposito di Fiume, potremmo raccontare, ad esempio, il caso di Angelo Adam, ebreo antifascista, deportato dai tedeschi a Dachau, che si salvò, tornò a Fiume e quando, nel dicembre del 1945, riprese la sua attività sindacale insieme agli italiani, giacché questo non andava un granché bene ai nuovi padroni, fu arrestato assieme alla moglie ed alla figlia, fu deportato e scomparve.
A Fiume si usava impiccare la gente ai ganci di macelleria. A Fiume fu ammazzato il custode dei giardini, che si chiamava Adolfo Landriani. Gli volevano far gridare: «viva Fiume jugoslava»; lui gridò: «viva Fiume italiana» ed allora gli spaccarono la testa contro la parete ed egli continuò a gridare, con voce sempre più flebile. A Fiume fecero scomparire - lo ammazzarono e lo buttarono poi tra le rovine del Molo Stocco - un ragazzino che si era arrampicato sul pennone di piazza Dante e aveva messo la bandiera italiana.
A Zara si usava annegare la gente. Molti di voi conosceranno, ad esempio, il vecchio Maraschino dei Luxardo, che era una perla di Zara italiana. I Luxardo, tra l'altro, hanno ricostruito a Torreglia, in provincia di Padova, la vecchia fabbrica del Maraschino, che all'epoca era un vanto italiano. Nicolò Luxardo fu prelevato nel 1944 dai partigiani, portato oltre gli scogli di Zara assieme alla moglie, annegato e poi buttato a fondo. Pensate che Luxardo fu poi processato nel 1945, un anno dopo, e nella sentenza si disse che, non avendo risposto all'invito di comparizione, poiché si era tenuto nascosto, veniva condannato all'impiccagione in contumacia e tutti i suoi beni venivano confiscati.
A proposito di Zara, per chi raccoglie i vecchi numeri della Domenica del Corriere, vi è un'illustrazione di questo giornale del 1944 che narra la storia del farmacista di Zara, Ticina, che fu ammazzato ed annegato insieme alla moglie, alla figlia, al fratello ed alla nipotina di sei anni, tutti con una pietra al collo. A Zara non c'erano le foibe e quindi era più facile ammazzare annegando.
Vi potrei raccontare di Trieste, anche in questo caso pensando a tanta gente che conosco. C'è, per esempio, una persona già anziana che ricorda spesso e mi racconta con le lacrime agli occhi di suo padre che fu buttato nell'abisso, nella foiba Plutone, insieme ad altri quaranta ragazzi, tutti italiani, che erano le guardie carcerarie di Trieste. Lo riconobbero anni dopo perché in mezzo alla poltiglia di ossa e di resti umani c'era un brandello della sua giacca - era il maresciallo Ernesto Mari di Civitavecchia - con il nome della sartoria di Civitavecchia. Da questo particolare capirono che si trattava di lui.
Chi viene a Trieste può vedere nell'atrio del carcere i nomi di tutte le guardie carcerarie scomparse tutte nei primi giorni del maggio 1945 quando i titini entrarono a Trieste. La stessa cosa avviene entrando nell'atrio della questura di Trieste dove furono prelevate tutte le ottanta guardie di pubblica sicurezza che finirono nelle foibe di Basovizza. Così accadde per novantasette finanzieri.
Penso che possa bastare. Perché ho raccontato tutte queste storie? Forse semplicemente perché volevo che rimanessero nelle pagine degli atti parlamentari e perché questi uomini e queste donne non hanno mai avuto dall'Italia un ricordo e allora modestamente, per quanto mi è stato possibile, ho voluto regalarglielo io questa sera. Il rappresentante del Governo appare molto «scocciato» da ciò che dico e mi dispiace per lui; anzi, non mi dispiace affatto, ritengo di aver fatto una cosa giusta. Lo ripeto, ho fatto questo per dare prima di tutto delle testimonianze, anche se poi qualcuno dirà che in fin dei conti ricostruire la storia vuol dire capire che quelle atrocità, quelle efferatezze erano quasi la giusta punizione di uomini e di donne che non avevano alcuna colpa se non quella di essere italiani.
Se l'Italia per cinquant'anni non ha avuto il coraggio di ricordarli e di dare loro una testimonianza, un riconoscimento, ritengo di avere fatto bene ad averne parlato. Gli imbarazzi della sinistra in questa vicenda sono pluridecennali ma è stato molto bello che, per esempio, il Presidente della Camera Violante (non dubito che egli mi darà modo e possibilità o lo darà al Parlamento di esaminare questo provvedimento non mettendolo al ventesimo posto nell'ordine del giorno di domani, ma in una posizione più avanzata se davvero ritiene giusto e doveroso che l'Italia a più di cinquant'anni da questi fatti dia un riconoscimento a quegli uomini e a quelle donne) abbia dichiarato: «Nella storia scritta dai vincitori una particolare condiscendenza fu usata per Tito. Le foibe furono un genocidio ma dovevano scomparire». Il senatore Pellegrino, sempre dei DS, nel 1997 dichiarò davanti alla Commissione stragi: «Le foibe sono eccidi di incredibile ferocia, non possono dividerci tra destra e sinistra. Con la verità bisogna fare i conti sempre».
Non dubito che a tutte queste belle cose seguano i fatti e quindi mi auguro che nelle poche settimane che rimangono prima della fine della legislatura questa proposta di legge diventi legge. È anche l'auspicio che mi ha fatto qualche settimana fa il Presidente del Consiglio e che mi ha fatto estremamente piacere.
Vogliamo dire qualche cosa di più, per esempio, sulla tragica contabilità dei morti delle foibe?
Ho fatto dei casi ma erano pochi. È difficile stabilire un numero, ma è vero che c'è una letteratura in gran parte - lo
dico tra virgolette - «underground» di uomini che hanno dedicato una vita intera a ricostruire quei fatti. È il caso, per esempio, di Luigi Papo: ho con me un poderoso volume che raccoglie diciassettemila nomi ed ha il titolo L'Albo d'oro della Venezia Giulia e della Dalmazia. Luigi Papo, che è stato prigioniero degli jugoslavi, nell'introduzione scrive: «Erano i giorni della mia prigionia nel campo di Prestrane. Feci a me stesso una promessa solenne: se fossi uscito vivo, avrei continuato a lottare per l'italianità delle nostre terre e dedicato ogni mio minuto libero al ricordo dei caduti. Ho mantenuto la promessa». A Luigi Papo mi legano anche sentimenti di amicizia e di affetto, perché ha veramente dedicato la sua vita a mantenere viva la testimonianza e a ricostruire la memoria.
Signor Presidente, mi spaventa vedere da vicino uomini e donne, esuli dall'Istria, che si portano dietro quelle vicende dolorose. Non credo che si debba vivere perennemente con il ricordo del dolore, ma non è neppure giusto che di tutto questo non resti nulla. Mi opprime e mi rattrista vedere che passano gli anni e le generazioni e, piano piano, scompaiono tasselli di storia. In tal modo scompaiono le storie tragiche che vi ho raccontato, anche se sono testimonianze e memorie che contengono una spiritualità che fa spavento: sono storie e memoria che debbono tornare a far parte dei miti unificanti della nazione.
Mi spaventa vedere che pian piano il vecchio dialetto di coloro che venivano da Cherso, da Lussino, da Pola e da Capodistria sta scomparendo; scompaiono le vecchie tradizioni e le storie e di tutto ciò all'Italia non resta quasi più nulla; eppure, quegli uomini e quelle donne hanno dato tanto e il loro sacrificio è stato, prima di tutto, un sacrificio di italianità.
Con la proposta di legge di mia iniziativa non chiedo nulla di più e nulla di meno di una semplice medaglietta: ovvero, il riconoscimento, a cinquant'anni di distanza, da parte dell'Italia (la loro patria) al loro sacrificio. Non si chiedono benefici economici o assegni; non si chiede nulla del genere, ma si chiede una semplice medaglietta che dimostri che l'Italia li ricorda. Quelle famiglie e quella gente non chiedono nulla di più.
Come dicevo, mi spaventa constatare che nell'Italia di oggi nessuno più conosce i nomi di quelle città o la storia di quelle terre. Come diceva il collega Niccolini, è normale leggere che con la fine della guerra l'Italia restituì l'Istria alla Jugoslavia: è una cosa inaudita! Non solo la Jugoslavia prima non esisteva (basterebbe aver studiato un po' di storia per saperlo), ma in quelle terre vi è stata una tradizione e una lingua italiana per secoli e millenni.
A proposito del numero delle vittime, vorrei precisare che il solo comando del Governo militare alleato di Trieste (come sapete, la città di Trieste fu amministrata dal Governo militare angloamericano fino al 1954) affermò di aver ricevuto 4.768 richieste in ordine a persone scomparse dopo il 1o maggio 1945: in particolare, 2.210 a Trieste, 1.160 a Gorizia e 998 a Pola. Radio Londra affermava che nel mese di maggio 1945 sono state deportati e non hanno fatto più ritorno a Trieste 2.600 civili. Il Comitato di liberazione nazionale inviò alla Conferenza di Parigi un memoriale nel quale si affermava che circa 12 mila giuliani furono prelevati e deportati.
Il sindaco di Trieste Gianni Bartoli, nel suo Martirologio delle genti adriatiche, riportò un elenco nominativo dei civili e militari scomparsi e uccisi a Trieste e nella Venezia Giulia. Erano 4.122 nomi, c'erano 21 ripetizioni, ne furono aggiunti poi altri 260. In totale, solo lì furono elencate 4.361 vittime: civili 2.916, guardia di finanza 242, polizia 309, carabinieri 94, guardie civiche, volontari della libertà e membri del CLN 51. È notorio, a questo proposito, che nelle foibe finirono anche parecchi uomini del Comitato di liberazione nazionale, perché le stragi delle foibe furono un disegno preordinato teso ad eliminare la componente italiana. Quello che è apparso inequivocabilmente sotto gli occhi di tutti in questi ultimi anni a proposito della macelleria balcanica che si è scatenata nelle terre della ex Jugoslavia è stato il principio della pulizia etnica, che gli italiani furono i primi a subire, circa cinquant'anni fa.
Non c'è dubbio che le stragi delle foibe che funestarono le terre giuliane dal 1943 al 1945 ed anche a guerra finita non furono, come afferma certa storiografia - partigiana in tutti i sensi -, la reazione, in fin dei conti giustificabile, delle popolazioni slave alle vessazioni subite dall'Italia e in particolare dal regime fascista. Le foibe furono invece la realizzazione brutale di un piano di snazionalizzazione, di pulizia etnica, di cultura italiana, di arte italiana, di lingua italiana, di tradizione italiana. Non è un caso, infatti, che in questo piano di sterminio della componente italiana la prima fase fu quella della scelta deliberata di massacrare tutto quello che poteva rappresentare istituzione o classe dirigente e quindi, in questo senso, Guardia di finanza, carabinieri, tutti quelli che avevano una divisa che in qualche modo rappresentasse l'Italia. Poi vi fu la caccia fanatica al professionista, al laureato, al maestro, al dirigente, che venivano regolarmente accusati di essere fascisti o borghesi o qualcosa del genere. A questa prima fase seguì quella del terrore generalizzato, che portò alla seconda fase, che fu devastante e drammatica; oltre, cioè, ai 12, 15, 17 o 20 mila morti infoibati, come dice Papo, vi fu l'esodo dei 350 o 380 mila italiani dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Scrive il Pitamitz: «Città grandi e piccole, paesi e borghi si svuotarono letteralmente. Vi rimasero solo gli slavi, dove erano minoranza, e talvolta nemmeno loro. Furono infatti circa 10 mila gli istriani e croati che si trasferirono nella penisola conservando la cittadinanza italiana, mentre altri 40 mila emigrarono all'estero. Fiume italiana contava 66 mila abitanti, se ne andarono in 58 mila. Pola ne contava 40 mila, partirono in 36 mila. Più di 380 mila persone abbandonarono le loro case, la quasi totalità, anche se si continua a dire che se ne andarono solo quelli che avevano qualcosa da perdere, cioè i capitalisti, i borghesi, i fascisti: e come tali in Italia gli esuli furono accolti dai comunisti e dalla loro stampa, che li definì "criminali fascisti sfuggiti al giusto castigo". A Venezia, per i primi profughi da Pola, che arrivarono su una nave, ci furono sputi e fischi». È notorio, infatti, che quando Pola nell'arco di un mese si svuotò totalmente e fu portato via anche il feretro di Nazario Sauro, questo fu accolto dagli sputi a Venezia. È famosa, per esempio, la vicenda del treno dei profughi ai quali la Croce rossa doveva dare, alla stazione di Bologna, un po' di acqua e un po' di latte, che non fu fatto fermare.
Queste vicende fanno parte della storia, ma mi fermo qui, altrimenti andremmo magari a finire a parlare di qualcosa che non rientra in quello che ci siamo ripromessi di discutere questa sera.
Ripeto: tutti loro non hanno avuto un riconoscimento dall'Italia. Penso, anche se abbiamo poco tempo nel corso di questa legislatura, che abbiamo la possibilità «storica» di sanare questa grande ingiustizia. A questa gente che ha fatto un grande sacrificio, che ha subito un vero e proprio grande martirio di italianità e di libertà, l'Italia ha il dovere di dare un riconoscimento: una medaglietta che non costa nulla e che rappresenta, però, un grande e profondo significato morale e nazionale che non dubito vorremmo dare, a 50 e più anni da quei fatti, con il consenso e l'assenso di tutte le forze parlamentari, di tutti gli italiani di buona volontà."

"Signor Presidente, onorevoli deputati, ci sono pagine, nella storia dei popoli e degli uomini, che grondano di dolore e di ingiustizia. Cinquant'anni fa con quel trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 si scrisse una di quelle pagine. Essa segnò la tragedia degli italiani di Trieste, che visse un lungo dopoguerra terminato solo il 26 ottobre 1954; la tragedia degli italiani dell'Istria, del Quarnaro e della Dalmazia; la tragedia di un esodo incompreso, che fu scelta di dignità e di amore per la libertà e per la propria patria; la tragedia di un esodo che disperse 350 mila uomini e donne in ogni angolo d'Italia e del mondo; la tragedia di migliaia di famiglie abbandonate a se stesse, in balia del terrore che si respirava nell'Istria insanguinata dalle foibe, come a Fiume, come a Zara, quelle foibe che il vescovo Santin, arcivescovo di Trieste e Capodistria, definì calvari con il vertice sprofondato nelle viscere della terra.
Ventimila furono i morti senza croce: si spopolarono, d'un tratto, paesi e città, lidi e campagne. Quasi tutti se ne andarono, lasciarono le case, i propri morti, serrando il pianto in gola, stringendo nella mano un pugno della rossa terra istriana. Portarono via le povere cose, qualche ricordo, un'insegna, una fotografia, un vecchio quadro, una bandiera.
Il bel dialetto veneto...

PRESIDENTE. Mi scusi.
Colleghi, per cortesia, un po' di rispetto non solo per il collega, ma per la questione di cui stiamo parlando!
Onorevole Petrini, stia seduto, per favore.

ROBERTO MENIA. Il bel dialetto veneto, la dolce lingua del sì, non si sentirono quasi più cantare e rimasero muti i leoni di San Marco, le pietre degli archi e delle arene, i cento e cento campanili.
Chi vi parla non c'era a quel tempo, non ero neanche nato. Eppure non sapete come penetri nell'anima di chi, come me, è figlio di uno di quei 350 mila il dolore dell'esule e come si senta il legame profondo con una terra che non hai mai calcato ma che ti chiama e ti parla ancora, anche se la vedi oltre il mare ed oltre un confine.
Vorrei che questo mio ricordo rimanesse fuori dalle vecchie divisioni, dalle passioni e dai rancori per essere condiviso da ognuno di voi.
Una cosa chiede la mia gente, la gente dell'esilio, che sia riconosciuto il valore di quell'esodo dei giuliano-dalmati, che fu un grande plebiscito di italianità e di libertà; che questa pagina di storia diventi davvero patrimonio della coscienza di tutti gli italiani, squarciando il velo, la congiura del silenzio di questi cinquant'anni.
Il mio appello a voi, deputati della Repubblica, che uno ad uno e tutti assieme rappresentate la nazione italiana, è un appello alla riconquista e al recupero della memoria storica, perché una nazione senza memoria è una nazione senza futuro.
La nostra nazione nella ininterrotta continuità storica del suo divenire ha scritto duemila anni di storia su quella sponda orientale dell'Adriatico e noi dobbiamo oggi e per il futuro alimentare ancora, per quanto ci è possibile, quella fiammella di italianità che, nonostante tutto, arde tuttora in queste terre.
Lasciatemi allora per un attimo volare idealmente oltre la terra ed oltre il mare e ricordare quell'altare di Perasto, dove duecento anni fa, era il 1797, all'indomani della pace di Campoformido fu ammainato il gonfalone della Serenissima Repubblica di Venezia e fu sepolto sotto l'altare di Perasto tra la folla che piangeva mentre l'ultimo capitano di Venezia, il capitano Viscovic, pronunciava quelle parole che sono rimaste l'orgoglio e il giuramento dei dalmati: «ti con nu e nu con ti», che forse molti di voi nemmeno sanno è ancora fregiato sulla ammiraglia della nostra marina militare.
Penso a quelle isole di Dalmazia, ad Arbe del Santo Marino, a Curzola di Marco Polo e del Milione, a Spalato del palazzo di Diocleziano, a Spalato del nobile Baiamonti, la Spalato di Francesco Rismondo, a Traù, quella piccola Venezia con i suoi leoni, a Sebenico di Niccolò Tommaseo, che scrisse il primo Dizionario della lingua italiana , a Zara che fu Iadea, la bizantina Diadora, perla di italianità e di venezianità; parlo di Cherso e di Lussino, di Veglia dove comparve il primo leone di San Marco, nel 1250; di Fiume, la romana Tarsatica, dove correva il limes Italicus della decima regio - Venetia et Histria; penso a Fiume l'olocausta, penso ad Abbazia, perla del Quarnaro, penso a Pola che fu Pietas Iulia, a quella sua arena, a Rovigno, che fu Rubinium, a Parenzo, Iulia Parentium, a Pisino della grande foiba, del castello dei Montecuccoli, a Pisino di Fabio Filzi, impiccato a Trento nel castello del Buon Consiglio assieme a Cesare Battisti, penso a Montona, penso a Buie da cui veniva la mia famiglia, ad Umago, a Isola, a Pirano, a Capodistria, che fu...

PRESIDENTE. Onorevole Menia, le chiedo davvero scusa, ma dovrebbe concludere.

ROBERTO MENIA. ...che fu a Giustinopoli, e con questo concludo il mio intervento.
Penso a Capodistria e lasciatemi finire con le parole del più grande figlio di Capodistria, quel Nazario Sauro che la notte del 10 agosto del 1916, prima di essere impiccato, lasciò parole nobilissime a suo figlio maggiore, che sono le parole che restano come giuramento degli istriani e dei figli degli istriani, e dei figli dei figli dei figli che verranno. Scrisse al figlio Nino: «E tu giura, o Nino, e fallo giurare ai tuoi fratelli quando avranno l'età per comprendere, che sarete sempre e dovunque prima di tutto italiani» (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia, dei popolari e democratici-l'Ulivo e di rinnovamento italiano - Molte congratulazioni)."









































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mercoledì, 09 giugno 2004
 

ORA BASTA!

 

Bomba carta esplode sotto palco comizio Fini, feriti

(ANSA) - BOLOGNA, 8 GIU - Una bomba carta e' esplosa sotto il palco del comizio bolognese del vicepremier Fini per le elezioni del 12 e 13 giugno. Secondo le prime informazioni la forte esplosione avrebbe provocato il ferimento di cinque persone, medicate direttamente sul selciato di Piazza Maggiore.
2004-06-08 - 22:23:00

 

Bomba carta a comizio Fini: 6 feriti, 2 in ospedale

(ANSA) - ROMA, 8 GIU - L' esplosione della bomba carta a Bologna durante il comizio di Fini ha provocato il ferimento, lieve, di sei persone. Quattro sono state medicate sul posto, due sono state trasferite in ospedale. La pista,secondo le prime ipotesi investigative, e' quella anarco-insurrezionalista e la campagna avviata da tali gruppi contro Alleanza Nazionale.
2004-06-08 - 22:38:00

 

Bomba a comizio Bologna: Fini,abbiamo la conferma di un clima

(ANSA) BOLOGNA,8 GIU-Dopo l'esplosione della bomba carta durante il suo comizio,Fini commenta:'Dopo gli attentati dei giorni scorsi abbiamo la conferma di un clima'. Questa esplosione e' un segnale di non completa democraticita' da parte di chi l' ha messa', commenta Berlusconi appena sceso dall' aereo che lo ha portato al Vertice del G8. Casini telefona a Fini:'e' un atto vergognoso'. Solidarieta' al vicepremier da tutti i leader politici.
2004-06-09 - 00:00:00

 

Quello di ieri è solo l'ultimo in ordine di tempo e il più grave degli atti di violenza compiuti contro Alleanza Nazionale. Fra domenica e lunedì vi sono stati ben cinque episodi: finora il più grave era stato registrato a Livorno, dove sono stati devastati i comitati elettorali di Altero Matteoli e di Guido Guastalla, esponente ebraico e candidato sindaco per la lista civica di centrodestra. In Sardegna, sempre tra domenica e lunedì, lo scenario non cambia: l'ufficio del capogruppo regionale di An, Bruno Murgia, bersaglio di un attentato dinamitardo rivendicato dai Nuclei proletari per il comunismo. I "soliti ignoti", invece, appiccano un incendio all'abitazione di un candidato di An a Forlì, Francesco Minutillo. E' evidente che non si tratti di semplici atti di vandalismo, e la pista "politica" non può non chiamare in causa i gruppi anarchici, marxisti leninisti e "disobbedienti" vari che già da tempo hanno dimostrato una spiccata propensione a commettere simili atti.

Quello che mi chiedo e che domando anche a voi è per quale ragione le sinistre "parlamentari" continuino a flirtare con queste frange, arrivando a candidare alle elezioni addirittura i capi carismatici del cosiddetto "movimento pacifista" collusi con questi teppisti (Agnoletto, Casarini etc.). Quando anche le sinistre avranno la stessa intelligenza dimostrata dall'allora MSI, ben prima di Fiuggi, che ha allontanato dalle prorie sedi i gruppi skinhead, che allora rappresentavano un problema notevole per la sicurezza? Quando capiranno le sinistre che rinunciare a un pugno di voti di questi figuri li porterebbe ad essere più presentabili? E quanto dovremo attendere dal Governo una legge analoga alla famigerata Mancino, che pur andando a intaccare le libertà individuali, ha risolto alcuni problemi per l'ordine pubblico?

Fuori i teppisti dalla Politica!

 




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martedì, 08 giugno 2004
 

All'anima degli jettatori!!!

Facimm 'e ccorna!

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La perfida Albione...

Estratto dal Financial Times di Giovedi 27/5: "La performance di Romano Prodi come presidente della Commissione europea è stata orrenda. L'ex premier italiano è l'uomo sbagliato per l'incarico. Non ha dimostrato né larghezza di vedute né l'attenzione ai dettagli richiesta per uno dei ruoli più difficili del mondo. Manager incapace, gli ha fatto difetto la capacità di comunicare, con una allarmante propensione alle gaffe. Prodi dovrebbe fare ora una cosa onorevole e dimettersi".

posted by Masterofpuppets | 19:37 | commenti (1)
 

Loro li conoscevano bene...

Leggere non vuol dire capire

"Come definisci un comunista? Chi legge Marx e Lenin. E un anticomunista? Chi capisce Marx e Lenin" (Ronald Reagan)

I cretini

"Non tutti quelli di sinistra sono cretini. Ma tutti i cretini sono di sinistra!" (Indro Montanelli)

posted by Masterofpuppets | 16:20 | commenti (1)
 

Una persona da votare!

Siamo ormai prossimi alle Elezioni Europee che si terranno sabato 12 e domenica 13 giugno. Dopo lunghe incertezze e meditazioni ho sciolto le mie riserve, e ho deciso di votare un amico. Oltre ad essere la risposta di Alleanza Nazionale a Clark Kent, è anche una persona competente, seria e affidabile. Lo dimostra anche il plebiscito con cui è stato rieletto Sindaco della sua città (78%). Pertanto, cari naviganti, se risiedete nella Circoscrizione Nord Est (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige) vi invito a prendere in considerazione l'idea di seguire la mia scelta. Se volete, il confronto è aperto!

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venerdì, 04 giugno 2004
 

Avviso ai naviganti...

Alla luce di recenti accadimenti, la Direzione (cioè: IO!) rende noto che:

1) il presente blog, per argomenti trattati e immagini contenute, non è adatto ad un pubblico di sinistra. Se ne sconsiglia pertanto la visione a meno che non si abbia il coraggio di mettere in discussione le proprie "granitiche certezze" o non si abbiano capacità psicoattitudinali e/o intellettuali sufficienti per affrontare un serio e costruttivo dibattito;

2) ogni vile attacco antifascista verrà punito in proporzione aurea (1 a 10). Pertanto, per ogni singolo atto la Direzione (cioè: IO!) replicherà con dieci azioni similari sul blog o sul sito del banditen. In caso di impossibilità ad attuare la rappresaglia, verranno decimati siti o blog appartenenti a soggetti ideologicamente vicini al banditen. Se l'attacco avviene da parte di anonimo, la Direzione (cioè: IO!) si riserva l'insindacabile facoltà di eliminarne ogni traccia.

Letto, approvato e firmato il 4 giugno 2004

S.E. Cav. Masterofpuppets

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giovedì, 03 giugno 2004
 

Decima, Comandante!

Al lavoro ragazzi, con animo e fede. Le nostre piccole difficoltà saranno tutte superate, purchè teniamo sempre a posto i nervi e ci ricordiamo che a noi soldati, per il nostro ordine e la nostra disciplina, è affidato il compito della ricostruzione nazionale.

Decima!
J.V.Borghese

Con il grido "Decima, comandante!" i marinai della X^ Flottiglia MAS rispondevano al saluto "Decima, Marinai!", lanciato dal loro Comandante Junio Valerio Borghese. In occasione della pubblicazione della prima biografia completa di uno dei più grandi marinai italiani (Sergio Nesi "Junio Valerio Borghese" - con la collaborazione di Andrea e Valerio Borghese - Edizioni Lo scarabeo pagg. 715, euro 37), "Libero" di martedì 31 maggio ha pubblicato questi splendidi articoli. Alla fine troverete anche l'inno della X^ Mas.

 

Il principe dei Mas iniziò da palombaro di GASPARE DI SCLAFANI

 

A 30 anni dalla morte, pubblicato un libro che racconta le imprese di uno dei più abili ed eroici marinai del mondo, un uomo che iniziò la sua eccezionale carriera militare proprio in seguito ad un elogio dell'avversario, l'Ammiragliato britannico; e che sempre dal nemico, alla conclusione della guerra, fu sottratto alle indiscriminate vendette dei tribunali "del popolo". Per distruggere la fama e l'onore dell'ex comandante della Decima, l'Italia repubblicana lo accusò perfino di un golpe che risultò inventato Nel 1944, durante lo sbarco in Normandia, gli alleati si scontrarono con il battaglione "Longobardo" dei marinai della X M.A.S. Gli italiani difendevano l'isoletta di Cézembre, vicino a St. Malo.La resitenza opposta dalla X Mas costrinse gli americani a utilizzare un'arma mai vista prima d'allora, il napalm. Il 22 agosto, 265 bombardieri sganciarono tonnellate di bombe che fecero strage dei militari italiani. «S e Badoglio ci avesse fatto uscire dalla guerra in modo decoroso e onorevole, avrei obbedito. Se Umberto di Savoia o il duca d'Aosta si fossero messi a capo delle Forze Armate abbandonate a loro stesse, avrei obbedito. Ma col loro comportamento i capi responsabili del paese avevano abdicato alle loro prerogative, perdendo così, secondo la mia etica, ogni autorità e diritto a impartire ordini. Era per me inammissibile che, do vendosi sottrarre alla guerra e all'alleanza, lo si facesse in modo così ipocrita e indecoroso. Una guerra si può vincere o si può perdere, ma si deve saper perdere con dignità». Così nelle sue "Memorie" il principe Junio Valerio Borghese, mitico Comandante della X M.A.S., descriveva il suo stato d'animo dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, giustificando la sua decisione di non deporre le armi e di continuare a combatterea fianco del Reich tedesco. In una intervista rilasciata a Giampaolo Pansa il 4 dicembre 1970, Borghese, dopo aver affermato di avere pianto quel vergognoso 8 settembre, al comunicato di Badoglio, aggiungeva: «Quel giorno io vidi il dramma che si andava ad aprire per questa disgraziata nazione che non aveva più amici, non aveva alleati, non aveva più nessuno, non aveva più l'onore, era additata al disprezzo di tutto il mondo per essere incapace di battersi anche nella situazione avversa: non ci si batte solo quando tutto va bene». Questo era Junio Valerio Borghese; questa la sua etica, il suo senso della dignità e dell'onore. Principe romano discendente da una stirpe originaria del 1200, protagonista durante il secondo conflitto mondiale di straordinarie imprese diventate leggendarie, Medaglia d'Oro al valore militare, inquieto politico nel tormentato dopoguerra, costretto infine all'esilio con l'accusa di aver organizzato un inesistente golpe, Borghese è uno dei maggiori protagonisti apparsi nell'orizzonte della storia nel secolo scorso. Anche se sulle sue imprese sono stati scritti migliaia di articoli e decine di libri, mancava però finora una sua biografia completa ed esauriente. A colmare la lacuna ha pensato ora, a distanza di trent'anni dalla sua scomparsa, un ufficiale che gli è stato al fianco, Sergio Nesi. Il libro ha per titolo "Junio Valerio Borghese, un Principe, un Comandante, un Italiano". Junio Valerio Borghese, nato a Roma il 6 giugno 1906, dopo gli studi all'Accademia Militare di Livorno e il matrimonio con la contessa russa Daria Wassilievna Olsoufieff, sorella di un altro ufficiale di Marina, ottiene il suo primo imbarco sul sommergibile "Tricheco", per poi passare sul "Titano", un vecchio rimorchiatore d'alto mare usato come nave appoggio per i sommergibili e per i palombari. Qui, facendo il tirocinio per ottenere il brevetto di palombaro, si rivela un allievo eccezionale, battendo il record mondiale di 150 metri di profondità. Nel giugno 1937 assume il comando del sommergibile "Iride" col quale partecipa alla guerra di Spagna. E' una guerra "piratesca", durante la quale Borghese commette un errore: lancia un siluro contro il cacciatorpeniere inglese, "Havock", scambiandolo per una nave spagnola repubblicana. Il siluro non va a segno ma da quel momento Borghese deve ricorrere a tutti i trucchi che conosce per riuscire a salvare l'"Iride" dalla rabbiosa reazione dei britannici. L'incidente provoca un caso diplomatico. Al suo rientro a Napoli, Borghese riceve accoglienze glaciali ed è subito accompagnato a Roma, al Ministero della Marina. E' teso, sa di rischiare una severissima inchiesta. Ma, una volta al cospetto del Coman- dante in capo della Flotta subacquea, è invece accolto con un affettuoso abbraccio e ricoperto di elogi. Come mai un cambia mento così repentino di umori? Pochi minuti prima del suo arrivo, Mussolini ha fatto pervenire al Ministero della Marina una copia del comunicato ufficiale dell'Ammiragliato inglese relativo al mancato siluramento dell'"Havock". Vi si legge che «la manovra d'attacco e la susseguente manovra di disimpegno del sommergibile sono state condotte in maniera tale da fare definitivamente ritenere che detto sommergibile non appartenga nè alla marina russa, nè a quella repubblicana "rossa", ma ad una marina che ha degli ottimi comandanti e degli equipaggi molto addestrati» . In calce al messaggio, un'annotazione: «Mi compiaccio, Mussolini».

 

Alzò il tricolore con un buco al posto della croce di Savoia

Non accettò la vergogna della resa dell'8 settembre, e quel giorno gettò via tutte le sue medaglie

 

[g.d.s] Sgomento, incredulo, la sera stessa dell'8 settembre Borghese prende la sua decisione: non cederà le armi, non combatterà contro i tedeschi, nè tanto meno seguirà l'esempio del suo diretto superiore, l'ammiraglio Aimone di Savoia duca d'Aosta, fuggito «per essere subito a fianco del Re». Il giorno dopo nella caserma di Muggiano, presso la Spezia, dove ha sede il comando della Decima, tutto è come prima, anche se l'edificio è circandoto dai tedeschi. Gli uomini della Flottiglia sono presenti al completo. Alle 8, quando il trombettiere suona l'adunata per l'alzabandiera, ufficiali, sottufficiali e marinai si schierano nel piazzale. L'ufficiale di picchetto, il giovane guardiamarina sardo Luigi Kalby, avanza tenendo tra le braccia la bandiera, ma, quando è davanti al pennone, si ferma, spiega il telo a metà e, con una forbice, taglia dal bianco centrale lo stemma di Casa Savoia. Infine il Tricolore, così mutilato, è sollevato in cima al pennone. Borghese saluta la nuova bandiera senza una parola. La X Flottiglia M.A.S. ha troncato i ponti con la monarchia. Borghese e la Decima sono temuti e rispettati dai nemici e godono di un tale prestigio a Berlino - soprattutto da parte dell'ammiraglio Dönitz - che nè lui nè i suoi uomini sono mai minacciati o disturbati dai tedeschi. Tre giorni dopo l'armistizio, anzi, è firmata una singolare dichiarazione di "alleanza" fra la piccola X Flottiglia M.A.S. e il Grande Reich, che durante i venti mesi della Repubblica Sociale Italiana sarà per il Comandante e ai suoi uomini una sorta di scudo protettivo contro gli attacchi e le insidie di numerosi gerarchi gelosi di tanta autonomia. Il prestigio di Borghese è tale che ben presto alla sua Decima sarà un affluire continuo di giovani volontari, tanto da portarla dagli inziali 200 uomini a duecentomila, impegnati a operare sia sui fronti marittimi, coi mezzi d'assalto e i minisommergibili, sia sui fronti terrestri, da Anzio a Nettuno fino ai confini orientali di Gorizia, all'Istria e alle isole del Quarnaro. Le invidie e le gelosie da parte dei vertici della Guardia nazionale della Rsi come da parte dello Stato Maggiore dell'Esercito e della Marina sono però tali da portare nel dicembre 1943 all'arresto di Borghese con l'accusa di tradimento. La reazione dei suoi uomini e degli stessi comandi tedeschi non si fa però aspettare: pochi giorni dopo, Mussolini è costretto a s carcerarlo. Sciolta la X Flottiglia M.A.S. il 26 aprile 1945, Borghese, incredibilmente, è poi sottratto alle indiscriminate vendette degli improvvisati "tribunali del popolo" dagli stessi vertici del Comitato di Liberazione Nazionale e poi protetto dai Servizi di Sicurezza americani. Internato per quattro anni fra Procida, Forte Boccea e Regina Coeli, è liberato nel febbraio 1949, dopo essere stato riconosciuto responsabile dal Tribunale di Roma del solo reato di "collaborazione militare" ed essere stato invece assolto da ogni altra infamante imputazione. Infine, i suoi trascorsi in politica, prima nel MSI di Almirante, come presidente onorario, poi come fondatore del "Comitato Tricolore Nazionale" e del "Fronte Nazionale". Ma non era, Borghese, un "animale" politico. Era un militare, un idealista, un patriota che voleva difendere l'integrità della nazione e, pensate, sognava di escludere i partiti da ogni partecipazione all'attività di governo e al sistema sindacale. Per toglierlo di mezzo gli inventarono un golpe su misura, costringendolo a fuggire in Spagna dove sarebbe morto il 26 agosto 1974, all'età di 68 anni.

 

Collaudò un minisommergibile per violare il porto di New York

 

[g.d.s] Il 10 giugno 1940 l'Italia entra in guerra. L'11 settembre Borghese, nominato il mese prima capitano di corvetta, prende il comando del mitico "Sciré", uno dei tre piccoli sommergibili destinati a trasportare i famosi "maiali" - siluri a lenta corsa pilotati da due uomini - nei porti nemici. Proprio con lo "Sciré" Borghese, nell'ottobre 1940, riusce a portare il suo primo attacco alle navi da battaglia inglesi ormeggiate a Gibilterra, trasportando fin quasi all'imboccatura del porto tre equipaggi di mezzi d'assalto, formati dalle coppie Birindelli-Paccagnini, Tesei- Pedretti, de La Penne- Bianchi. Un'impresa rischiosissima e quasi impossibile, per la quale il principe riceve la Medaglia d'Oro al Valor Militare, assieme ai sei coraggiosi operatori dei mezzi d'assalto, riusciti miracolosamente a salvarsi. Da quel momento inizia l'epopea della X Flottiglia M.A.S., nata ufficialmente agli inizi del 1941 e di cui nei primi tempi Borghese ha la responsabilità del reparto subacqueo per poi assumerne l'intero comando. Sarebbe troppo lungo, ora, elencare tutte le imprese della Decima. Nel novembre del 1941, dopo l'affondamento della portaerei "Ark Royal" ad opera di un U-Boot tedesco, la flotta inglese nel Mediterraneo è ridotta a sole due grandi navi da battaglia: la "Queen Elisabeth" e la "Valiant". Sono ormeggiate nel porto di Alessandria d'Egitto, protette da una vigilanza continua e da un sistema di reti parasilu- ri. Ebbene, entrambe, nel dicembre dello stesso anno, sono prese di mira e gravemente danneggiate dagli uomini di Borghese, promosso nel frattempo capitano di Fregata. Dopo la straordinaria impresa, Borghese è nominato dal re Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia ed è decorato dai tedeschi con la Croce di Ferro di 1a classe, mentre i sei operatori - Luigi Durant de La Penne, Antonia Marceglia, Vincenzo Martellotta, Mario Marino, Emilio Bianchi, - ricevono tutti la Medaglia d'Oro e sono promossi per meriti di guerra. All'8 settembre del 1943, il bilancio delle imprese del coraggioso pugno di uomini al comando di Borghese - duecento in tutto - ha dell'incredibile: 265.352 tonnellate di naviglio nemico affon- date, un terzo del totale! Borghese sta progettando un'impresa ancora più clamorosa delle precedenti, l'attacco a New York con un piccolo sommergibile da lui stesso collaudato, quando è sorpreso dall'annuncio dell'armistizio. Un suo manuale sulla guerra sottomarina è stato tradotto nelle principali lingue del mondo e adottato perfino nelle Accademie navali dell'ex Unione Sovietica. Insomma, i nemici furono molto più cavallereschi con lui dei suoi compatrioti.

 

Inno della Decima Flottiglia MAS

Quando pareva vinta Roma antica,
sorse l'invitta Decima Legione,
vinse sul campo il barbaro nemico
Roma riebbe pace con onore.

Quando all'ignobil 8 di settembre
abbandonò la Patria il traditore
sorse dal mar la Decima Flottiglia
e prese l'armi al grido "Per l'onore"!

Decima Flottiglia nostra
che beffasti l'Inghilterra,
vittoriosa ad Alessandria
Malta, Suda e Gibilterra.

Vittoriosa già sul mare,
ora pure sulla terra
vincerai!

Navi d'Italia che ci foste tolte
non in battaglia ma col tradimento,
nostri fratelli prigionieri o morti,
noi vi facciamo questo giuramento:

noi vi giuriamo che ritorneremo
là dove Dio volle il tricolore.
Noi vi giuriamo che combatteremo
fin quando avremo pace con onore!

Decima Flottiglia nostra
che beffasti l'Inghilterra,
vittoriosa ad Alessandria
Malta, Suda e Gibilterra.

Vittoriosa già sul mare,
ora pure sulla terra
Vincerai!

Junio Valerio Borghese
























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martedì, 01 giugno 2004
 

Stranieri nell'arcipelago Gulag

Ieri sera, a "Lunedìtalia", è stato finalmente squarciato un velo. La trasmissione, condotta da Antonio Socci, ha presentato in esclusiva un documento agghiacciante: un documentario sugli stranieri detenuti nei lager sovietici dalla Rivoluzione d'Ottobre fino al 1986.

Di questo immenso e variegato popolo di dimenticati dalla Storia fecero parte italiani, tedeschi, giapponesi, scandinavi, cinesi, perfino inglesi e americani... La loro unica colpa era di essere stranieri e, pertanto, secondo il criminale codice penale sovietico, dovevano per forza essere spie. Nel corso degli anni in cui le sorti dell'URSS furono rette da Stalin, venne perfezionato ed ampliato il sistema concentrazionario già realizzato da Lenin. Ai prigionieri di guerra tedeschi e italiani - spesso anche semplici civili - si aggiunsero addirittura soldati americani e inglesi, "liberati" dai campi di concentramento tedeschi e spediti in Siberia! Moltissimi non fecero più ritorno: nel campo "internazionale", situato in una zona remota all'interno del circolo polare artico (-50°C in inverno, -10°C d'estate), la media dei decessi era dell'1%... al giorno!

Particolarmente raccapricciante quanto avvenne nel lager di Bukenwald. Proprio questo lager, reso famoso perchè quando arrivarono gli alleati fecero sfilare al suo interno i civili tedeschi perchè si rendessero conto di quanto era successo lì dentro, pochi mesi dopo la fine della guerra passò sotto il controllo sovietico. E i cancelli vennero riaperti e il campo tornò in funzione proprio come prima!!! In quel lager vennero così internati tutti gli stranieri anche civili. Da qui vennero poi trasferiti nell'arcipelago gulag siberiano. Chi ebbe la fortuna di poter rientrare a casa lo fece solo dopo più di 15 anni, senza mai aver capito per quale ragione venne arbitrariamente privato della Libertà.

posted by Masterofpuppets | 11:32 | commenti (10)