|
giovedì, 30 settembre 2004
Tennò Hei Kabanzai
"Tutte le notti mi mettevo al tavolo a scrivere, cercavo di individuare la causa della mia forte attrazione verso un particolare argomento, trascinavo ogni cosa nel conscio della mia mente e facevo bollire tutto nell'astrazione. Soltanto allora i miei sogni inconsci prendevano il sopravvento."

Yukio Mishima (1925 - 1970)
A mezzogiorno del 25 novembre 1970, l’aria è resa limpida, trasparente dal vento settentrionale che in questa stagione spazza via da Tokio il puzzo della benzina, il fumo delle industrie e delle altre scorie velenose del consumismo. Dopo aver consegnato all’editore le ultime pagine della tetralogia “ Il mare della felicità”, Yukio Mishima entra nel quartier generale del Corpo di autodifesa giapponese. Lo accompagnano quattro seguaci della “ Tate no kai”, Associazione degli Scudi, il suo elegante, simbolico piccolo esercito. Il comandante Maschita che - come molti ex ufficiali dell’armata imperiale sconfitta e dispersa - guarda con simpatia il rinnovato feudalismo militarista del noto autore di “ Confessione di una maschera”, “ Il Padiglione d’oro” e soprattutto “ Patriottismo”, si affretta ad accoglierlo. Ma viene presto immobilizzato dai cinque che si barricano nel suo ufficio. Qui, di fronte al Capo di stato maggiore preso in ostaggio e testimone, Mishima arringa i soldati, li incita a sollevarsi per far modificare la vergognosa costituzione “ democratica” imposta dagli americani alla fine della guerra. Ma i soldati non possono sentirlo, investiti dal clamore assordante delle reti televisive e degli elicotteri, interessati allo spregiudicato gesto mediatico che sta per accadere. Del resto, anche i soldati scherzano su quell’assalto di pochi nostalgici; irridono lo stesso Yokio, stravagante cultore di spada e di arti marziali, fanatico organizzatore di mostre del proprio corpo nudo. A questo punto - con la stampa direttamente, preventivamente informata del posto e dell’ora - si compie l’annunciato atto drammatico del “ Haxakure”, il codice segreto dei samurai. Mishima, in ginocchio sul tappeto, si denuda il busto davanti al Capo del corpo di autodifesa. Grida tre volte « Tennò Hei Kabanzai » , diecimila anni alla maestà dell’imperatore. E realizza il suicidio rituale con il taglio del ventre. Perfetto “ seppuko”, clamoroso “ harakiri” televisivo. Il pugnale infilato nell’inguine a sinistra, con la forza di entrambe le mani viene tirato a destra verso l’alto, squarciando il vent re . I m p rov v i s at e e faziose le inter pretazioni del gesto atroce. Nel migliore dei casi si parla di uno scrittore all’apice del successo, travolto da una crisi di impotenza creativa. Altri denunciano l’eterno narcisista scontento di sé, tragicamente deluso, disamorato della sua stessa prestanza fisica. I meno benevoli bollano l’ostinato neofascista, marchiano il pazzo, vetero imperialista nutrito di revanscismo hitleriano; alle cui pericolose, antidemocratiche idee si dovrà opporre il silenzio e l’oblio totale. Quest’ultima, estremistica posizione induce Feltrinelli, “ impegnato” editore di Mishima in Italia, a ripudiarlo di colpo, a sbarazzarsi ipso facto dei piombi dei suoi libri in composizione. A oltre trent’anni dalla morte, il giapponese Yukio Mishima si ripresenta nei Meridiani Mondadori, col primo dei due volumi ( anni 1949- 1961) dedicati ai “ Romanzi e racconti”, a cura di Maria Teresa Orsi ( che, nell’efficace quadro introduttivo, coniuga per il narratore nipponico talune istanze decadenti europee con il più attendibile simbolismo orientale). L’opera - il secondo volume uscirà nel 2005 - testimonia come sia impossibile oggi, a ragion veduta, rileggendo liberamente, senza pregiudizi, i testi, mantenere fisse per Mishima le invalse, forzate etichette di mitomane, erotomane, bellicista narciso, imperdonabile nazionalista. Alla “ maschera” dell’uomo di destra, allo scandalo del tardivo e retrivo samurai, questo primo volume dei Meridiani aiuta a sostituire la figura diversamente, integralmente creativa dell’artista, dell’eccezionale classico del Novecento in Oriente. I romanzi raccolti, “ Confessione di una maschera” ( 1949), “ Colori proibiti” ( 1951), “ Il Padiglione d’oro” ( 1956), “ La casa di Kyoto” ( 1958), rappresentano altrettanti manifesti, altrettante esperienze autobiografico- conoscitive di una ferma, originale, raffinata concezione di un’ esistenza assolutamente inimitabile. Il libro che a 24 anni decretò il successo di Mishima, “ Confessione di una maschera”, descrive i fermenti e i tormenti dell’autore giovane. Tra i primi ricordi resiste incancellabile la passione per una vignetta che ritraeva un nobile cavaliere, e la delusione di Yukio fanciullo quando viene a sapere che si tratta di una donna, Giovanna d’Arco. Nascono di qui il suo sfrenato amore per i principi, per gli eroi, per i valorosi maschi specie se uccisi o destinati a morire. Di qui la precoce, totale indifferenza, l’astio segreto verso le principesse e le donne in genere. A dodici anni, ammirando la riproduzione di un San Sebastiano, si accorge una volta di più che il suo interesse per i giovani forti, aitanti, non è di carattere estetico ma erotico. Allo scoppio della guerra, studente- lavoratore in un arsenale, crede di essere attratto dalla ragazza Sonoko, la corteggia, prova a baciarla; ma, contrariamente a quanto spera, il bacio non suscita in lui alcun desider io. Le sofferenze e i conflitti vissuti da Mishima nel delicato periodo della formazione si riflettono in “ Colori proibiti” e nel “ Padiglione d’oro”. L’urto dei due io che si agitano nel p ro t ago n i s t a a u t o b i o g r a fi c o, bellezza e violenza, vitalità e morte, sono impersonati dal vecchio, potente letterato Hinoki e dal giovane, luminoso Yuichi, di cui egli si serve per vendicarsi delle donne che lo fanno patire. La trama del “ Padiglione d’oro” deriva da un fatto di cronaca. Nel 1950 un novizio incendia il tempio del Padiglione d’oro nei dintorni di Koyoto. Con l’aiuto degli atti del processo, Mishima ricostruisce la dinamica del rogo. Mizoguchi, un ragazzo dal fisico debole, balbuziente e taciturno, vede nel mirabile edificio trecentesco l’incarnazione del bello, in palese contrasto con la propria, irrimediabile bruttezza. Quando, nel 1944, si rende conto che i bombardamenti possono distruggere il Padiglione dalla perfetta armonia, il legame tra sé brutto e la fatale, invidiata bellezza cresce, diventa esclusivo, determinante. Iniziazione e distrazione sessuale personalmente tentati, sono contrastati, annullati ogni volta dalla visione dello splendido santuario morituro che si intromette tra lui e la donna. La devota ammirazione per il sacro “ arnese” si trasforma in odio, in rancore ossessivo al punto di dovervi appiccare un fuoco disperato e liberatorio insieme. Ai romanzi nel Meridiano si affiancano i racconti, due dei quali, “ La morte di Radiguet” e “ Patriottismo”, celebrano i miti ricorrenti e strazianti della giovinezza e della morte. La passione di vivere, la scura, folle notte dell’amore adolescenziale, impossibile, effimero e tragico, che si sveglia per morire, trova un’eco profonda, dol o ro s a m e n t e eccitata e trasparente negli ultimi giorni dissipati e lucidi dell’autore del “ Diavolo in corpo”, morto ventenne, e del suo amico e maestro Cocteau, sconvolto dalla perdita e straniato dall’oppio. Quella che Marguerite Yourcenar definì la « abominevole e sublime cerimonia della propria morte » viene confermata, sdoppiata da Mishima nell’autobiografico “ Patriottismo”. Il tenente Takeyorno rifiuta di combattere gli insorti, disubbidisce agli ordini. Alla fine non gli resta che il suicidio rituale insieme alla giovane moglie Reiko ( corpo fresco, intessuto di latte, profumato di pioggia e di bosco). Ma prima del sacrificio, arde e brucia tra l’uomo e la donna l’estremo atto d’amore, la rovente, mistica fame che rende ancora e sempre complici sessualità e dissoluzione. Yukio Mishima Romanzi e racconti I Meridiani Mondador i Pagg. 1896, euro 49.
Tratto da Libero del 29/09/04. articolo di RENATO BERTACCHINI
mercoledì, 29 settembre 2004
The return of fucking hostile! Ovvero: libere! Ma ora chi paga?
Salutiamo con gioia il rilascio di Simona Pari e di Simona Torretta, le due italiane rapite in Irak e tenute in ostaggio per lunghe settimane. Bentornate in Patria!

Le due ragazze al loro sbarco a Roma col Presidente Berlusconi
ROMA (ANSA) - ''Religiosi che ci hanno insegnato i principi dell'Islam e alla fine si sono anche scusati e ci hanno chiesto perdono''. Risponde cosi' Simona Torretta, tornata alle 3,15 nella sua abitazione in via dei Salesiani, a chi le chiede notizie dei suoi rapitori, cioe' come persone osservanti della religione islamica e gentili. ''Ci sono stati momenti in cui abbiamo avuto paura di morire. In altri momenti ridevamo tra di noi'', ha aggiunto la Torretta riferendosi a Simona Pari. Sempre parlando dei rapitori la Torretta ha aggiunto: ''Hanno compreso il nostro lavoro e da quel momento il rapporto e' migliorato. Gente che ci ha trattato con molto rispetto e con molta dignita'''. Simona Torretta ha detto di non averli visti in faccia e di essere sempre stata insieme a Simona Pari, mentre gli altri due iracheni erano in un altro luogo.
''Non sapevano nulla di quello che succedeva all'esterno - ha aggiunto - avevamo poche notizie. Sappiamo della solidarieta' del popolo iracheno nei nostri confronti''. Su quale sia stata la cosa che le ha sostenute in questi 21 giorni di rapimento, Torretta ha spiegato: ''La fede. Abbiamo avuto tantissima fede e la forza interiore che ci ha sostenuto anche perche' potevamo sostenerci solo da sole''. Con i rapitori le due ragazze parlavano in inglese. Dopo aver abbracciato la madre sotto il portone della sua abitazione, Simona Torretta ha aggiunto: ''Devo stare vicina alla mia famiglia. Questo e' stato un dolore troppo grande. Mia madre non si meritava questo''.
SIMONA PARI, TRATTATE CON CALORE E SOLIDARIETA'
''Siamo state trattate bene con calore e solidarieta'''. Lo ha detto Simona Pari al termine dell' interrogatorio al quale e' stata sottoposta dal Pm Pietro Saviotti. ''Si, sto bene grazie''. Cosi' Simona Pari ha risposto ai giornalisti che, fuori la porta del sostituto procuratore Franco Ionta, la aspettavano al termine dell' interrogatorio. La ragazza e' apparsa pallida, ma si e' rivolta con un sorriso ai cronisti presenti. ''Non posso parlare - ha aggiunto - ma stiamo bene''.
LE DUE SIMONE, MAI VISTO IN FACCIA I RAPITORI
''Eravamo sempre bendate e non abbiamo mai visto in faccia i nostri rapitori''. E' quanto riferito ai magistrati romani da Simona Pari e Simona Torretta. Secondo indiscrezioni le due volontarie hanno sottolineato di essere tenute prigioniere sempre nello stesso luogo, non di sapere se siano cambiati i loro carcerieri. Le due giovani, inoltre, hanno precisato di non aver subito nessuna forma di violenza, ma di essere state trattate con cordialita' e rispetto.
Ai magistrati della procura di Roma le due giovani hanno raccontato che 'al momento dell'irruzione negli uffici dell' associazione 'Un Ponte per...' a Baghdad, i rapitori non avevano ne' un elenco di nomi, ne' le fotografie del gruppo di volontari. . Le due volontarie italiane hanno chiarito che, invece, al momento del sequestro a tutti gli occupanti dell'ufficio sono stati chiesti i nomi. Poi sono seguite fasi molto concitate alle quali hanno partecipato tutti i componenti del commando, dalle 10 alle 15 persone.
SCELLI: DA SEQUESTRATORI IN REGALO DOLCI E CARAMELLE
Al momento del rilascio di Simona Torretta e Simona Pari i sequestratori le hanno salutate regalando loro una scatola di dolciumi e caramelle. I rapitori hanno poi detto loro che questo dono serviva per il viaggio. Lo ha riferito Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa Italiana che si trova in Procura per essere ascoltato dal pm Franco Ionta. La scatola contenente i dolci - che appare anche nel video di Al Jazira che testimonia la consegna - e' stata poi portata in Italia da Simona Torretta. Il commissario ha detto che le ragazze sono state trattate ''benissimo''. ''Solo in alcuni momenti - ha aggiunto - hanno temuto per la loro vita'', del resto ''hanno vissuto come un grosso trauma la vicenda Baldoni''. Scelli, sottolineando ancora come le due ragazze ''siano legatissime fra loro'', ha poi detto, su richiesta dei giornalisti ''che i vestiti che indossavano questa sera erano stati forniti dai sequestratori''. ''Tra questi non c'erano donne. Le donne in Iraq - ha precisato - fanno solo figli''.
''Sono state sempre insieme, ma separate dagli altri due'', ha spiegato ancora Maurizio Scelli. ''Tutti sono andati via, noi siamo rimasti - ha detto Scelli - e abbiamo messo sul piatto il nostro impegno in Iraq''. Il commissario ha spiegato che le due ragazze ''stanno bene, ma certo, dopo ventuno giorni di prigionia, sarebbe stata dura per chiunque''. Scelli ha sottolineato che l'impegno profuso dalla Croce Rossa e le modalita' d'intervento adottate per ottenere il rilascio delle due Simona, e' stato analogo a quello per ottenere la liberazione dei tre body guards.
FINALMENTE LIBERE E A CASA L'aereo che ha riportato in Italia Simona Torretta e Simona Pari e' atterrato nell' aeroporto di Ciampino ieri poco prima delle 23.15.
Alcuni parenti di Simona Torretta e Simona Pari sono saliti a bordo. Quando si e' aperto il portellone del Falcon il primo ad affacciarsi dal velivolo e' stato il commissario straordinario della Cri, Maurizio Scelli.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il sottosegretario, Gianni Letta, sono saliti sull'aereo e sono ridiscesi poco dopo.
La prima a scendere dal Falcon 20 e' stata Simona Pari. Subito dopo Simona Torretta.
Le due ragazze sono state a lungo abbracciate dai loro familiari e alcuni di questi ultimi hanno anche abbracciato il commissario straordinario della Cri Maurizio Scelli.
Simona Pari e Simona Torretta si sono allontanate dall' aereo che le ha riportate in Italia tenendosi per la mano e sorridendo, fino alla saletta del 31/0 Stormo dell' Aeronautica. Le due giovani indossano abiti chiari, lunghi fino ai piedi. Simona Torretta ha anche una sciarpa scura, mentre Simona Pari indossa una sciarpa azzurra.
Simona Torretta e Simona Pari si sono avvicinate ai giornalisti facendosi riprendere e fotografare sorridendo di gioia. ''Stiamo bene'', hanno detto, e subito dopo sono state accompagnate nella saletta Vip. 'Siamo sempre state trattate bene. Ora tutto e' finito', hanno detto.
Dopo le foto e il saluto delle autorita' finalmente per Simona Pari e Simona Torretta e' arrivato il momento piu' atteso: l'abbraccio con gli amici, i volontari dell'associazione per cui lavorano e i familiari. Sorrisi, abbracci, occhi lucidi e qualche lacrima: le due ragazze sono state letteralmente sommerse dai loro amici. E per loro anche due mazzi di margherite, uno bianco e uno giallo.
In Italia non sono giunti i due iracheni che erano stati rapiti con le italiane e che sono stati liberati con loro. Raed Ali Abdul Aziz, ingegnere dello staff di ''Un ponte per...'', e Mahnaz Bassan, collaboratrice di Intersos, che alcune fonti avevano indicato in viaggio per l' Italia insieme alle due volontarie italiane, sono rimasti in Iraq.
Dopo una mezz'ora trascorsa in aeroporto con familiari e autorita' le due Simone sono state portate in elicottero verso la procura di Roma per essere ascoltate dai pubblici ministeri Franco Ionta, Pietro Saviotti ed Erminio Amelio.
La Procura della Repubblica di Roma acquisira' il video trasmesso dalla televisione satellitare Al Jazira in cui si vedono le due Simona, insieme con il commissario della Croce Rossa Maurizio Scelli, ancora incappucciate, mentre stanno per essere liberate.
Ripetiamo ancora una volta che siamo felici della positiva conclusione della vicenda da libro Cuore delle nostre due compatriote. Ma ci sorgono spontanee alcune riflessioni:
1 - I "resistenti" iracheni (?) che hanno rapito le due ragazze le hanno rilasciate probabilmente dopo il pagamento di un lauto riscatto - si parla di $ 1.000.000! Qualcuno mi sa spiegare come mai si parla ancora di combattenti per un qualche ideale (sbagliato) e non di anonima sequestri? Questi sono proprio delinquenti che credono solo nel dio denaro e si rifugiano dietro l'immagine di Allah!!!
2 - Come mai nessuno (nemmeno la "moralista" e fustigatrice estrema sinistra) non protesta per il presunto pagamento del riscatto? Quando vennero liberati Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, e Maurizio Agliana, dopo l'assassinio di Fabrizio Quattrocchi, e qualcuno ipotizzò che fosse stato pagato un riscatto, si levò un coro di proteste. Forse perchè i tre non erano iscritti o comunque vicini a Rifondazione Comunista? Pare che uno fosse addirittura iscritto ad Alleanza Nazionale!!!
3 - Il civilissimo Giappone ha chiesto agli ostaggi giapponesi liberati (volontari e pacifisti) di rifondere le spese sostenute per l'operazione. Nel caso in cui fosse davvero stato pagato un riscatto, non sarebbe opportuno che i gruppi pacifisti, che hanno infarcito di balle la testa delle due povere fanciulle, si prendessero le loro responsabilità e rifondessero lo Stato di quel denaro che magari sarebbe potuto viceversa essere utilizzato in modo diverso e più utile per i cittadini? Oppure potrebbero essere le due ragazze stesse a rifondere la somma, svolgendo la loro opera di volontariato a favore dei bisognosi italiani e alleviando le loro sofferenze, invece di pensare a tornare in Irak (notizia di questi minuti). Altrimenti questa volta è meglio che le lasciamo là se le rapiscono, perchè errare humanum est, perseverare autem diabolicum!!!
martedì, 28 settembre 2004
Niccolò Giani, uno che ci credeva davvero.
In occasione della pubblicazione di “Gli eroi di Mussolini - Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista" di Aldo Grandi, su Libero di venerdì 24 settembre è comparso questo omaggio al celebre gerarca giuliano.
IL DUCE GLI RUBO' L'ANIMA di ALESSANDRA MORI
Nella storia mondiale, a qualunque epoca essa si riferisca, si cela sempre un’altra storia: quella, personale, degli individui che l’hanno vissuta. Ed è solo cercando di conoscere quest’altra storia che si può arrivare a comprendere - senza per questo doverlo necessariamente condividere - anche ciò che, talvolta, può apparire privo di una ragion d’essere. È quello che ha fatto il giornalista e scrittore Aldo Grandi nel suo ultimo libro “ Gli eroi di Mussolini - Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista”, in libreria dal 29 settembre. « Nel 1984, a 23 anni, stanco di sentir sparare e sparlare gli altri sul fascismo - dice l’autore - decisi che dovevo essere io a cercare di capire, da solo, che cosa aveva significato crescere durante il Ventennio per uomini che, all’epoca, avevano la mia stessa età. Leggendo la stampa universitaria del tempo, scoprii una grande vivacità di idee e di posizioni, di critiche verso l’ufficialità e di insofferenza verso l’apparenza a discapito della sostanza. E tra i tanti che pagarono con la vita la fedeltà a un’idea, anche se sbagliata, trovai Niccolò Giani, fondatore della Scuola di Mistica fascista, Guido Pallotta, Berto Ricci e Sigieri Minocchi » . Vent’anni dopo, l’autore ha rintracciato i figli di Giani che nel 1941, quando morì il padre, erano ancora bambini. E ha deciso di raccontare « la storia di un uomo e di quella fetta di gioventù che andò in guerra non perché costretta - come ci hanno voluto far credere numerosi storici - ma perché convinta che Mussolini avesse sempre ragione, tentando di far capire il perché di quelle scelte » . Questo è stato possibile grazie all’archivio della famiglia Giani, dove sono custoditi documenti, foto, ritagli di giornali del tempo e carteggi inediti, come il diario di guerra dello stesso Giani e le lettere che i giovani volontari della Scuola di Mistica spedivano dai vari fronti di guerra. Per non parlare di quelle che Niccolò scriveva alla moglie Maria Rosa Sampietro, la donna che aveva conosciuto nel 1929, all’età di 20 anni, durante il servizio militare a Santa Caterina Valfurva ( Sondrio). La stessa che si era guadagnata, dopo alcuni anni di fidanzamento, il posto per una sua foto sulla scrivania di Giani, proprio accanto a quella, autografata, del Duce ( nel ’ 36 durante un furto nella sua casa di via Bissolati a Milano, fu rubata anche la foto di Mussolini che però, dietro richiesta di Giani, gliene inviò un’altra). Particolari, questi, che insieme a molti altri fanno del libro di Grandi una sorta di biografia di un uomo che credeva profondamente nei principi della rivoluzione fascista e nella necessità, anzi nel dovere, di difenderli ad ogni costo; non solo come direttore della scuola e, in qualità di giornalista, della rivista “ Dottrina fscista” e del quotidiano “ Cronaca Prealpina”, ma anche e soprattutto come tenente dell’XI Reggimento alpini, pronto a combattere in prima linea, all’insegna del « non aver paura di aver coraggio » . Per questo partì volontario - come del resto fecero gli altri giovani della scuola, tra i quali Pallotta e Ricci - prima per la guerra d’Etiopia nel ’ 35 e successivamente, nel ’ 40, per il fronte occidentale. Tornato in Italia, chiese di essere inviato in Africa Settentrionale, poi, con i suoi alpini del Battaglione Bolzano, riuscì a farsi spedire in Albania. E proprio sul fronte greco- albanese, precisamente sulla punta Nord del Mali Scindeli, morì il 14 marzo 1941, ad appena 32 anni, colpito da una raffica di mitragliatrice alla gola. Sei mesi dopo gli fu concessa la medaglia d’oro al Valor militare. Le sue ultime parole furono: « Avanti Bolzano, Italia » . A dimostrazione, fino alla fine, che il senso della Patria, identificata nel fascismo, era la sua ragione di vita. Perché per lui la lotta era la vita, « chi vive deve combattere, chi vuol stare in pace, deve vegetare » . E Giani aveva scelto di comb at t e re . La fede assoluta in Mussolini e nel suo operato lo ha trasformato in un eroe: per il Duce stesso, per quei giovani intellettuali che avevano seguito il suo esempio lasciando il libro e imbracciando il moschetto e, non ultima, per la sua famiglia. Per la moglie Mary, o Miriam, come la chiamava negli ultimi tempi, che si è addirittura rivolta a Mussolini per ritrovare e recuperare il corpo del marito ; per i figli Livio, Diana ( che tutt’ora vive a Milano), e il primogenito Romolo Vittorio Africano al quale, dall’Abissinia, non appena informato della sua nascita ( 1 ° marzo 1936), scrisse un lungo “ testamento” spirituale ( ne pubblichiamo uno stralcio) che è un vero e proprio inno alla patria, a Mussolini, al f a s c i s m o. « Mussolini riuscì nell’intento, foriero di infauste e gravissime conseguenze nel corso dei decenni e fino a oggi, di identificare, agli occhi dei giovani e degli italiani, il concetto di Patria con quello di Fascismo. Non eri italiano se non eri fascista » afferma Grandi. « E nel dopoguerra ben pochi si sono sforzati di far capire che si poteva anche essere stati e essere italiani senza per questo sentirsi fascisti. Per anni siamo stati italiani solo in occasione dei campionati mondiali di calcio o delle Olimpiadi. Eppure oggi, forse come non mai, c’è bisogno di sentirsi e dirsi italiani, portatori di una cultura e di un passato del quale dobbiamo riappropriarci, senza vergogne » . Anche Giani aveva avvertito il bisogno di riappriopriarsi di qualcosa, di quella fede, di quella spiritualità il cui venir meno aveva provocato una crisi del sistema: « L’uomo non crede più in nessun valore e in nessun principio, né in quelli religiosi, né in quelli morali, né in quelli politici, né in quelli sociali, ed economici: tutto è diventato relativo, contingente… » . E il rimedio, ancora una volta, lui l’aveva trovato nel fascismo e nella sua mistica: « Figlia della ragione, a essa dà un cuore, un’anima e ali per volare. La mistica risolve così il contrasto dell’uomo moderno che non può dimenticarsi di avere scoperto la ragione ma non vuole, d’altra parte, ignorare la bellezza del sogno » . Un sogno che ha avuto il volto e l’anima di migliaia di giovani, incuranti del pericolo e sprezzanti del carrierismo intrapreso da altri, che furono fedeli al Duce fino a « scongiurare » di poter indossare il grigioverde o la camicia nera per essere inviati al fronte « dove si combatte e si muore » . E in guerra si può morire anche se non si è andati per c o m b at t e re, come è accaduto a Fabrizio Quattrocchi, il primo ostaggio italiano ad essere ammazzato in Iraq, lo scorso aprile. L’autore ha terminato di scrivere questo libro proprio pochi giorni prima della sua morte: non lo conosceva e non gli interessa sapere se, prima di morire, ha veramente rivendicato il suo modo di essere italiano: « se lo ha fatto, comunque, ha dimostrato innanzitutto di essere un uomo, poi un eroe nel senso meno retorico, più umano, commovente e disperato del termine. Anche Giani morì da eroe, lui sì da fascista convinto, ma per un ideale assurdo, seguendo la bramosia e le velleità di un Mussolini ridotto a servo sciocco di Hitler. Pensando a Giani e a Quattrocchi mi sono domandato perché, in Italia, non si riesce mai a guardarsi indietro e decidersi una volta per tutte a caricarsi sulle spalle le responsabilità e le colpe del nostro passato, non per esaltarlo o rinnegarlo, bensì per conoscerlo e accettarlo così com’è stato. Questo libro, senza alcuna volontà di strumentalizzazione e per quel poco che vale e che serve, vorrei dedicarlo proprio a Quattrocchi, un italiano qualunque che ha saputo morire come e più di quanto, altri italiani come lui, non hanno saputo e non sanno vivere » . Aldo Grandi “ Gli eroi di Mussolini” Rizzoli Bur Pagg. 240, euro 8.
Il testamento spirituale al figlio: "Una sola cosa amerai, l'Italia!"
« Caro Romolo Vittorio... Tu non conoscerai fazioni, non partiti. Non vedrai nemici entro i confini sacri della Patria. Solo conoscerai un nome: “ Italia”; una cosa sola amerai: “ Italia”; e per essa sola dovrai essere capace di tutto lasciare, tutto perdere, tutto dimentica- re. Di essere odiato e vilipeso, umiliato e straziato; solo, solo per questa Italia dovrai saper morire col corpo e coll’anima: e mai, mai dovrai dimenticare che per questo sacro nome madri hanno salutato col sorriso i figli che andavano amorire, mariti hanno abbandonato in fiera letizia le giovani spose, padri hanno, orgogliosi, baciato per l’ultima volta i loro bimbi. Che per questa Italia si sono fatti di sangue i fiumi, le montagne hanno tremato, i morti sono usciti dalla terra. E che per essa io oggi non ti conosco e potrei non conoscerti mai: ma se così fosse, tu amala anche per me, sacrificati anche per me, muori ancora anche per me. E ricordati che solo quando vedrai cadere il tuo amico più caro, quello che ti è spiritualmente fratello, e tu troverai soltanto il tempo di chinarti a baciarlo, e dalla tua bocca non uscirà una sola parola di rabbia e nel tuo cervello non affiorerà un solo pensiero di imprecazione, ma tu vorrai solo andare avanti per conoscere la Vittoria, e così facendo sarai certo di vendicare l’amico caduto, allora, allora appena sarai certo di averla imparata a conoscere, sarai certo di amarla! »
La Scuola di Mistica fascista, fucina di pensiero.
La Scuola di Mistica fascista, nata dalla passione di Niccolò Giani e di un gruppo di studenti del Guf milanese, aveva come obiettivo lo studio e la divulgazione del fascismo, inteso come dottrina composta da principi universalmente condivisibili. Fu inaugurata ufficialmente il 10 aprile 1930 nella Casa del fascio di Milano, in piazza Belgioioso. E il 27 ottobre 1939 il segretario del Pnf Achille Starace consegnò alla Scuola il Covo di via Paolo da Cannobio, prima sede del “ Popolo d’Italia” e dei Fasci di combattimento. Tra gli iscritti alla Scuola e i collaboratori della rivista “ Dottrina fascista” c’erano, tra gli altri, Guido Pallotta, Berto Ricci, Enzo Paci, Nino Tripodi, Giulio Evola, Ezio Maria Gray, Amintore Fanfani e Ruggero Zangrandi.
Sull'ultimo numero di Panorama ancora in edicola, invece, è stato pubblicato il seguente articolo...
QUELLI CHE CI CREDEVANO DAVVERO di GIORGIO FABRE
|

|
Entusiasta del Duce, fondò la Scuola di mistica fascista. Fino all'ultimo sognò un regime puro, incorrotto. E razzista.
Per più di cinquant'anni è stata una vicenda celata, seppure male, e dimenticata, anche se non da tutti. La storia di una generazione, anzi di un pezzo di una generazione di intellettuali fascisti che nel 1940 avevano circa trent'anni ed erano bambini all'epoca della marcia su Roma. Erano i lupacchiotti allevati dentro il regime e nel culto totale del dittatore. Quella vicenda l'ha tolta dal lungo oblio lo storico e giornalista Aldo Grandi. Con passione e serietà di studioso l'ha svelata e raccontata nelle sue sfumature, anche le più terribili.
Sui balilla ragazzini divenuti poi uomini di punta del fascismo Grandi aveva già scritto nel 1990 un'interessante raccolta di interviste (Autoritratto di una generazione, Abramo). E, dieci anni dopo, un altro libro, I giovani di Mussolini (Baldini & Castoldi). Ma soprattutto aveva scritto su uno di loro, Ruggero Zangrandi, amico del cuore di Vittorio Mussolini, figlio del Duce. Zangrandi, camerata della prima ora, poi comunista di ferro, autore del noto Lungo viaggio attraverso il fascismo: a lui, Grandi aveva dedicato altri due libri, l'ultimo nel 1998.
Eppure, uno di quei fascisti in erba mancava ancora: Niccolò Giani, il protagonista del nuovo libro di Grandi, Gli eroi di Mussolini, edito dalla Bur e di prossima uscita. Mancava ancora l'estremista sfegatato, l'«eroe» del titolo. Il razzista totale, di un antisemitismo da far invidia ad Adolf Hitler e Julius Evola: questo era Giani. Ma insieme il volontario (medaglia d'oro) andato a morire per puro senso del dovere, nel 1941, sul fronte albanese, una fine che si sarebbe potuto evitare.
E ancora: fustigatore della corruzione che avanzava nel regime, ma accumulatore di numerose cariche (professore universitario, ideatore e capo della Scuola di mistica fascista, direttore di un quotidiano a Varese) probabilmente nel tentativo di dare una raddrizzata ideale e onesta al fascismo che, dopo vent'anni, sprofondava nella corruzione delle piccole consorterie. E poi capace di dare un calcio a tutto, partendo appunto per la guerra. Infine, triestino ma tutto l'opposto del mitteleuropeo classico, tetragono a qualsiasi commistione, rigido nazionalista, per nulla sensibile al richiamo delle sottigliezze psicologiche, del buon vivere, delle donne.
Di Giani, cumulo di contraddizioni, Aldo Grandi ha trovato l'archivio personale custodito dai nipoti: libri, opuscoli, lettere, foto. Un insieme di documenti che permette di ricostruire la vita di questo giovane uomo di aspetto grave, anzi un po' cupo, magro, come lo si vede accanto a Benito Mussolini, in una fotografia scattata a Palazzo Venezia a Roma insieme agli allievi e ai docenti della Scuola di mistica fascista.
Figlio di un farmacista triestino, il giovane Giani, come molti della sua città, va a studiare all'università a Firenze, culla d'italianità: chimica. Un mezzo fallimento. Torna a Trieste, riprova a giurisprudenza. Non è un'aquila, ma ha il pallino della politica. Scrive sui giornali, anzi tira la carretta. Poi Milano, ancora galoppino nei giornali. Ma qui, nella culla del fascismo, trova una nuova porta aperta, la vita di partito. Conosce e diventa un pupillo di Arnaldo Mussolini, il fratello di Benito e direttore del Popolo d'Italia. E incomincia a coltivare l'idea di mettere in piedi una scuola di livello elevato dove il fascismo sia insegnato come dottrina. Si chiamerà col nome del figlio morto di Arnaldo, Sandro Italico. È la scuola di mistica, un termine che qualche anno più tardi l'Osservatore romano attaccherà con forza, perché poteva lasciar intendere che il fascismo vi fosse pericolosamente trattato come qualcosa di religioso.
In effetti il giornale vaticano non aveva torto. Quel ragazzo coltivava una passionaccia ideologica e teorica per il fascismo, per la sua purezza delle origini. Persino l'amata fidanzata e poi moglie, Mary Sampietro, passava in seconda fila, dopo la sua idea fissa. Erano anche anni duri per lui. Morto il protettore, Arnaldo, il partito milanese sembrò fare un solo boccone di questo giovanotto senza grande arte né parte. Persa la Scuola, Giani ricomincia da un'altra parte: scrive, pubblica, mette insieme i titoli per partecipare a un concorso all'università. E poi c'è la guerra d'Etiopia: parte corrispondente. C'è la guerra di Spagna e di nuovo via. In mezzo, varie malattie contratte in quei posti difficili.
Arriva la svolta della campagna razziale. Giani ne diventa il più entusiastico sostenitore. Fascista e razzista almeno quanto Mussolini. E finalmente anche i riconoscimenti arrivano. Ritorna al vertice della scuola di mistica dove si attornia di ragazzini simili a lui, carichi di sprezzo per un partito ormai imborghesito e fanatici di un'idea che assomiglia sempre di più al Duce stesso, compreso il razzismo e l'esaltazione di una «razza italiana» che cerca di definire. Nel 1937 arriva il posto di direttore alla Cronaca Prealpina, quotidiano di Varese, poi quello di una rivista, Dottrina fascista, una cattedra di storia e dottrina del fascismo a Pavia. E poi convegni per vivificare un'Italia che non sempre è marziale, idealista e razzista come questi «ragazzi di Mussolini» vorrebbero. Il Duce lo conosce, se non altro perché Giani gli scrive spesso, e lo apprezza. «Il nostro Giani» dirà angosciato alla moglie, quando questa si rivolgerà a lui per riaverne il corpo che nessuno trova più.
Appena scoppia la guerra, Giani pianta tutto e parte. Al fronte francese, volontario in Libia e poi in Albania. E come molti dei suoi, i migliori, i più esaltati, integerrimi, brillanti, e razzisti (Guido Pallotta, Berto Ricci), ci lascia la pelle. Come uno qualsiasi, in mezzo agli altri, tanto che ci vorranno settimane per trovarne il corpo disperso in una carneficina. Osserva Grandi: no, non sono stati dei furbi, costoro. Italianissimi anche nella gestione della politica, eppure esaltati e illusi, ma non furbi. Una «generazione sfortunata» l'aveva definita Alberto Bairati, uno dei ragazzini. E proprio in un libro di Aldo Grandi.

lunedì, 27 settembre 2004
CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE
(Un omaggio per te)

venerdì, 24 settembre 2004
Idee e contributi.
Dai forum degli Ansar e dell'Islah, conniventi con l'integralismo islamico, traiamo queste perle. La volontà di pace traspare evidente dalle parole dei seguaci di Allah...

Nick Berg e i suoi assassini
"Bisognerebbe far assistere anche gli altri ostaggi alla decapitazione dell'infedele"
"Il britannico potrebbe sollevare la testa dell'americano per aumentare il terrore nemico"
"Meglio sarebbe usare la sega al posto del coltello per rendere il tutto più doloroso"
"Attenzione a non far morire d'infarto gli ostaggi: dopo cosa ci guadagniamo?"
"Riprendiamoli mentre urlano che non vogliono morire"
Allah è grande. I suoi seguaci pure. Dei grandi bastardi!
Si vis pacem para bellum.

DON'T TREAD ON ME
Liberty or death, what we so proudly hail Once you provoke her, rattling of her tail Never begins it, never, but once engaged Never surrenders, showing the fangs of rage
Don't tread on me
So be it Threaten no more To secure peace is to prepare for war So be it Settle the score Touch me again for the words that you will hear evermore
Don't tread on me
Love it or live it, she with the deadly bite Quick is the blue tongue, forked as the lighting strike Shining with brightness, always on surveillance The eyes, they never close, emblem of vigilance
Don't tread on me
So be it Threaten no more To secure peace is to prepare for war So be it Settle the score Touch me again for the words that you will hear evermore
Don't tread on me
So be it Threaten no more To secure peace is to prepare for war
Liberty or death, what we so proudly hail Once you provoke her, rattling of her tail
So be it Threaten no more To secure peace is to prepare for war So be it Settle the score Touch me again for the words that you will hear evermore
Don't tread on me
Words and Music by James Hetfield and Lars Ulrich Copyright © 1991 Creeping Death Music (ASCAP) International Copyright Secured All Rights Reserved
giovedì, 23 settembre 2004
La preghiera al pane.

Italiani!
Amate il pane
Cuore della casa
Profumo della mensa
Gioia del focolare.
Rispettate il pane
Sudore della fronte
Orgoglio del lavoro
Poema di sacrificio.
Onorate il pane
Gloria dei campi
Fragranza della terra
Festa della vita.
Non sciupate il pane
Ricchezza della Patria
Il più soave dono di Dio
Il più santo premio
Alla fatica umana.
Benito Mussolini

mercoledì, 22 settembre 2004
Continuano i festeggiamenti...
Torno ora da Trieste, perla d'italia, e approfitto per ricordare i festeggiamenti in corso per il 50° anniversario della città giuliana alla Madrepatria. Se siete in zona, fate un salto nella splendida città dell'alabarda!
La torre del Comune con il Tricolore sull'alabarda (Fabrizio Castorina)
UN PICCOLO OMAGGIO STORICO

lunedì, 20 settembre 2004
Aprite bene le orecchie...
...e ascoltate la musica del più grande chitarrista di sempre: Sua Maestà Jeff Beck!!!

JEFF BECK di Alberto Guizzetti
www.hendixguitars.com
(Nota: non aggiornato, ma efficacissimo!)
Chitarrista rock tra i piu' rispettati ed autorevoli, Jeff Beck e' stato un innovatore durante tutta la sua carriera. Rifiutando ostinatamente di seguire le mode, continua a comporre musica dai suoni sempre freschi e moderni.Maestro del feedback e del rock acrobatico,Beck ha contribuito ad inventare, negli anni 60, l'heavy metal e il psychedelia e durante la meta' degli anni 70 e' stato tra le figure pilote che hanno contribuito allo sviluppo della fusione jazz-rock. Chitarrista inimitabile, dal suono identificabile veramente personale, Beck resta uno dei maggiori utopisti musicali al mondo.
Background
1944 Jeff Beck nasce nel Surrey, Inghilterra, il 24 Giugno 1952 I suoi genitori lo iscrivono a delle lezioni di piano 1957 Si costruisce la sua prima chitarra 1959 Jeff si unisce al suo primo gruppo, i Deltones 1963 Si unisce ai Tridents e fa la sua prima registrazione demo 1965 Beck prende il posto di Eric Clapton negli Yardbirds 1966 Gli Yardbirds vanno in tournee' negli Stati Uniti, ma Beck abbandona il gruppo due settimane dopo l'inizo della tournee'. 1967 Jeff fa uscire un singolo "sing -along" originale "Hi Ho Silver Lining" 1968 Crea il gruppo Jeff Beck Group con Rod Stewart e Ron Wood e pubblica il suo primo album, "Truth", che ottiene un grande successo negli Stati Uniti. Piu avanti, Jeff ha un brutto incidente con la macchina che lo terra' lontano dalla scena per 18 mesi. 1969 Suona la chitarra nel singolo di Donovan "Goo Goo Barabajagal", che raggiunge il 12°posto nella classica pop in Gran Bretagna 1972 Un nuovo allineamento della Jeff Beck Group registra "Jeff Beck Group" con Booker T e il chitarrista degli MG, Steve Cropper, come produttore. Piu tardi, in questo stesso anno, il Jeff Beck Group si scioglie e Jeff forma i Beck, Bogart and Appice. 1976 Si unisce al Jan Hammer Group per una tornee'mondiale e pubblica "Jeff Beck With The Jan Hammer Group Live" 1975 Fa una tournee' negli Stati Uniti in coppia con John McLaughlin e The Mahvishnu Orchestra 1978 Beck va in tournee' in Giappone con il bassista jazz Stanley Clarke, il tastierista Tony Hymas e il batterista Simon Phillips 1984 Lavora con il produttore Nile Rodgers e registra "Flash". Si riunisce al cantante Rod Stewart nel singolo "People Get Ready" e vince il suo primo Grammy per il brano strumentale "Escape". 1989 Facendo squadra con il tastierista Tony Hymas e il batterista Terry Bozzio, Beck registra "Jeff Beck's Guitar Shop". Piu' tardi, andra' in tournee' con Stevie Ray Vaughan. 1992 Beck collabora assieme al tastierista Jed Leiber per la colonna sonora per il film sul Vietnam "Frankie's House" 1993 Beck pubblica "Crazy Legs", un tributo al chitarrista di Gene Vincent, Cliff Gallup
Le influeuenze
Durante la sua infanzia, Jeff cantava nel coro della chiesa e suonava il violino, il violoncello e il piano.Nessuno di questi strumenti , pero', riusciva ad interessarlo veramente. Nelle note introduttive di "Beckology", Jeff parlo' della frustrazione che provava quando stava imparando a suonare il piano. "Riuscii a strappare una delle chiavi nere. Mia madre ebbe il sentore che non ero molto portato per il piano". La Gene Vincent And The Blue Caps e'stata una delle influenze maggiori per la carriera di Beck. Quando Jeff compi' 13 anni, decise di volersi costruire una chitarra elettrica , dopo aver visto una foto che li ritraeva , su di un poster per il film "The Girl Can't Help It", e anche la loro musica ebbe una notevole influenza. Beck ha sempre affermato che il chitarrista dei Blue Caps, Cliff Gallup, ha rappresentato la sua influenza primaria, e recentemente nel 1993 ha registrato un album di covers di Gene Vincent "Crazy Legs", quale tributo a Gallup. La sorella maggiore di Jeff ascoltava molti dischi di rock n'roll, introducendo , in questa maniera, Jeff alla musica di Eddie Cochran, Ricky Nelson (con James Burton alla chitarra) e Buddy Holly, e quando Jeff ottenne il suo primo ingaggio consistente nel suonare ad una fiera locale, suono' le canzoni di Eddie Cochran. A Jeff piaceva anche imparare a suonare le canzoni di Hank Marvin And The Shadows, come, per esempio, il loro brano strumentale di successo "Apache". Beck ascolto' per la prima volta Booker T And The MGs, e il suo interesse si sposto' dalla musica rock n'roll a quella soul. Un po' piu' avanti, scopri' la musica blues e fu profondamente influenzato da Buddy Guy e Otis Rush. Quando Jeff si uni' ai Tridents , nel 1963, egli si era ormai appassionato agli esperimenti acustici , e allo stile sofisticato e complesso di Les Paul,tutto questo spinse Jeff ad esplorare le possibilita'di una chitarra elettrica e lo porto' a sperimentare gli effetti sonori e il feedback. L'influenza di Paul e' riscontrabile in "Jeff's Boogie". Piu' recentemente, Beck ha guardato ancora piu' avanti per trarre ispirazione. Il Bulgarian Women's Choir ("il coro delle donne bulgare") e la musica da flauto Vietnamita sono solo due tra le fonti dalle quali ha attinto quando era in cerca di nuove idee musicali.
Lo Stile
L'approccio di Beck alla sua chitarra e'veramente unico. Il suo stile incorpora il fraseggio fluido delle parole, strumenti a fiato, e armonica, lo staccato a percussione delle note pizzicate, grande capacita' inventiva nell'uso del feedback, e la distorsione.. Il suono della musica di Beck e' tanto importante quanto le note che suona e quanto il suo fraseggio, che costituisce la ragione principale della difficolta' incontrata quando si tenta di imitare il suo modo di suonare. Molti dei signature leaks di Beck rappresentano il diretto risultato delle sue prime influenze. Il suo libero uso di triplette a pull-offs ricorda il modo di suonare di Cliff Gallup e di Les Paul, e alcuni dei suoi licks sono simili a quelli suonati dai suonatori blues di armonica come Little Walter. Beck fa molto uso di ottavi cromaticamente ascendenti e di abbellimenti e note tirate e legate. L'uso del vibrato e'diventato un aspetto costante del suo stile. Abbassa la leva e rialza a raggiungere la nota desiderata.Suona note a staccato che sono accentuate dal tiraggio della leva simulando la chitarra slide e l'armonica con il vibrato. Piu' solista che suonatore di rhythm , Beck suona raramente accordi a barrè convenzionali . Al contrario, preferisce suonare assoli a nota singola e doppi arresti, sebbene si sa che Beck fa uso anche di impressionanti bending con la leva a fermata tripla.
Tecniche
Quando suona, Jeff utilizza una varieta' di tecniche complesse. L'aspetto piu' importante del suo suono e' costituito dall'uso delle dita e del pollice per suonare la chitarra, anziche' utlizzare il pick. Dato che suona con le dita, possiede un notevole controllo della dinamica e delle sfumature. Spesso tira le corde per ottenere uno schiocco percussionistico, e pizzica parecchie note contemporaneamente in un'accordo per ottenere lo stesso tipo di enfasi di nota che si ottiene suonando il piano. Beck ama suonare trilli sul neck con la mano destra, tenendo una nota con le dita della mano sinistra e picchiettando piu' alto di alcuni frets rispetto a quando usa le dita della mano destra. La tecnica piu' recente che Beck ha sviluppato consiste nell'uso del vibrato e delle armoniche per suonare melodie. Esempi di questa tecnica sono presenti in "Where Were You" da "Guitar Shop" e "Vihn's Funeral" da "Frankie's House". L'assetto delle chitarre di Beck e' tale da permettergli di alzare o abbassare notevolmente le note col vibrato. A volte, utlizza aumenti di volume mentre utilizza questa tecnica per dare alle note un attacco dolce come quello di uno strumento a fiato o ad arco.
Strumentazione
Beck inizio' a suonare con una chitarra acustica a corda unica, che si fece imprestare da un amico. All'eta' di 13 anni, egli si costrui' la sua prima chitarra elettrica. " Era di un giallo brillante e aveva tutti quei fili e manopole." - ricordava- "Ero solito portarmela in giro senza la custodia cosi che' tutti potessero vederla, Le persone sballavano ". Sebbene vi siano delle foto che mostrano Beck nel 1961 mentre suona, assieme ai Deltones, con una Stratocaster con tastiera in legno di palissandro , una delle sue prime chitarre professionali fu una Fender Esquire che egli acquisto' da John Walker dei The Walker Brothers.Come membro degli Yardbirds, Beck ha suonato con diverse chitarre, tra cui l' Esquire, una Telecaster e una Fender Jazzmaster. Rimasto affascinato dopo aver visto suonare Eric Clapton con una Gibson Les Paul assieme ai Bluesbrakers di John Mayall, anche Beck prese a suonare una e uando creo' il gruppo dei Jeff Beck Group, la usava ormai esclusivamente. Beck ritorno' alla Stratocaster nel 1972, quando inizio' a suonare con Beck , Bogart And Appice. Per i due anni immediatamente seguenti, uso' sia la Strat che la Les Paul, ma alla fine abbandono' definitivamente quest'ultima. Ad oggi, la Stratocaster rimane la chitarra maggiormente collegata alla figura di Beck. Tra le sue preferite,si deve annoverare una Strat con un body del 62. Nel 1990, Fender presento' la Jeff Beck Signature Strat, che venne ideata con la sua assistenza. Tuttavia , va detto che Jeff , durante tutta la sua carriera, ha usato anche numerose altre chitarre. Spesso una Telecaster di serie del 54 e una Telecaster fornita di due pickups humbucking. Nei tardi anni 70, Ibanez produsse per Jeff diverse chitarre , ma raramente lo si e' visto con una di esse, al di fuori di casa sua. Ha anche sperimentato dei sintetizzatori per chitarra, tra cui il Roland GR-500 verso la fine degli anni 70 e il Roland GR-700 a meta' degli anni 80. Per un certo periodo, durante la meta' degli anni 80, Beck ha suonato con una Jackson Soloist rosa che recava inciso il nome di Tina Turner , anche in session in studio di registrazione e per il suo album "Flash". In diverse occasioni, ha anche suonato chitarre Gretsch.,ha registrato il suo asolo "Savoy" con una Country Gentleman, e ha usato una Duo-Jet del 56 per gran parte del suo "Crazy Legs", per duplicare accuratamente il tono di Cliff Gallup. Raramente Beck suona la chitarra acustica , ma per suonare il suo asolo in "Just Another Night" assieme a Mick Jagger ha usato una Gibson J-200.. Le corde preferite da Jeff sono quelle Ernie Ball Hybrid Slinky, che sono calibri .009, .011, .016, .026, .036 e .046. Jeff ha smesso di usare il pick fin dal 1980, ed ora suona quasi esclusivamente con il pollice e le dita. L'unica grande eccezione e'costituita da "Crazy Legs", nella quale ha usato un pick da pollice e dei pick metallici , sempre per duplicare lo stile di Cliff Gallup e quando suona slide utlizza un pezzo di tubo di acciaio al cromo.
Amplificatori, Effetti e Congegni
Per i concerti dal vivo, Beck ha usato indistintamente amplificatori Vox, Sunn e Marshall. Quando agli inizi, si uni' agli Yardbirds, suonava mediante due Vox AC30 e un fuzz box Vox Tone Bender. A volte, ha usato anche diversi amplificatori Vox Super Beatle. Al tempo in cui formo' il Jeff Beck Group, Beck usava stacks Marshall doppi da 100 watt. Per un breve periodo , quando era con il gruppo Beck, Bogart And Appice, suonava con amplificatori Sunn con speakers Univox e usava un congegno talk-box chiamato Bag.Tuttavia, dopo la rottura con i Beck, Bogart And Appice, e'ritornato agli amplificatori Marshall e fin d'allora si e' affidato ad essi. In studio, Beck usa spesso gli stessi amplificatori con i quali suona in pubblico, sebbene ultimamente abbia fatto uso di molti amplificatori che normalmente non usa per i concerti dal vivo. Per "Flash", Beck ha registrato con amplificatori Seymour Duncan Convertible 100. Per "Guitar Shop", ha suonato con amplificatori Fender Twin Reverb e Fender Princeton, connessi in parallelo. Per la registrazione di "Crazy Legs" ha usato fino a 4 diversi amplificatori Fender, tra cui un combo Tremolux, un Bassman, un amplificatore Concert che fornisce potenza ad uno speaker cabinet 2x12 e un Twin Reverb. "Frankie's House" e' stata registrata senza alcun amplificatore. Beck uso', invece, un'unita'per molteplici effetti DigiTech GSP-21, collegata direttamente alla console di registrazione. Durante la sua carriera, ha usato un limitato numero di effetti. Nel 1980, uso' un pedale amplificatore Ibanez e un Tycobrahe Paraflanger. Per la sua tournee' "Guitar Shop", i suoi unici effetti sono stati un pedale per la distorsione Rat e un pedale per ritardo digitale Boss DD-3.
Con parole Sue
"Non cerco di stupire la gente. Se il pubblico mi sta' di fronte e guardandosi gli uni con gli altri commentano "Boh" , allora io sto' perdendo il mio tempo. Io voglio suonare note e costruzioni di accordi che siano comprensibili al mio pubblico" Guitar Player, Dicembre 41973
"L'emozione governa tutte le cose che faccio. Posso posizionarmi sul (tasto dell')automatico e suonare, ma il suono e' terribile. Devo essere avvolto, nella luna giusta" Guitar Player, Ottobre 1980
"Prendo semplicemente una chitarra e , se mi annoio nel giro di 10 minuti, allora la lascio perdere .Se invece non mi annoio, continuo ad andare avanti" Guitar Player, Ottobre 1980
"Non avrei dovuto fare "Blow By Blow". Vorrei non averne fatto alcuno di quelli - sono solo errori su disco" A proposito dei suoi albums di rock-jazz, Guitar Player, Febbraio 1990
"Sono un terribile figlio di puttana quando si tratta di fare il previsto" Guitar Player, Aprile 1993
Cosa dicono di Lui
"Jeff Beck e'grandioso da ascoltarsi perche' azzarda sempre e quando finisce ,suscita tali emozioni....Beck tenta cose nuove ogni sera" Ritchie Blackmore , Guitar Player, Luglio 1977
"Quando si mette su la musica di Beck, egli rappresenta probabilmente il meglio che ci possa essere" Jimmy Page, Guitar Player, Luglio 1977
"Inizio a considerare Jeff probabilmente come il migliore chitarrista che abbia visto. E ne ho girati di posti. C'e un qualcosa di freddo e calcolato in Becky che colpisce chiunque" Eric Clapton riguardo al fatto di suonare con Beck ai concerti della ARMS (Associaz contro Sclerosi Multipla) Guitar Player , Luglio 1985
"Ti ho ascoltato per tutta la vita, uomo, e per me e' un vero onore essere qui, adesso, con te. E non sono assolutamente uno schifoso pappagallo parlante. Questa e' la pura verita'" Stevie Ray Vaughan in tournee' con Beck, Guitar Player , Febbraio 1990
Discografia
La prima sessione di registrazione che Beck fece assieme ai Tridents, nel 1963, fu pubblicata nel 1991 nella raccolta "Beckology". La sua collaborazione con gli Yardbirds appare in "Having A Raveup With The Yardbirds" (1965), "For Your Love" (1965), "Greatest Hits" (1965), e "Over Under Sideways Down" (1966). Nel 67 seguirono i suoi singoli "Hi Ho Silver Lining" e "Tally Man". Con il Jeff Beck Group registro' "Truth" (1968), "Beck-Ola" (1969), "Rough And Ready" (1971) e "Jeff Beck Group" (1972). Con i Beck, Bogert And Appice, registro' "Beck, Bogart, And Appice" (1972) e "Beck, Bogart, And Appice Live" (1973). Seguirono, poi, "Blow By Blow" (1974), e "Wired" (1975), "Jeff Beck With The Jan Hammer Group Live" (1976), "There And Back" (1980), e "Flash" (1984). Nel 1985, registro' "Sleepwalk" di Santo And Johnnie per il film "Porky's Revenge", e nel 1986, "Wild Thing". "The Train Kept A-Rollin'" and "The Stumble" apparvero nel film "Twins" (1988). Nel 1989, pubblico' "Jeff Beck's Guitar Shop With Terry Bozzio And Tony Hymas". Collaboro' con il tastierista Jed Leiber alla colonna sonora di "Frankie's House" (1992) e nel 1993 registro' "Crazy Legs" con i Big Town Playboys.
Session Man
Le prime partecipazioni di Beck includono "Jeff BluesBlues" in "Stevie Winwood and Friends", "Barabajagal" di Donovan, "Permanent Damage" dei GTO, e "Lord Sutch & Heavy Friends" di Screamin' Lord Sutch. Negli anni 70, suono' in "Talking Book" di Stevie Wonder, "White Lady" di Badger, "Eddie Harris In The U.K." di Eddie Harris, "Garden Of Love Light" di Narada Michael Walden, "Billy Preston" di Billy Preston, "Upp" e "This Way Upp" di Upp, "Journey To Love" e "Modern Man" di Stanley Clarke, e la colonna sonora di "Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band". Nel 1984, ha dato la sua partecipazione musicale in ' "Camouflage" di Rod Stewart, "Private Dancer" di Tina Turner e "She's The Boss" di Mick Jagger. Si riuni' agli Yardbirds per "Box Of Frogs" e a Tim Bogert per "Mystery" dei Vanilla Fudge. Agli inizi degli anni 90, suono' in "Amused To Death" di Roger Water, "The Red Shoes" di Kate Bush, "Muddy Water Blues" di Paul Rodgers, "Stone Free - A Tribute To Jimi Hendrix" di Warner Bros e partecipo' alla colonna sonora di "Blue Chips".
Nota personale: nel 2001 andai a vedere un concerto di Jeff Beck. Apriva per Sting (insulto alla musica, ma legge del business!). Il pubblico (ignorante) aspettava solo Sting, ma sentendo suonare il Maestro, cominciò prima ad incuriosirsi, poi ad ascoltare veramente. Jeff chiuse il concerto con una cover di "A day in the life" (Beatles) da paura! Sceso dal palco l'Idolo, girai le spalle e guadagnai l'uscita. Mentre Sting saliva sul palco, regalai il bigietto a dei ragazzi che se ne stavano fuori per sentire almeno qualche nota. Non c'era più null'altro da dire sulla musica moderna dopo quella sera...
La filosofia politica di Giovanni Gentile.
Dopo un'interessante chiacchierata telefonica, ti dedico queste riflessioni.
Nella filosofia giuridica e politica Gentile, seguendo Hegel, identifica lo Stato, il soggetto universale, con l'incarnazione della moralità ( Stato fu sempre per lui sinonimo di Stato etico). Nell'opera I Fondamenti della filosofia del diritto del 1916, come nell'ultimo suo scritto Genesi e struttura della società pubblicato postumo 1946 (in cui riprende e approfondisce i temi già trattati nella prima opera), nonché in altri scritti minori ( alcuni dei quali sono inseriti nella sezione della bibliografia sotto il titolo " Scritti politici") Gentile delineò il suo modello di Stato che, come la società, la morale, il diritto e la politica, egli risolse nell'atto di pensiero: società e Stato, e quindi diritto e politica, non sono, per Gentile, inter homines, ma in interiore homine e, per definirne la natura introduce nel saggio la dialettica di volontà volente e volontà voluta, che è identica a quella di pensante e pensato, data l'identità tra pensiero e volontà: il pensiero, essendo attività creatrice e infinita, è allo stesso tempo volontà creatrice e infinita. Il diritto è il voluto, cioè non più volontà in atto ma volontà passata, risultato dell'atto di volere, momento astratto della dialettica e come tale fissato nella sua oggettività, di contro alla moralità, che è volontà del bene, cioè creazione del bene nell'atto di volerlo e quindi momento concreto della dialettica. Diritto e morale, lo Stato e l'individuo si identificano nell'atto del volere volente o del soggetto pensante in cui consiste la loro verità. La struttura dello Stato che Gentile tracciò nei suoi saggi, rappresenta il momento della sintesi che risolve in sé l'individualità dei suoi componenti e come tale elimina la distinzione tra pubblico e privato, nella direzione di un totalitarismo che paradossalmente garantisce la libertà, la "vera libertà", per tutti i cittadini. L'adesione al partito fascista sembrò a Gentile la scelta eticamente e filosoficamente più coerente. Ma l'episodio cruciale che gli diede la possibilità di definire la sua posizione in politica fu la prima guerra mondiale: Gentile condannò l'attendismo di coloro che, come Croce, temevano che una guerra pur se vittoriosa sarebbe risultata un disastro per il giovane Stato italiano, promuovendo con numerosi articoli la tesi che il conflitto rappresentasse un esame necessario da superare, che avrebbe unito il popolo italiano e gli avrebbe permesso di guadagnare credito internazionale. Scontento della burocrazia e della politica parlamentare (che bollò con disprezzo col termine giolittismo) vide, nel nuovo partito prima, e nel regime dopo, lo sviluppo e il compimento di quel moto storico-ideologico che, dopo aver animato tutto il Risorgimento italiano, si compiva finalmente nell'avvento di uno Stato etico forte, garante della libertà dei cittadini e essenza ed inveramento di questa stessa libertà. Gentile che si definì sempre un liberale (non un liberale di tipo anglosassone, ma di un liberalismo sui generis di derivazione hegeliana e risorgimentale) cercò, durante la sua militanza nel partito e nello Stato fascista, di mantenere una posizione chiara, per gli altri e per sé stesso, di fronte all'inarrestabile conformismo dogmatico del regime, pur difendendone le ragioni e i metodi anche violenti. Per la sua fedeltà ai valori liberali e risorgimentali dovette subire attacchi da molte correnti intransigenti del movimento che lo guardarono con sospetto sin dalla sua adesione al partito. Problematiche furono anche le sue relazioni con il Vaticano, prima e dopo il Concordato del 1929, dovute all'avversione di Gentile verso quella che giudicò una concessione di potere dello Stato alla Chiesa. Se la produzione culturale di Gentile e la sua attività contribuirono all'immagine del regime, sia in Italia che all'estero, è anche vero che l'appoggio di Mussolini non gli mancò mai e spesso alcuni suoi interventi lo tirarono fuori dalle polemiche che i suoi scritti e le sue iniziative di volta in volta provocarono all'interno del partito; la scelta di seguirlo a Salò fu una dimostrazione di coerenza, oltre che stima verso la persona che lo aveva voluto come faro del regime, e che gli aveva permesso di recitare un ruolo importante nella cultura italiana, ma non solo, per più di un ventennio. (Fonte: Nuovi Orrizzonti Europei)

LO STATO ETICO E TOTALITARIO
La filosofia gentiliana, per la sua esigenza di collegare unitariamente tutti gli aspetti della vita pratica dell'uomo, oltre che per lo stretto legame mantenuto con il pensiero di Hegel e della destra storica, culmina in una dottrina etico-totalitaria dello stato . Lo stato è per Gentile il momento di unificazione della società. Davanti ad esso individui e gruppi sono il "relativo", rispetto all'"assoluto". La collettività nel suo insieme deve sentire e si deve ispirare agli stessi valori. Lo stato è la sorgente di elaborazione concreta di questi fini unitari della collettività: di qui il suo carattere morale. Alla luce di tale dottrina si comprende come il pensiero politico gentiliano possa essersi connesso strettamente col fascismo: con la visione autoritaria ed anti-individualistica dello stato, con la sua mistica della patria e della sua "missione" spirituale. Anche le ultime riflessioni del filosofo contenute in Genesi e struttura della società , pur abbozzando un "nuovo umanesimo del lavoro" che rivaluta in qualche misura il soggetto umano e l'interazione tra gli individui, rivelano che Gentile non esce mai dal quadro di una concezione centralistica e totalitaria della comunità politica. Una pur rapida menzione merita anche l'instancabile attività di Gentile come organizzatore di cultura. Tale attività si esplicò soprattutto in sede editoriale. Il padre dell'attualismo organizzò numerose collane (di contenuto prevalentemente filosofico) presso vari editori italiani. Inoltre fondò e diresse alcune importanti riviste, quali il "Giornale critico della filosofia italiana" (1920-1944), "Educazione fascista" (1927-1933) e "Civiltà fascista". Attraverso queste attività Gentile tese a sviluppare la presenza dell'attualismo nella cultura filosofica italiana e a renderne espliciti i presupposti storici (da Vico a Gioberti) e le applicazioni nelle varie sfere della cultura (educazione, arte, religione). Ma la principale impresa culturale realizzata dal filosofo fu la promozione (con G. Treccani) e la direzione dell'Enciclopedia italiana, pubblicata dal 1929 al 1937 in 36 volumi. L'opera veniva in qualche modo a rappresentare la summa della cultura moderna, orientata secondo i princìpi dell'idealismo e dello storicismo. Attorno a questo ampio e ambizioso progetto culturale Gentile favorì la confluenza di intellettuali di vario orientamento (ivi compresi alcuni esponenti della cultura cattolica e perfino antifascista ) allo scopo non solo di realizzare un obiettivo di egemonia culturale, ma anche e soprattutto per promuovere il consenso degli intellettuali nei confronti del fascismo. (Fonte: Filosofico.net)
C'è qualcosa di nuovo nell'aria...
Germania, estrema destra più forte in elezioni a Est
DRESDA, Germania (Reuters) - I partiti dell'estrema destra tedesca hanno ottenuto oggi il migliore risultato elettorale degli ultimi sei anni, approfittando assieme agli ex comunisti dello scontento per le riforme del Cancelliere Gerhard Schroeder.
E' quanto emerge oggi dagli exit poll per le elezioni regionali in due regioni della Germania Est, Sassonia e Brandeburgo.
Il Partito democratico nazionale (Npd), una formazione che il governo ha paragonato ai nazisti della prima ora, ha preso circa il 9% in Sassonia mentre l'Unione del popolo tedesco (Dvu), altro partito di estrema destra, ha ottenuto il 6% in Brandeburgo.
I Cristiano-democratici rimangono il primo partito in Sassonia con il 43%, mentre i Socialdemocratici di Schroeder si confermano primi in Brandeburgo con il 32,5%, hanno detto gli exit poll della televisione.
"E' umiliante che l'Ndp riesca ad entrare nell'assemblea dello stato", ha detto Fritz Haehle, capogruppo regionale della Cdu in Sassonia, alla televisione ARD.
Il piano del governo di centrosinistra per ridurre la rete di protezione per i disoccupati ha portato migliaia di persone in piazza, soprattutto nell'Est del paese ex comunista, e ha convinto molti a votare per i partiti più estremi.
Il Pds, erede del Partito comunista di Erich Honecker che ha governato in Germania Est, ha avuto una buona affermazione con il 28,5% in Brandeburgo e il 22,5% in Sassonia.
Un tedesco su cinque vive nell'ex Germania Est.
venerdì, 17 settembre 2004
65 anni fa l'URSS invase la Polonia.

Il 17 settembre 1939 le truppe dell'Armata Rossa diedero il via ll'invasione della Polonia. Ecco la cronologia degli eventi che precedettero l'invasione:
23 agosto 1939: Joachim Von Ribentrop e Vjaceslav Molotov firmano un patto fra Germania e URSS. Contiene alcune clausole segrete in base alle quali Hitler e Stalin si spartiscono la Polonia e la Bessarabia.
1° settembre 1939: Una settimana dopo l'alleanza fra Germania e URSS (in vigore fino al 1941) scatta l'invasione tedesca della Polonia senza dichiarazione di guerra.
17 settembre 1939: L'URSS invade la Polonia senza dichiarare guerra. L'Armata Rossa si attesta sul fiume Bug (in seguito agli accordi del 28 settembre fra Hitler e Stalin definita "frontiera della pace": ricorda qualcosa?) come prevede il patto. Il giogo comunista durerà fino al 1989.
Una clausola segreta del patto Ribentrop - Molotov riservava a Mosca parte dei territori polacchi. Un'intesa particolarmente infame, perchè quando la popolazione vide i soldati russi pensò che fossero arrivati per combattere i tedeschi. Infatti era da poco terminata la Guerra Civile Spagnola, dove tedeschi e russi si erano più o meno apertamente fronteggiati. Invece cominciò una dispotica occupazione che sarebbe terminata solo nel 1989, cinquant'anni dopo...
Immediatamente Stalin fece consegnare ai tedeschi, senza che gli fosse stato chiesto nulla, tutti gli israeliti internati nei gulag sovietici che vennero quindi internati nei lager. L'attuale feroce antisemitismo di sinistra, insomma, ha le sue radici in notevoli e autorevoli fatti della storia comunista...
A fine settembre '39 Molotov annunciò soddisfatto: "La Polonia ha smesso di esistere", aggiungendo che quel Paese altro non era se non "il bastardo di Versailles". La vendetta di Stalin contro la Nazione che aveva impedito nel 1920 il dilagare della peste bolscevica in Europa era conclusa. L'umiliazione subita dalle truppe sotto il suo comando militare, la disarmante incapacità militare del tiranno sovietico venne cancellata nel bagno di sangue delle fosse di Katjin, dove gli ufficiali dell'esercito polacco vennero sterminati con un colpo di pistola alla nuca. E' utile ricordare che fino al crollo dell'URSS tutti, anche in Occidente, attribuivano ingiustamente tale crimine alla Wehrmacht...
Nella Polonia occupata dai sovietici entrò subito in azione la famigerata NKVD (polizia segreta, il futuro KGB) stilando gli elenchi delle persone da deportare preventivamente: membri dei partiti nazionali, borghesi, menscevichi, anarchici, trotzchisti, funzionari di polizia, gendarmeria, guardie carcerarie,ufficiali bianchi, specie gli ufficiali del 1920, giudici dei tribunali militari polacchi e lituani, ex comunisti o espulsi dal Pc, stranieri, rappresentanti di ditte straniere, persone in contatto di lavoro all'estero, personale della Croce Rossa, intellettuali non comunisti, preti, suore, iscritti ad associazioni religiose, aristocratici, proprietari terrieri, commercianti, industriali, imprenditori, etc. Il delirio persecutorio giunse a far inserire nell'elenco delle persone pericolose i cultori dell'esperanto e gli appassionati di filatelia!!!
La Polonia rinascerà solo nel giugno 1989.
Per non dimenticare...

Thank You!
giovedì, 16 settembre 2004
"Io ve lo avevo detto..."

Boris Kustodiev - "La morte entra a Mosca"
Dopo 18 anni di "dimenticatoio", anche in Italia è finalmente reperibile "Harvest of Sorrow" di Robert Conquest, uno dei più grandi studiosi del comunismo. Già autore de "Il Grande Terrore" e di un'accuratissima biografia di Stalin, in quest'opera Conquest, dopo anni di studi, nel 1986 dimostrò al mondo come la carestia abbatutasi nel 1932-33 in Ucraina fu voluta da Stalin stesso. Facendo requisire non solo la maggior parte dei raccolti, ma anche le semenze necessarie per le nuove semine, Stalin tentò di piegare la classe sociale dei piccoli proprietari terrieri che si opponevano alla collettvizzazione forzata. Dopo essere stata tacciata come opera controrivoluzionaria e menzognera, "Harvest of Sorrow" vide avvalorate le tesi esposte dai documenti resi accessibili dal crollo del malvagio impero dei Soviet. Quando negli anni '90, alla luce delle rivelazioni che avevano confermato il pensiero di Conquest, l'editore inglese propose all'autore una nuova edizione, eventualmente mutando il titolo, questi rispose così: "Che ne pensi di 'Io ve lo avevo detto, razza di idioti'?".

'RACCOLTO DI DOLORE' di Robert Conquest (LIBERAL EDIZIONI, PP. 486, EURO 20)
La 'Grande carestia' (Holomodor) che, tra il 1932 e il 1933, uccise in Ucraina 6 o 7 milioni di persone, non fu fatalita', ma un'operazione di sterminio deliberato, voluta da Stalin per piegare i contadini alla collettivizzazione. La terribile verita' e' stata documentata per la prima volta da Robert Conquest, con questo libro, uscito in America nel 1986. L'opera - ora tradotta in Italia - getta luce sulla l'atroce moria per fame, che fu il risultato di un duplice attacco del partito comunista sovietico guidato da Stalin contro la classe contadina dell'intero paese, prima (1929-32) attraverso la ''dekulakizzazione'' e la ''collettivizzazione'', poi con una sorta di ''carestia terroristica'' di stato. Con il termine ''dekulakizzazione'' si intese il piano di strappare la terra ai piccoli e piccolissimi proprietari (kulaki), deportando centinaia di migliaia di famiglie nelle regioni artiche, e riducendo gli altri alla semischiavitu' delle imprese collettivizzate. Successivamente (1932-33), particolarmente in Ucraina, si imposero quote di ammasso di grano di gran lunga superiori alle possibilita' reali, la requisizione dei generi alimentari, e l'impedimento a qualsiasi aiuto esterno alla popolazione , perfino da altre regioni dell'URSS. Il risultato fu che la fame si porto' via un numero di morti, che Conquest stima superiore alle vittime di tutti i paesi coinvolti nella prima guerra mondiale, e che altri storici minimizzano un po' (Stephen G. Wheatcroft negli '80 parlava di 4-5 milioni di morti). (Fonte: ANSA)
"Io fascista, tu una merda!"
Riporto l'incipit del fondo di Marcello Veneziani che appare oggi su "Libero". Vi voglio ingolosire perchè, con la consueta abilità cui ci ha abituato da anni, MarcelloBello apre un dibattito molto interessante sui rigurgiti antifascisti di maniera cui recentemente stiamo assistendo anche da queste parti...
"Richiamate in servizio l'antifascismo: è il passaparola che grandi giornali, piccoli libri e mediocri politici stanno bisbigliando alla gente. C'è chi elogia la scellerata decisione del governo Zapatero di riaprire il capitolo della guerra civile spagnola settant'anni dopo, chiedendo di risarcire le vittime del franchismo. C'è chi si diverte ad accusare i terroristi islamici di nazismo e Putin di fascismo, dimenticando che ci sono parole più appropriate per definire i primi e il secondo. E c'è chi si attacca all'uscita di un libretto di Sergio Luzzatto, "La crisi dell'antifascismo", edito dalla berlusconiana Einaudi, per chiedere di revisionare il revisionismo e tornare alle vecchie zie dell'antifascismo militante. Un libretto ben scritto che usa l'antifascismo in chiave antiberlusco - niana, più che antifiniana, arrivando a sostenere che la fine dell'antifascismo significa in realtà accettare Berlusconi non più come anomalia. Da ingenuo pensavo che in democrazia bastasse il libero consenso per legittimare un leader; ma mi sbagliavo. Un libro adatto allo spirito del tempo dove il richiamo all'antifascismo serve per attaccare Previti più che Tremaglia, la Prestigiacomo più che la Mussolini; e Pansa col suo «piagnisteo sul sangue dei vinti» più che Pisanò (però che cattivo gusto parlare di piagnisteo a proposito di migliaia di italiani trucidati e dimenticati; li si uccide la terza volta, dopo il massacro e l'oblio, anche l'irrisione)."
Il resto lo potrete leggere acquistando il quotidiano in edicola o scaricando il pezzo dal sito. Vi trascrivo la brillante conclusione:
"Infine, una nota di colore. Nelle menti più deboli la chiamata alle armidell'antifascismo sortisce effetti incivili: risento ad esempio correre l'epiteto di fascista per disprezzare chi non è di sinistra. Alla mostra di Venezia un pelato come il Duce mi ha urlato con odio: fascista di merda. Io come San Martino ho equamente diviso l'insulto con lui: io fascista, tu di merda. A questi dialoghi raffinati ci porta l'antifascismo militante."
Grazie ancora di esistere, Marcello!
mercoledì, 15 settembre 2004
Un Atto Patriottico.
E' di questi giorni la notizia che il Governo italiano stia pensando ad un pacchetto di leggi speciali per contrastare la minaccia del terrorismo di matrice islamica. Era ora! Sono previsti più controlli nelle moschee. E modifiche della legislazione, se necessario. Sulla pratica si sta lavorando tra ministero della Giustizia, Viminale e Palazzo Chigi. Perché il problema esiste. E riguarda, innanzitutto, la legge attuale considerata da molti « inadeguata » di fronte alla minaccia del terrorismo islamico. Alcuni esempi? Poniamo che un’informativa dei Servizi segnali come « pericolosa per la sicurezza nazionale » una moschea o un centro musulmano. Che, nel documento, si metta in guardia dalle « frequentazioni ambigue » che si svolgerebbero in quel luogo. Addirittura che si trovino prove (di intelligence) secondo cui lì vengono arruolati i “ combattenti” in nome di Allah. Quelli che, poi, partono per l’Afghanistan, per Israele per l’Iraq. Magari gli stessi che, una volta là, rapiscono volontari pacifisti solo perché italiani. Può un magistrato ordinare la chiusura della moschea o l’arresto dei potenziali mujaheddin? No. La legge attuale lo vieta. Le prove di intelligence non valgono in fase di dibattimento. E la categoria di “ combattente per motivi religiosi” non è contemplata dal nostro ordinamento.
Negli USA il Presidente Bush propose e il Congresso approvò il famoso Patrriot Act, una serie di provvedimenti che andavano ad ampliare l'attività investigativa su presunti terroristi a vantaggio della Sicurezza nazionale. Ora finalmente un provvedimento con una filosofia simile sta per essere discusso anche in Italia.
Già in passato furono applicate delle leggi speciali per contrastare i fenomeni terroristici dell'eversione politica (anni settanta-ottanta), portando a debellare quel pericoloso fenomeno. Ora bisogna agire, a beneficio della sicurazza collettiva, anche a scapito di alcune libertà dei singoli. Non possiamo infatti dimenticare che ci troviamo in guerra, una guerra molto diversa dal passato. Il filo conduttore è la matrice religiosa, non più quella nazionale come è sempre avvenuto in passato. Pertanto è giusto che coloro che aderiscono alla religione islamica siano sottoposti ad accurati controlli, a beneficio di tutti i cittadini italiani. E le moschee, i centri di cultura islamici e tutti i luoghi di ritrovo (e pertanto di possibile aggregazione delle forze terroristiche) siano assolutamente controllabili dalle Forze dell'Ordine. Chissà se una volta tanto riusciremo a fare qualcosa di patriottico!
martedì, 14 settembre 2004
Lo zio è tornato!
Dopo una lunga vacanza sudamericana, ziopepi è di nuovo fra noi. In culo alla censura!

Lo zio al rientro dalle meritate ferie in Sudamerica.
giovedì, 09 settembre 2004
Camerata ziopepi: PRESENTE!!!
Aprendo il blog stamani ho trovato il messaggio di Forlivese riportato qui sotto. Mentre c'è chi grida in piazza "10, 100, 1000 Nassirya" rimanendo impunito, chi ha il coraggio di manifestare con forza idee controcorrente viene tacitato con l'abominevole censura del politically correct. Un appello a ziopepi e a tutti quelli che hanno una testa non consegnata all'ammasso: lavoriamo assieme sulla Legge Mancino, affinchè queste vigliacche censure ideologiche non possano più essere attuate!
"Addio Master, ho voluto salutare te e V. che siete stati simpatici incontri in questa breve avventura su splinder. Difatti ci hanno chiuso anche BRIGATA TICINESE dopo appena due giorni.... la loro censura è celere quanto la loro mente torpida. Intoniamo affranti:
Hanno ammazzato Pepi fascista tra i fascisti Vendetta sì vendetta farem sui comunisti...
In ogni caso complimenti per l'ottimo post, non solo per la figura di S. Francesco ma per la dovuta opera di resistenza al fagocitare da parte della Sinistra una moltitudine di figure, della storia dell'umanità dell'arte e del pensiero, che assolutamente le sono estranee. Un processo perverso cui purtroppo, soprattutto in passato, ha sorriso il successo, creando l'assurdo teorema per cui una qualsiasi espressioni di giustizia e buoni sentimenti, di genio o di ispirazione, sia da ascrivere all'universo sinistroide. Assurdo e fortunatamente, ad una anche superficiale analisi, spesso l'opposto della verità. E qui mi ricollego all'intervento della V. che mi dà del comunista a Francesco, certo con "comunismo" in senso generico ed etimologico si può anche intendere quel che dici ma essendo comunismo, da Marx in poi, associato indissolubilmente alla di lui dottrina, il marxismo, allora non c'è niente di più estraneo. Il comunismo di Marx non è mera analisi storica e proposta politico-economica, è prima di tutto una visione del mondo e dell'uomo disperata, che all'uomo stesso nega l'anima e lo spirito, quanto ha di più prezioso. Verrò ogni tanto a trovarvi... Uno stentoreo A NOI!
E UN PRESENTE PER ZIO PEPI!"
Arrivederci ziopepi!!! Ti saluto con gli stessi sinceri versi con cui ti avevo accolto... a braccio teso!
"Angel of Death" by Slayer ("Reign in Blood", 1986)
Auschwitz, the meaning of pain The why that I want you to die Slow death, immense decay Showers that cleanse you of your life Forced in Like cattle You run Stripped of Your life's worth Human mice, for the Angel of Death Four hundred thousand more to die Angel of Death Monarch to the kingdom of the dead Sadistic, surgeon of demise Sadist of the noblest blood
Destroying, without mercy To benefit the Aryan race
Surgery, with no anesthesia Fell the knife pierce you intensely Inferior, no use to mankind Strapped down screaming out to die Angel of Death Monarch to the kingdom of the dead Infamous butcher, Angel of Death
Pumped with fluid, inside your brain Pressure in your skull begins pushing through your eyes Burning flesh, drips away Test of heat burns your skin, your mind starts to boil Frigid cold, cracks your limbs How long can you last In this frozen water burial? Sewn together, joining heads Just a matter of time 'Til you rip yourselves apart Millions laid out in their Crowded tombs Sickening ways to achieve The holocaust Seas of blood, bury life Smell your death as it burns Deep inside of you Abacinate, eyes that bleed Praying for the end of Your wide awake nightmare Wings of pain, reach out for you His face of death staring down, Your blood running cold Injecting cells, dying eyes Feeding on the screams of The mutants he's creating Pathetic harmless victims Left to die Rancid Angel of Death Flying free
[LEADS: HANNEMAN, KING, HANNEMAN, KING, HANNEMAN]
Angel of Death Monarch to the kingdom of the dead Infamous butcher, Angel of Death
Angel of Death
(Lyrics & Music - Hanneman)

Lo ziopepi da giovane, brillante studente di medicina.
mercoledì, 08 settembre 2004
San Francesco non era un pacifista!

Giotto "La cacciata dei diavoli da Arezzo" 1297-99 Basilica superiore
Abbandonati (malvolentieri) gli impresentabili idoli del passato, la sinistra buonista e ulivetana sta tentando di arruolare personaggi storici etichettandoli quali precursori del noglobalismo d'accatto. Vittima di questa abberrante operazione è anche San Francesco d'Assisi, sicuramente una delle figure più complesse e affascinanti della Chiesa medievale. Le sue preghiere, le sue lodi, il suo pauperesimo hanno aperto squarci importantissimi nel velo della Dottrina ecclesiastica. Oggi i sinistri vorrebbero invece figurarcelo come una sorta di hippie, un figlio dei f(i)ori che praticava l'amore libero al grido di "Peace and love", un no-global medievale. Per questo, oltre alla marcia politica della pace che annualmente infesta Assisi con i suoi partecipanti che reggonno bandiere e striscioni tutti rigorosamente politically correct, da un po' di anni a questa parte nella stessa amena cittadina si tiene un campo antimperialista, a cui partecipano loschi figuri sospettati di collusione con il terrorismo islamico. Niente paura, San Francesco non sarebbe mai stato un fiancheggiatore della cosiddetta "resistenza" irachena:
"Gesù ha voluto insegnarci che, anche se un uomo ci fosse caro, dovremmo essere disposti a sradicarlo da noi se tentasse di allontanarci dalla Fede. Per questo i Cristiani agiscono secondo Giustizia quando vi combattono, perchè voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla religione quanti uomini potete. Se voi voleste adorare il Redentore, vi amerebbero come se stessi"
San Francesco al sultano Melek-el-Kamel, autunno 1219. Tratto dalle Fonti Francescane, 2690-2691.
Legge Mancino: apriamo il dibattito.
Come promesso, ho deciso di aprire un dibattito sulla Legge Mancino. Iniziamo con la pubblicazione del testo, in seguito riporterò alcuni commenti in merito al provvedimento. Attendo copiosi e costruttivi commenti dalla cara V. e dagli amici di ziopepi, recenti vittime di un provvedimento liberticida...
TESTO DELLA LEGGE MANCINO (25/6/93, n. 205)
Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.
ARTICOLO 1 (Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell'attuazione della disposizione dell'articolo 4 della convenzione, è punito: A) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; B) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. 2. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni. 1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 Ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie: A) obbligo di prestare un'attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter; B) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un'ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno; C) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l'espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché‚ divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere; D) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni. 1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di Grazia e Giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell'attività non retribuita a favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a). 1-quater. L'attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell'espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinato dal giudice con modalità tali da non pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato. 1-quinquies. Possono costituire oggetto dell'attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati, con scritte, emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche individuate con il decreto di cui al comma 1-ter. 1-sexies. L'attività può essere svolta nell'ambito e a favore di struture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.
ARTICOLO 2 (Disposizioni di prevenzione) 1. Chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila. 2. È vietato l'accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno. 3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 del presente decreto, nonché‚ di persone sottoposte a misure di prevenzione perché‚ ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all'articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applica la disposizione di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso, conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di nonluogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell'articolo 178 del codice penale o dell'articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.
ARTICOLO 3 (Circostanza aggravante) 1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.
ARTICOLO 4 (Modifiche a disposizioni vigenti) 1. Il secondo comma dell'articolo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è sostituito dal seguente: Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.
ARTICOLO 5 (Perquisizioni e sequestri) 1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l'autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell'immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l'autorizzazione telefonica del magistrato competente possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore. 2. È sempre disposto il sequestro dell'immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari ovvero taluni degli oggetti indicati nell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. È sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché‚ degli emblemi o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9 ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell'immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l'immobile sia in proprietà, in godimento o in uso esclusivo a persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni. 3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui alltarticolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la confisca dell'immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. È sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.
ARTICOLO 6 (Disposizioni processuali) 1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'art. 3, comma 1, si procede in ogni caso d'ufficio. 2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all'arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché quando ricorre la circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975. 2-bis. All'articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654. 3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all'articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale. 4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654. 5. Per i reati indicati all'articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall'articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.
ARTICOLO 7 (Sospensione cautelativa e scioglimento) 1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell'articolo 3 o per uno dei reati previsti dall'articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 762, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982. 2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma. 3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell'articolo 5, comma 1, il Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell'organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
ARTICOLO 8 (Disposizioni finali) 1. Il settimo comma dell'articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato. 2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell'articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. AMATO - MANCINO - CONSO Visto, il Guardasigilli: CONSO
Prodi, taci! Vol. II.
(Con la partecipazione straordinaria dell'ex(?) compagno Putin!)

(ANSA) - MOSCA, 7 SET - Vladimir Putin ha attaccato l'Occidente per le reiterate richieste a Mosca di instaurare un dialogo con i separatisti ceceni. Il presidente ha anche escluso un'inchiesta sul sanguinoso blitz di Beslan. 'Perche' non incontrate Osama bin Laden - ha chiesto ai giornalisti stranieri - Perche' non gli chiedete cosa vuole e glielo date, cosi' che vi lascera' in pace?'. 'Voi ponete limiti al dialogo con questi bastardi, perche' mai noi dovremmo parlare con questi assassini di bambini?'. 07/09/2004 10:33
Che fine ha fatto mio zio?

Da ieri non riesco più a contattare il caro Zio Pepi. Non vorrei che gli fosse successo qualcosa di brutto! E' così innocente e tenero, a volte sembra un pulcino spaurito in questo mondo d'odio... Per cortesia, chi sa qualcosa PARLI ORA! Zio Pepi, non temere: il tuo caro nipote ti cercherà per terra e per mare fino a quando non ti troverà, e tu potrai tornare alle tue tranquille mansioni quotidiane!!!
PS: Pare che qualcuno abbia avvistato il caro zietto mentre si aggirava con la Brigata Ticinese. Ancora una volta, chiedo la collaborazione di tutti: fatemi avere sue notizie. E tu, zio: torna indietro, questo laboratorio aspetta te!!!
martedì, 07 settembre 2004
The song of the day.

Faith No More - The Gentle Art of Making Enemies
The words are so familiar - all the same greats, the same mistakes It doesn't have to be like this.
If you don't make a friend, now One might make you - So learn The gentle art of making enemies
Don't look so surprised Happy birthday...Fucker Blow that candle out, We're gonna kick you
(Don't say you're not because you are) (Don't say you're not because you are) (History tells us that you are) (History tells us that you are)
All you need is just one more excuse You put up one hell of a fight I wanna hear your very best excuse Never felt this much alive
Your day has finally come - So wear the hat and do the dance And let the suit keep wearing you.
This year you'll sit and take it And you will like it - It's the gentle art of making enemies
I deserve a reward Cuz I'm the best fuck that you ever had And if I tighten up my hole - You may never see the light again
(There's always an easy way out) (There's always an easy way out) (You need something wet in your mouth) (You need something wet in your mouth)
Never felt this much alive
L'UE fa retromarcia. Con "terribile vergogna"...

BRUXELLES (Reuters) - L'Unione Europea ha nuovamente cercato oggi di porre fine alla baruffa diplomatica col governo russo sulla strage di Beslan, in Ossezia, esprimendo alla Russia la propria solidarietà nella lotta al terrorismo.
Il Cremlino si era risentito per la richiesta di spiegazioni da parte del presidente olandese di turno dell'Unione per il sanguinoso epilogo del sequestro nella scuola nella Russia meridionale, dove separatisti ceceni hanno preso in ostaggio più di mille persone per 53 ore.
L'Unione Europea ha ripetuto che la polemica sulla richiesta del ministro degli Esteri olandese è stata frutto di un'incomprensione.
"E' uno di quei casi in cui c'è stata una genuina incomprensione e questo è una terribile vergogna", ha detto Emma Udwin, portavoce della Commissione per gli Affari internazionale.
"La colpa non può essere addossata a nessun altro se non a chi ha commesso quell'orribile crimine", ha detto in conferenza stampa, preceduta da un minuto di silenzio in ricordo delle vittime.
Almeno 335 persone, quasi la metà delle quali bambini, sono state trovate morte dopo l'irruzione della polizia nella scuola.
Ben Bot, il ministro degli Esteri olandese, in un comunicato annunciava che tutti i paesi avrebbero dovuto lavorare insieme per fermare questo tipo di attentati, aggiungendo: "Vorremmo sapere dalle autorità russe come questa tragedia sia potuta accadere".
Sabato scorso Bot ha minimizzato le sue dichiarazioni, dopo che il ministero degli Esteri russo ha convocato l'ambasciatore olandese a Mosca per chiedere spiegazioni.
"Non c'era alcuna critica verso le autorità russe", ha detto la portavoce Udwin. C'è stato il riconoscimento della situazione molto difficile che hanno dovuto affrontare. E il riconoscimento che... non avevamo le informazioni complete".
Ripetizione di avviso ai naviganti per i più pigri.
Dall'alto della Sua infinita bontà, la Spett.le Direzione (cioè: io!) ha deciso di riportare l'avviso ai naviganti del 4 giugno 2004. In tal modo anche i naviganti affetti da pigrizia cronica o semplice atrofia cerebrale, che non sono in grado di consultare l'archivio, potranno finalmente capire come funziona il presente blog.
Alla luce di recenti accadimenti, la Direzione (cioè: IO!) rende noto che:
1) il presente blog, per argomenti trattati e immagini contenute, non è adatto ad un pubblico di sinistra. Se ne sconsiglia pertanto la visione a meno che non si abbia il coraggio di mettere in discussione le proprie "granitiche certezze" o non si abbiano capacità psicoattitudinali e/o intellettuali sufficienti per affrontare un serio e costruttivo dibattito;
2) ogni vile attacco antifascista verrà punito in proporzione aurea (1 a 10). Pertanto, per ogni singolo atto la Direzione (cioè: IO!) replicherà con dieci azioni similari sul blog o sul sito del banditen. In caso di impossibilità ad attuare la rappresaglia, verranno decimati siti o blog appartenenti a soggetti ideologicamente vicini al banditen. Se l'attacco avviene da parte di anonimo, la Direzione (cioè: IO!) si riserva l'insindacabile facoltà di eliminarne ogni traccia.
Letto, approvato e firmato il 4 giugno 2004
S.E. Cav. Masterofpuppets

L'unico modo in cui sono graditi i comunisti in questo blog!
(Nella foto il cadavere di Ernesto Guevara, mercenario comunista)
lunedì, 06 settembre 2004
Avviso ai naviganti: sono Fascistissimo!
Ebbene sì! E' stata dura, ma alla fine questa è la definizione che l'inutile tinsulto, dopo diversi giorni di meditazione, è riuscito a partorire riguardo alla Spett.le Direzione (cioè: io!). Alla faccia di quella pippa di ziopepi!
Alla luce di tale riconoscimento, la Spett.le Direzione (cioè: io!) ha deciso che su questo blog ci potrà scrivere solo chi è ritenuto il benvenuto. Chi non lo è ha tutto il resto della rete su cui passare il tempo. Qui comanda la Spett.le Direzione (cioè: io!).

Invece quel tesoruccio della V. è "peggio d'Oriana". Chissà perchè! Forse l'Oriana sa fare meglio la pasta alla carbonara... Bah, misteri dei sinistri!
venerdì, 03 settembre 2004
Che la grande festa dei piccoli Hobbit abbia inizio!

Alessio Leoncini "L'Unico Anello" (y. 2001) oro 18K
"Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende"
(Per informazioni su Hobbiton XI - San Daniele del Friuli (UD), dal 3 al 5 settembre 2004 - vedi messaggio del 27/08/04 oppure entra nel sito della Società Tolkieniana Italiana)
Una via per i Martiri di Primavalle.
16 Aprile 1973: le fiamme dell'odio comunista uccidono Virgilio (22 anni) e Stefano (8 anni), figli di Mario Mattei, segretario della sezione di Primavalle (Roma) del Movimento Sociale Italiano. Una tanica di benzina riversata sotto l'uscio dell'abitazione, un cerino, e la vita dei due ragazzi e della loro famiglia è stata distrutta. Per sempre. Responsabili del barbaro assassinio furono tre attivisti di Potere Operaio: Achille Lollo, Marino Calvo e Manlio Grillo. Condannati a 18 anni ciascuno, si sono resi latitanti. Il criminale Lollo vive indisturbato in Brasile dal 1986. E Giustizia non è mai stata fatta.....
Nell'Italia della melassa buonista e dell'ossequio al potere, i gesti d'orgoglio non possono che destare rispetto. A Veltroni, che ha deciso d'intitolare una via ai fratelli Mattei, Stefano e Virgilio, trucidati nel rogo di Primavalle, tentando di sanare alla bell'e meglio la vergogna della sinistra italiana, la famiglia ha risposto con un diniego. E' una speculazione politica, sostengono, non un gesto di pacificazione. La madre Anna ringrazia il sindaco, e aggiunge: è uno dei migliori che abbiamo avuto. Ma dai rossi, suggerisce tacendo, non accetto l'elemosina del ricordo. Eppure, l'iniziativa capitolina appare coraggiosa, soprattutto se paragonata alla pavidità distratta e supponente di Milano, che a Sergio Ramelli non ha dedicato neppure un campo di bocce o una panchina. Non dev'essere stato facile vincere le resistenze di coloro che alle vittime politicamente scorrette neppure concedono il diritto alla memoria.
Questo rifiuto di Anna Mattei è un invito a riflettere sulle compromissioni e ambiguità dell'opinione pubblica e delle istituzioni verso il movimentismo di sinistra, anche quando questo propugnava solo odio e violenza. E mentre i reduci di quel periodo magari oggi si ritrovano dirigenti di Forza Italia o, abbandonato (forse solo di facciata) il marx-leninismo, si sono rifatti una verginità politica democratica e ulivista, il no della madre dei Martiri di Primavalle vuol giungere anche alle orecchie della destra. O quantomeno a quella parte di essa che sembra essersi dimenticata di una generazione mandata al macero per un'idea bella ma impossibile. Che si accontenta dei sorrisi della sinistra. Che, come una donna di dubbia reputazione approdata ad un buon matrimonio, finge di dimenticare le proprie origini per essere accettata dalla "buona" società.... Ma noi continuiamo a sperare che i guerrieri risorgano!
OCEANO DI GUERRIERI
Per cosa dovrei vivere per chi dovrei morire non c'è più niente da fare non c'è più niente da dire devo soltanto pensare a guadagnare i soldi per tornare l'indomani a lavorare tutti gli amici si sono sistemati non ci sono più fratelli non ci sono camerati. Un solo fiume perduto in mille rivoli una sola avanzata dispersa in mille vicoli.
Ma laggiù laggiù all'orizzonte vedo una marea che monta da un oceano di guerrieri uomini e donne uniti come ieri una marea che monta da un oceano di guerrieri.
Ho sognato che eravamo un unico destino un solo canto unanime su un unico cammino non più impegnati a redigere barriere per servire gli interessi di assetati di potere non più divisi un'unica realtà un'unica bandiera di una sola identità da un solo oceano fluiscono mille rivoli in una sola piazza conducon mille vicoli.
Ma laggiù laggiù sull'orizzonte vedo una marea che monta da un oceano di guerrieri uomini e donne uniti come ieri una marea che monta da un oceano di guerrieri.
Ieri per oggi domani coem ieri una marea che monta da un oceano di guerrieri.
Alcuni brani sono stati tratti da "Libero" oggi in edicola.
giovedì, 02 settembre 2004
Fucking hostile vol. XI. Ovvero: cose belle dal mondo dei bloggers.
Letto sul blog del serpente:
Ma questi non c'hanno prorio nulla da fare?
Il Tricolore di Nassirya.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Il 26 Novembre 2003, sul numero 48 del settimanale "Chi", veniva pubblicato un servizio intitolato:"Nassirya, gli eroi caduti". Alle pagine 16 e 17 si approfondiva l'argomento con l'articolo "La Bandiera insanguinata" di Antonella Delprino. La fotografia in alto, a pagina 17, mostra il Tricolore appeso al muro della camera ridotta in briciole dopo la tremenda esplosione. Ma, si nota, è un Tricolore particolare; è la nostra bandiera, quella della Repubblica Sociale Italiana! Con l'aquila che stringe tra gli artigli il Fascio repubblicano e, sotto, due parole: Camerati Italiani.
Stranissimo che questa fotografia sia rimasta così com'era stata scattata e, più strano ancora, che quella bandiera abbia mantenuto il suo posto, lì, appesa a quel muro. Sbadataggine incomprensibile o voluta? Strano che i controlli e le censure giornalistiche non abbiano notato nulla. Oppure questo settimanale è caratterizzato da un'incomparabile obiettività storica e giornalistica, nel qual caso ci inchiniamo al senso di verità professionale del direttore responsabile, Silvana Giacobini.
Inutile aggiungere che nessun altro giornale, settimanale, rotocalco scritto oppure qualche servizio televisivo abbiano più richiamato l'attenzione sul fatto. Tutto si è concluso: quei poveri Carabinieri sono diventati eroi di questa repubblica fondata sul disordine, sulla falsità, sul sopruso, sulla resistenza. Ma che cosa si può recepire da questo loro messaggio che hanno voluto lasciarci?
Quei caduti, quei ragazzi racchiudevano in cuore un credo che è anche il nostro. Inutile ora tentare di insabbiare tutto sotto cumuli di ipocrisie e di malsana demagogia; l'intenzione non potrà mai essere cancellata né dagli uomini, né dal tempo.
Quel Tricolore, ed il significato che esso rappresenta, vuole andare oltre il sacrificio dei nostri Carabinieri. L'esposizione di esso indica che gli Ideali veri non hanno niente a che vedere con la retorica delle commemorazioni di protocollo.
Eroi? Martiri? Forse entrambi o forse nessuna delle due cose, ma veri Italiani che hanno dimostrato, esponendola senza timore, di non celare o rinnegare la propria Fede ma di volerla addirittura esternare.
Massimo Rainelli
mercoledì, 01 settembre 2004
Quel fascistone di Kerry...

Mentre si avvicina l'appuntamento delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti aumenta nella sinistra italiana la volontà di etichettare il candidato democratico Kerry come una sorta di figlio dell'Ulivo. Una sorta di dossettiano del XXI secolo, il fratello (intelligente) di Prodi, il compagno (!) di giochi di D'Alema sulla Piazza Rossa. Mi chiedo se i sinistri compagni italiani abbiano mai ascoltato le parole di Kerry. Ecco un breve almanacco:
"Patriottismo è onorare chi indossa l'uniforme degli Stati uniti d'America."
"Useremo la nostra superirità militare per battere qualunque nemico."
"Non esiterò mai ad usare la forza quando sarà necessario."
"Ogni attacco incontrerà la nostra reazione rapida e certa."
"La bandiera. Per noi la bandiera americana è il simbolo più potente di quel che siamo e di ciò in cui crediamo. La nostra forza. La nostra diversità. L'amore per il nostro Paese."
"Se ci attacheranno con armi non convenzionali, come comandante in capo risponderò con una forza schiacciante e devastante."
"Ho un messaggio per i terroristi: userò ogni mezzo per distruggervi."
"Crediamo nel valore della famiglia così come espresso nei Comandamenti: 'Onora il padre e la madre'."
"Come presidente, non esiterò mai a usare il potere dell'america per difendere i nostri interessi ovunque nel mondo."
"L'iniziativa privata è il motore della crescita economica, e il governo ha il dovere di incentivarla."
Personalmente non parteggio nè per Bush nè per Kerry, penso che siano fatti che riguardano gli americani. Perchè le uniche differenze, come dimostrato da queste parole, sono sulla politica interna. Gli USA, almeno su questo, sono uno Stato serio, non cambiano al primo stormir di fronde...
Fucking hostile vol. X. Ovvero: amici tuoi?
Il fulgido Fassino, radiografia di un cadavere, nei giorni scorsi ha dichiarato: "Al Queda non fa distinzioni fra Europei amici e nemici".
Gentilmente, Signor Fassino, potrebbe dirci chi sono gli europei amici di questi bastardi? Così, giusto per fare una bella retata stile SS!
Fucking hostile vol. IX. Ovvero: vieni avanti, coglione!
Trovato stamani questo aulico commento sul messaggio gentilmente postato dalla cara V.:
"che blog de mmerda!"
Ovviamente il messaggio è anonimo: il coglione di turno è anche un vile codardo. e quindi anche a lui dedichiamo "Fuck You" dei Damegeplan:
Fuck you I'm through I want nothing more from you My sanity is wearing thin Irate, I hate You determined you own fate Now everything is caving in
Fuck your power trip and Fuck your attitude and Fuck your bloated ego too Fuck your history, your tragedy, your misery But most of all... fuck you
Fuck this, all of this Bitch and moan and bleed and piss Seconds away from goin' down Go ahead and push me Your fakery, your butchery Is nothing compared to my hate for you
Fuck your apathy and Fuck your empathy and Fuck your nihilism, too Fuck your bitter pills, take em all, you never will But most of all... fuck you
Nothing changes, nothing fazes, nothing stays the same
Fuck your power trip and Fuck your attitude and Fuck your bloated ego too Fuck your history, your tragedy, your misery But most of all... motherfucker, fuck you!
|