"Le radici profonde non gelano"


venerdì, 29 aprile 2005
 

La Caduta.

In queste ore, sessant'anni fa, all'interno del bunker della Cancelleria di Berlino si consumava in uno scenario wageriano l'ultimo atto della Terzo Reich e del suo Furher, Adolf Hitler.

Mentre in superficie le ultime eroiche difese tedesche (ed europee) venivano travolte dalle armate sovietiche, Hitler decise di togliersi la vita imprimendo anche alla propria morte un'aura di leggenda.

Si concluse così l'ultimo tentativo di ricostruire l'Impero. E, come un imperatore del passato, con questo tragico atto scomparve l'ultimo uomo che il destino chiamò al compito di ricreare una sola, grande e forte Europa, dall'Atlantico agli Urali.

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giovedì, 28 aprile 2005
 

A sessant'anni dal Tuo sacrificio.

Sessant'anni fa veniva barbaramente assassinato Benito Mussolini, DUCE d'Italia. Per ricordarne il sacrificio ho deciso di riportare una poesia scritta nell'immediato dopoguerra.

Sulla tomba del DUCE

La Madre di un Eroe con le mani stanche 

 

m’ha consegnato, dopo il suo lavoro,

tre rose rosse e tre bianche

circondate dal verde dell’alloro.

“Queste sei rose, o figlio, a tarda sera

sulla tomba del DUCE deporrai,

sono i colori della Sua Bandiera

che sventolò radiosa come mai”.

Ed io a Milano, o DUCE, son venuto

e t’ho portato insieme al tricolore

di tutta la Tua gente il suo saluto

ed una stilla di sangue del mio cuore.

Ora, in ginocchio, bacio questa terra

che ricopre il tuo corpo seviziato.

Io come Te, son figlio della guerra,

amo la PATRIA come nulla ho amato!

BENITO MUSSOLINI, sei con noi

anche se giaci in fondo ad una fossa!

L’ITALIA Tua, l’ITALIA degli Eroi,

già si ridesta e aleggia la riscossa.

E prepariamo i nostri gagliardetti

per innalzarli al sole dell’aurora,

pronti ad offrire i nostri petti,

purchè l’ITALIA viva, viva ancora!

Oh MADRE PATRIA tinta di vermiglio,

nel vivo delle carni lacerata,

piangi in silenzio il tuo più grande Figlio

e veglia sulla Sua tomba desolata.

Ricordi Tu le mille e più legioni

marcianti verso il sole in fitte schiere?

Si cantavano tutte le canzoni,

sventolavan di gloria le Bandiere!

Di gloria eri ammantata, PATRIA mia

stimata, rispettata, fiera e forte.

Oggi c’è disonore, c’è follia

e il DUCE dorme il sonno della morte.

BENITO MUSSOLINI, i figli Tuoi

vogliono darti la vendetta in dono.

Patria! Comanda! Dicci quello che vuoi!

Chiedici tutto, fuori che il perdono!

Il braccio è forte e triste è l’amarezza

di questa gente Tua che non si doma

e al canto della nostra GIOVINEZZA

Tu marcerai di nuovo verso Roma!

Avvolto nella pura Tua Bandiera

in Campidoglio, o DUCE, giungerai,

fiero e solenne in Camicia Nera,

e là eternamente rimarrai!

Augusto Rossi

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mercoledì, 27 aprile 2005
 

Quelli che...

la resistenza...

"è cosa nostra"!!!

In Italia i comunisti crescono a pane e resistenza (fonte: Indymedia)

Nel solito delirio retorico che accompagna puntualmente ogni 25 aprile, una notizia in particolare suscita un certo interesse. In quel di Udine - città che 60 anni fa ha conosciuto non solo le asprezze della guerra "regolare" e di quella civile, ma anche di quella intestina fra partigiani bianchi e comunisti (vedi Porzus, fra i tanti esempi) - nel corso della consueta manifestazione ufficiale, è intervenuta la medaglia d'oro Paola Del Din ex partigiana. E fin qua tutto secondo copione. Ma...

(ANSAweb) - UDINE, 25 APR - Manifestazioni di ostilita', con fischi e grida, sono state indirizzate oggi a Udine, nel corso della cerimonia per il 60/o della Liberazione, durante l'intervento della partigiana cattolica Paola Del Din, medaglia d' oro. La contestazione e' stata accompagnata dall'esposizione di uno striscione, a firma dei Giovani comunisti, con la scritta 'Partigiane sempre, gladiatrici mai'.

Incredibile, vero? I partigiani che si fanno guerra fra di loro! Con grande imbarazzo per il Vicepresidente del Gruppo Parlamentare di Alleanza Nazionale alla Camera dei deputati on. Daniele Franz, che guidava una delegazione ufficiale in rappresentanza del proprio partito, e si preparava ad essere la "pecora nera" della cerimonia.

Resistenza

Tutto appare più chiaro, invece, se si guarda dietro le quinte. E si scopre che, oltre alla solita volontà di egemonia dell'episodio della resistenza da parte dei comunisti ("è cosa nostra!") a discapito delle formazioni partigiane democratiche, sul confine orientale vi fu una divisione netta e un vero e proprio antagonismo che spinse spesso i partigiani della Osoppo (bianchi) a cercare accordi con i militi della RSI per tenere a freno i partigiani comunisti della Garibaldi, asserviti agli ordini di Tito. E così ci furono anche l'orrenda strage di Porzus e altri atti scellerati...

E poi la colpa più grave: la medaglia d'oro Paola Del Din pare abbia fatto parte di Gladio! Sì, propio la "bieca organizzazione segreta che tramava contro la Democrazia". Che poi organizzazione segreta era, ma aveva compiti di difesa della Patria contro un'eventuale invasione comunista nel corso della guerra fredda. Insomma, gli aderenti si impegnavano a diventare partigiani e a fare la resistenza contro un ipotetico regime comunista... Come vent'anni prima, quando veniva considerato invasore l'esercito tedesco. Strano - ma non troppo - che i comunisti non siano riusciti a cogliere questa chiara analogia...

Comunque, alla fin fine, aveva ragione il mio caro nonno, fiero e puro reduce dell'esercito della Repubblica Sociale Italiana: non ci potrà mai essere una pacificazione con i comunisti, perchè per loro la guerra e l'odio non sono mai finiti!

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martedì, 26 aprile 2005
 

Quanto mi piace questo Papa...

I gulag dimenticati
di Joseph Ratzinger

Protesta giovanile e comunismo, due forme di un'unica idea: l'appartenenza a questo mondo

A ben guardare, due anni sembrano aver segnato gli ultimi decenni del secolo appena trascorso: il 1968 e il 1989. Il 1968 è legato all'emergere di una nuova generazione, che non solo giudicò inadeguata, piena di ingiustizia, piena di egoismo e di brama di possesso, l'opera di ricostruzione del dopoguerra, ma che guardò all'intero svolgimento della storia, a partire dall'epoca del trionfo del cristianesimo, come a un errore e a un insuccesso. Desiderosi di migliorare la storia, di creare un mondo di libertà, di uguaglianza e di giustizia, questi giovani si convinsero di aver trovato la strada migliore nella grande corrente del pensiero marxista.
L'anno 1989 segnò il sorprendente crollo dei regimi socialisti in Europa, che lasciarono dietro di sè un triste strascico di terre distrutte e di anime distrutte. E, tuttavia chi pensava che l'ora del messaggio cristiano sarebbe nuovamente scoccata si è illuso: sebbene il numero dei cristiani credenti nel mondo non sia modesto, in questo momento storico il cristianesimo non è riuscito a porsi distintamente come un'alternativa epocale. La «dottrina di salvezza» marxista, in sostanza, era nata, nelle sue numerose versioni variamente strumentate, come unica visione del mondo scientifica corredata di motivazione etica e adatta ad accompagnare l'umanità nel futuro. Di qui il suo difficile congedo, anche dopo il trauma del 1989.
Basti pensare a quanto contenuta è stata la discussione sugli orrori dei gulag comunisti, a quanto inascoltata è rimasta la voce di Solzenicyn: di tutto questo non si parla. A imporre il silenzio è una sorta di pudore. Persino al sanguinario regime di Pol Pot si accenna soltanto occasionalmente, en passant. Ma è rimasto il disinganno, accanto a una profonda confusione. Nessuno oggi crede più alle grandi promesse morali. E proprio in questi termini era stato inteso, il marxismo: una corrente che auspicava giustizia per tutti, l'avvento della pace, l'abolizione degli ingiustificati rappo rti di predominio dell'uomo sull'uomo e via dicendo. Per questi nobili scopi si pensò di dover rinunciare ai principi etici e di poter utilizzare il terrore come strumento del bene. Da quando, anche solo per un momento, sono affiorate in superficie, visibili a tutti, le rovine dell'umanità prodotte da quest'idea, la gente preferisce rifugiarsi nella pragmatica o professare pubblicamente il dispregio per l'etica.
Un tragico esempio è quello della Colombia, dove all'insegna del marxismo è stata intrapresa in passato una lotta per la liberazione dei piccoli agricoltori, soffocati dai grandi capitalisti. Al suo posto oggi è rimasta una repubblica di ribelli sottratti al potere statale, che vive apertamente del traffico illecito di droga e non cerca per questo giustificazioni morali, soprattutto perché, soddisfacendo la domanda dei paesi ricchi, riesce a sfamare un popolo che altrimenti faticherebbe a trovare un suo posto nell'ordine economico mondiale. In situazioni confuse come questa non è forse compito del cristianesimo tentare sul serio di ritrovare la propria voce per «introdurre» il nuovo millennio al suo messaggio, per proporlo come segnavia, comprensibile e universale del futuro? (...)
Dov'è stata, in tutti questi anni, la voce della fede cristiana? Il 1967, anno della nascita di quest'opera, ribolliva ancora dei fermenti del primo periodo post-conciliare. Il concilio Vaticano II si era proposto di rinnovare il ruolo del cristianesimo come motore della storia. Nel XIX secolo, infatti, si era diffusa l'opinione che la religione appartenesse alla sfera soggettiva e privata, e che a questi ambiti dovesse limitare la propria influenza. Proprio perché relegata alla sfera soggettiva, la religione non poteva porsi come forza determinante per il grande corso della storia e per le decisioni da assumere in essa. Terminati i lavori del concilio, quindi, doveva essere di nuovo chiaro che la fede dei cristiani abbraccia l'intera esistenza, è un punto cardine della storia e del tempo e non è destinata a limitare la propria sfera di influenza alla sola soggettività.
Il cristianesimo tentò - perlomeno nell'ottica della chiesa cattolica - di uscire dal ghetto in cui si trovava recluso dal XIX secolo e di tornare a coinvolgersi pienamente nel mondo. Parlare in questa sede dei dissidi e dei contrasti interni alla chiesa derivanti dall'interpretazione e dall'adozione del concilio sarebbe superfluo. Nella determinazione del ruolo del cristianesimo nella storia ha influito soprattutto l'idea di un nuovo rapporto tra chiesa e mondo. Se negli anni Trenta Romano Guardini aveva coniato (giustamente) l'espressione «distinzione di ciò che è cristiano» (Unterscheidung des Christlichen), oggi tale distinzione sembrerebbe aver perso la sua importanza in favore, piuttosto, del superamento delle distinzioni, dell'avvicinarsi al mondo, del coinvolgersi nel mondo. Quanto rapidamente queste idee potessero uscire dalla cerchia dei discorsi ecclesiastici accademici e acquisire un taglio più pratico cominciò a essere evidente già nel 1968, all'epoca delle barricate parigine, quando si celebrava un'eucaristia della rivoluzione e, con essa, si sperimentava un nuovo connubio tra chiesa e mondo all'insegna della rivoluzione, in attesa di tempi migliori. La partecipazione in prima linea di comunità studentesche cattoliche ed evangeliche ai movimenti rivoluzionari nelle università europee ed extraeuropee non fece che confermare tale tendenza. (...)
Sembrava, a quell'epoca, che l'unica strada percorribile fosse il marxismo. Sembrava che Marx avesse assunto il ruolo che nel XIII secolo aveva ricoperto il pensiero aristotelico, una filosofia precristiana (ossia «pagana») da battezzare per riavvicinare l'una all'altra fede e ragione e per porle in un rapporto corretto. (...)
Chi si aspettava che il cristianesimo si sarebbe trasformato in un movimento di massa ha capito di essersi sbagliato: non sono i movimenti di massa e racchiudere in sè promesse per il futuro. Il futuro nasce quando delle persone si incontrano su convinzioni comuni, capaci di dar forma all'esistenza. E il futuro cresce positivo se queste convinzioni scaturiscono dalla verità e alla verità conducono.

© Avvenire, 04 febbraio 2004

posted by Masterofpuppets | 11:24 | commenti (2)
 
GRAZIE

Grazie per l'aiuto che mi hai dato. Tu dici che non è nulla ma per me è tanto.
E grazie per quello che sei ma anche per quello che NON sei perche' ti adoro esattamente per l'uomo che conosco.

Grazie amore, proprio per l'amore che sai esprimere in ogni gesto che fai.
Grazie per lo sguardo che mi rivolgi ogni mattina al risveglio: non ne esiste uno uguale...e così per il tuo sorriso....dolcissimo.

E la finisco qua, altrimenti i tuoi lettori finiranno per odiarmi a furia di GRAZIE.

Ti bacio.
V.
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mercoledì, 20 aprile 2005
 

Chi non risica non rosica.

L'hanno battuto, sbeffeggiato, insultato. Ora ha deciso di accettare la sfida, dimettersi, e fare un nuovo Governo. Avrà giocato bene le sue carte?

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STRALCIO DEL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15,34).

 

Sull’elezione del Sommo Pontefice Benedetto XVI

 

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Colleghi, prima di iniziare i nostri lavori, permettetemi, a nome dell'intero Senato e mio personale, di inviare i nostri saluti e un pensiero augurale al nuovo Pontefice Benedetto XVI, Joseph Ratzinger. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LP, Mar-DL-U, DS-U, Verdi-Un, Misto-SDI-US, Misto-Pop-Udeur e dai banchi del Governo). Inviamo a Papa Benedetto XVI gli auspici più cordiali. Sappiamo che egli è una guida spirituale importante per la Chiesa cattolica, per il risveglio religioso cui assistiamo nel mondo, per l'intero Occidente e per l'Europa alla quale, nell'insegnamento e nella tradizione di Papa Giovanni Paolo II, il Pontefice Benedetto XVI ha dedicato molti pensieri.

Il suo pontificato sarà importante per tutti noi, che abbiamo bisogno di una guida morale, spirituale e di una nostra identità. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LP e Mar-DL-U).

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri (ore 15,40)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

Do la parola al presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi.

BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, consenta anche a me di associarmi alle sue parole e di salutare, come capo del Governo, l'elezione di Benedetto XVI, Pontefice della Chiesa cattolica e Vescovo della città in cui questo Parlamento vive ed opera. Egli ha fatto della verità e della libertà il punto inscindibile del suo pensiero e della sua azione. Lo avete sentito voi stessi quando, su invito del presidente Pera, ha pronunciato, proprio nella Biblioteca del Senato, un illuminante discorso sul futuro dell'Europa.

Lo Stato italiano e il Governo nazionale non trascureranno alcuno sforzo per rendere sempre più feconda, più solidale la convivenza, ciascuno nel proprio ambito, tra le istituzioni repubblicane e le istituzioni ecclesiali. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

Signor Presidente, onorevoli senatori, il Governo si presenta alle Camere per un atto di chiarimento politico. La coalizione che ha vinto le elezioni nel 2001, ricevendo il mandato diretto ed esplicito dagli elettori per governare, attraversa ora una fase di difficoltà. Poco più di due settimane fa, nelle elezioni regionali, il Paese ha mandato un segnale di disagio che, per la sua dimensione, ha un chiaro significato. Ho compreso questo segnale ed intendo dare un’adeguata risposta politica.

La democrazia è fatta anche di queste cose: chi governa deve attendersi consenso e dissenso, stabilità e crisi. Solo i sistemi autoritari non conoscono la dialettica e, tanto meno, un franco conflitto sia fra la maggioranza e l’opposizione, sia all’interno stesso dell’opposizione e della maggioranza. Considerare fisiologico quel che accade può servire allo scopo di non drammatizzare artificialmente situazioni complicate, che vanno comunque risolte alla radice e naturalmente nell’interesse generale del Paese.

Credo di poter dire con soddisfazione che almeno su un punto, ma decisivo, in questo Parlamento e nella cultura civile dell’Italia non agiscono più le divisioni del passato. Non c’è settore o cultura politica che non riconosca come valida, dopo le tristi esperienze degli anni scorsi, la regola secondo cui la maggioranza, che ha il mandato di governare, governa e se l’Esecutivo scelto dagli elettori entra in crisi, sono gli stessi elettori a dover decidere del destino politico del Paese, a norma di buon senso e secondo la nostra Costituzione, che recita, nel suo primo articolo, che la sovranità appartiene al popolo.

Nessuno ha prospettato un cambio di maggioranza parlamentare alle spalle del corpo elettorale. Anzi, tutte le forze politiche che compongono l’attuale maggioranza hanno formalmente rinnovato la loro fiducia al Presidente del Consiglio e gli hanno chiesto di dare vita ad un nuovo Esecutivo.

Questa sfida io intendo accettarla, formando un nuovo Governo che sia in grado di dare le risposte che il Paese in questo momento richiede. I valori fondanti di questa coalizione ed il suo programma hanno una forza, direi un nitore, che ci consentiranno di superare ogni difficoltà e di adempiere al mandato conferitoci dagli elettori.

Io credo fermamente nella virtù della stabilità e della continuità di Governo. Penso che abbiamo realizzato alcune cose di grande spessore in questi anni di riforme economiche, di riforme istituzionali e di conduzione della politica estera e di sicurezza del Paese nella burrasca seguita all’11 di settembre.

Siamo ora di fronte ad una discussione aperta, libera, trasparente, che ha una premessa comune ed indefettibile: questa è la maggioranza che è stata scelta dagli elettori per governare il Paese, questa è la maggioranza che lo farà sino alla fine della legislatura. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

Questo è l’obiettivo che tutti noi della maggioranza condividiamo e che ci unisce più di ogni possibile differenziazione. Voglio ricordare qui che più di dieci anni fa abbiamo iniziato un cammino comune per costruire qualcosa che in Italia non c’era: una coalizione politica che fosse in grado di dare coesione ed identità alla maggioranza moderata e liberale del Paese, a quei milioni di italiani che, stanchi delle consuetudini di una vecchia politica che pensava di risolvere i problemi creando debiti che pesano sulle spalle delle generazioni successive, chiedevano e chiedono un cambiamento, riforme, modernizzazione, speranza in un futuro in cui lo Stato fosse al servizio dei cittadini e non i cittadini al servizio dello Stato.

Oggi possiamo rivendicare, con orgoglio, quanto sia stata difficile e insieme straordinaria l’impresa che abbiamo realizzato fino ad ora e che sentiamo assolutamente di non dover lasciare incompiuta. Tradiremmo non solo noi stessi, ma prima di tutto chi ha creduto e chi crede in noi.

Noi della Casa delle Libertà, tutti insieme abbiamo dato voce e rappresentanza politica, identità e coesione ad una parte maggioritaria del Paese. Tutti insieme abbiamo dato vita ad un nuovo modo di affrontare la politica e le sue sfide.

Io vorrei che avessimo l’orgoglio di quanto abbiamo fatto insieme in questi anni di Governo, i quattro anni più difficili della storia recente del mondo, gli anni del terrorismo internazionale, della più lunga crisi economica europea, del cambio della moneta, con tutte le conseguenze positive e negative che ha portato. Anni nei quali noi abbiamo garantito al Paese una guida sicura.

Abbiamo messo fine all'instabilità permanente del nostro sistema. Abbiamo accresciuto il ruolo ed il prestigio internazionale dell'Italia. Abbiamo realizzato riforme rinviate per decenni. Abbiamo dato avvio ad un lavoro imponente, con l'ambizione di cambiare profondamente il nostro Paese portandoci sulle spalle i pesi del passato.

Io sono orgoglioso di questa nostra storia comune, questa nostra storia di più di un decennio e sono assolutamente fiducioso che questo momento di difficoltà possa essere superato, perché la nostra forza deriva dalla coscienza di questa nostra storia comune, vissuta con passione e con determinazione. Una passione e una determinazione che ci hanno consentito di superare insieme ostacoli che apparivano difficili, se non addirittura insormontabili.

Ora, per rilanciare la nostra azione, è mia intenzione aggiornare il nostro programma, accrescendo i nostri sforzi per difendere il potere d'acquisto delle famiglie, per sostenere le nostre imprese, per imprimere un rinnovato e deciso sviluppo al nostro Sud. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC).

Per questo intendo rafforzare la compagine del Governo, ma è anche, direi soprattutto, necessario dare un nuovo slancio e una nuova coesione ai nostri partiti, anche trasformando la nostra alleanza di oggi per dare un futuro stabile e sicuro a questa nostra decennale storia comune.

A voi, amici della maggioranza, che in tutti questi anni mi avete sostenuto, chiedo innanzitutto di avere fiducia. Fiducia in noi stessi, fiducia nei nostri valori, fiducia nella nostra storia. Con la vostra fiducia e il vostro sostegno abbiamo scritto pagine importanti per il nostro Paese. Con la vostra fiducia e con il vostro sostegno sono sicuro che ne scriveremo molte altre ancora. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

Nei Paesi europei dove il sistema istituzionale già lo consente, il Premier eletto direttamente dal popolo adegua la squadra di Governo ogni volta che si presenta la necessità sotto la sua diretta responsabilità, senza lunghe ed estenuanti crisi politiche e verifiche parlamentari. Così si fa nelle più avanzate democrazie occidentali.

Per conseguire questo risultato, il sistema costituzionale del nostro Paese richiede invece una serie di passaggi formali, a partire naturalmente dalle formali dimissioni del Governo. La riforma costituzionale di questa maggioranza adeguerà il nostro sistema di governo alle moderne democrazie. Ma ora, dovendo dar vita ad un nuovo Governo, non mi posso sottrarre al passaggio attraverso una formale crisi di Governo.

È con questo spirito che ho convocato in questo stesso Palazzo il Consiglio dei ministri per recarmi subito dopo dal Capo dello Stato.

Vi ringrazio dal profondo del cuore. (Vivissimi, prolungati applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LP, i cui senatori si levano in piedi, e dai banchi del Governo, ).

 

 

PRESIDENTE. Colleghi, avete sentito dalle parole del Presidente del Consiglio che egli si recherà dal Capo dello Stato. Pertanto, in attesa delle determinazioni del Presidente della Repubblica, sospendo la seduta.

Nel prosieguo della giornata, mi riservo di convocare la Conferenza dei Capigruppo immediatamente prima della ripresa dei nostri lavori in relazione all'andamento della crisi.

Sospendo pertanto la seduta.

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Benedetto XVI e i bastardi.

O dell'umoriosmo cinofilo...

Con questa ignobile prima pagina i "giornalisti" de "il manifesto" hanno accolto l'elezione a Pontefice del Cardinale Joseph Ratzinger.

Quanto rimpiangiamo ogni centesimo di euro pagato per quella CAGNA (nel senso di cane fenmmina) della Sgrena...

Quanto poco avremmo invece speso per sopprimere tutti quei BASTARDI (o, più politically correct, "meticci") de "il manifesto"... O semplicemente per sterelizzarli perchè tali BASTARDI ("meticci") de "il manifesto" non inquinino più la purezza della razza...

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martedì, 19 aprile 2005
 

Habemus Papam!

Apostolica Sedes Vacans

 Nvntio vobis gavdium magnvm:

habemvs Papam!

Dominvm Benedictvm XVI.

Deo Gratias!

''Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore''

CITTA' DEL VATICANO (ANSA) - Il Conclave ha scelto il Cardinale Joseph Ratzinger quale nuovo Pontefice. Ha preso il nome di Benedetto XVI. Il nuovo papa e' stato eletto al quarto scrutinio e dopo un giorno e mezzo di conclave. Una durata cosi' breve, 36 ore, si ebbe soltanto con Pio XII al quale nel 1939 occorsero tre scrutini per essere eletto.

''Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore''. Sono le rime parole che il nuovo Papa, Benedetto XVI, ha rivolto alla folla plaudente in piazza San Pietro. ''Mi consola il fatto che il sSignore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere''. E' quanto ha detto Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, nuovo papa della chiesa cattolica. Andiamo avanti, il ''Signore ci aiutera''', Maria ''sta dalla nostra parte''. ''Procediamo alla benedizione''. Cosi' Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, nuovo papa della chiesa cattolica, ha annunciato alla folla in piazza San Pietro che intendeva procedere con la benedizione urbi et orbi.

Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, gia' cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Pontificia commissione teologica internazionale, decano del Collegio cardinalizio, e' nato a Marktl am Inn (Passau), Germania, il 16 aprile 1927.

Il 29 giugno 1951 e' stato ordinato sacerdote. Ha studiato filosofia e teologia. Nel 1957 ha ottenuto la libera docenza. Nel 1969 e' divenuto professore ordinario di dogmatica e di storia dei dogmi nell'università di Ratisbona e vicepresidente della stessa università. Gia' nel 1962 aveva acquistato notorieta' intervenendo come consulente teologico al Concilio Vaticano II. La scelta allora aveva provocato qualche polemica perche' Ratzinger era considerato troppo progressista.

Il 24 marzo 1977 Paolo VI lo ha nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e cardinale nel Concistoro del 27 giugno 1977, già del Titolo di S. Maria Consolatrice al Tiburtino, e in seguito dei titoli della Chiesa Suburbicaria di Velletri-Segni e della Chiesa Suburbicaria di Ostia.

Il 25 novembre 1981 è stato nominato da Giovanni Paolo II prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; presidente della Pontificia commissione biblica e della Pontificia commissione teologica internazionale. Dal 30 novembre 2002 e' decano del Collegio cardinalizio. Ratzinger e Baum sono gli unici cardinali creati da Paolo VI presenti al Conclave.

E' membro del Consiglio della II sezione della Segreteria di Stato; delle Congregazioni: per le Chiese Orientali, per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, per i vescovi, per l'Evangelizzazione dei popoli, per l'Educazione cattolica; dei Pontifici consigli: per la Promozione dell'unità dei cristiani, della Cultura; della Pontificie commissioni: per l'America latina; ''Ecclesia Dei''.

 

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lunedì, 18 aprile 2005
 

Monumento al trash metal.

Pur considerando gli Slayer una colonna portante del trash metal e della musica estrema, per qualche arcano motivo non avevo ancora acquistato "Sountrack to the Apocalypse", il monumentale cofanetto edito nel 2003 in occasione del primo Ventennio (!) di attività del gruppo. Poi venerdì ho posto rimedio...

E ho fatto bene a rimediare! Non è il solito cofanetto antologico, una raccolta di vent'anni di successi. A parte qualche brano tratto dagli album che vanno da "Reign in Blood" a "God Hate Us All" (doveroso), la parte del leone è fatta dagli inediti (un intero cd fra live, outtakes etc.) e dalle rarità (fra cui una collaborazione con Ice-T e diversi brani inclusi in versioni giapponesi degli ultimi cd o in colonnesonore). E poi un intero dvd di rari filmati, fra cui le riprese di un concerto del 1983...

Sugli Slayer cosa possiamo dire? Che sono passati più di vent'anni e che non li sentono proprio! Mentre molti gruppi heavy coevi hanno ammorbidito i suoni, hanno cercato altre strade (intendiamoci: non è un peccato!), hanno tagliato i capelli (anche Kerry King lo ha fatto... ma per potersi tatuare il cranio!!!), loro hanno sempre "tirato diritto"! E ogni nuovo album è sempre un nuovo delirio di potenza, la ricerca di riposizionare le colonne d'Ercole oltre i logori limiti musicali conosciuti.

E se non basta la musica estrema, sono i testi e la loro immagine anche a definire ulteriormente gli Slayer. I riferimenti nei testi e le simbolgie naziste e legate all'occulto si sprecano, fino a mix curiosi come quelle della canotta indossata da Kerry nella foto sopra. E il grandioso saluto ai fans nel libretto allegato non ha bisogno di commenti:

SLAYTANIC WEHRMACHT ÜBER ALLES!

Ecco il contenuto. Buon ascolto!

Disc 1
01. Angel Of Death

02. Criminally Insane
03. Postmortem
04. Raining Blood
05. Aggressive Perfector
06. South of Heaven
07. Silent Scream
08. Live Undead
09. Mandatory Suicide
10. Spill the Blood
11. War Ensemble
12. Dead Skin Mask
13. Hallowed Point
14. Born of Fire
15. Seasons in the Abyss
16. Hell Awaits
17. Antichrist
18. Chemical Warfare

Disc 2
01. Sex. Murder. Art
02. Dittohead
03. Divine Intervention
04. Serenity In Murder
05. 213
06. Can't Stand You
07. Ddamn
08. Gemini
09. Bitter Peace
10. Death's Head
11. Stain Of Mind
12. Disciple
13. God Send Death
14. New Faith
15. In-A-Gadda-Da-Vida
16. Disorder
17. Memories Of Tomorrow
18. Human Disease
19. Unguarded Instinct
20. Wicked
21. Addict
22. Scarstruck

Disc 3
01. Ice Titan
02. The Antichrist
03. Fight Till Death
04. Necrophiliac
05. Piece By Piece
06. Raining Blood
07. Angel Of Death
08. Jeff Hanneman's Home Recordings 1
09. Jeff Hanneman's Home Recordings 2
10. Seasons In The Abyss
11. Mandatory Suicide
12. Mind Control
13. No Remorse (I Wanna Die)
14. Dittohead
15. Sex. Murder. Art.
16. Bloodline
17. Payback

Disc 4
01. Die By The Sword
02. Aggressive Perfector
03. Praise Of Death
04. Haunting The Chapel
05. Necrophobic
06. Reborn
07. Jesus Saves
08. War Ensemble
09. South Of Heaven
10. Dead Skin Mask
11. Gemini
12. Heaviest Band Award - Kerrang!
13. EPK For Diabolus In Musica
14. Stain Of Mind
15. Bloodline
16. Disciple
17. God Send Death

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mercoledì, 13 aprile 2005
 

Barbablù e il mondo nuovo.

"Il Foglio" di Ferrara pubblica oggi una lunga intervista a Oriana Fallaci che prende spunto dalla triste vicenda di Terry Schiavo, la donna statunitense morta di fame e di sete per volontà del marito dopo una lunga battaglia legale con i suoi genitori.

Se non trovate il giornale in edicola forse più tardi l'intervista verrà pubblicata sul sito.

Buon ragionamento!

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lunedì, 04 aprile 2005
 

Arrivederci, ultimo dei Grandi.

Voglio ricordare il Santo Padre con questa immagine curiosa, che racchiude appieno lo spirito positivo e gioioso di questo Grande Uomo. In queste ore ci si affanna a commemorare, a ricordare, a usare il pensiero di quest'Uomo come bandiera per colmare il vuoto della propria assenza di idee e ideali. Chi per decenni ha beatamente ignorato il pensiero forte - molto forte - del Papa sui Valori, sulla Famiglia, sulla Vita e tutti i temi dell'umana esistenza che diventano sacri quando richiamano l'attenzione di riflessioni condotte da Uomini come Giovanni Paolo II, oggi corre idealmente a Lui, stracciandosi le vesti e piangendoLo come se fosse sempre stato al Suo fianco in tutti questi anni di battaglie.

Di parole se ne useranno e, soprattutto, se ne sprecheranno molte in questi giorni. In segno di rispetto, mi limito soltanto a dire che Giovanni Paolo II è stato forse l'ultimo dei grandi Uomini, Coloro che, nel bene e nel male, con la propria forza di volontà sono in grado di mutare il corso degli eventi della Storia umana. I Suoi atti potranno essere giudicati liberamente dalle singole coscienze. Resta un fatto ineludibile: Lui ha cambiato le esistenze di tutti noi.

Arrivederci, Santo Padre. La terra ti sia lieve; Tuo è il Regno dei Cieli.

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venerdì, 01 aprile 2005
 

Usate la testa!

Domenica e lunedì i cittadini italiani di 15 regioni si recheranno alle urne. Riporto di seguito un illuminante articolo di marcello Veneziani apparso ieri su Libero. Un utile vademecum per la Destra scontenta. Meditate gente, meditate...

MANUALE DI VOTO PER LA DESTRA SCONTENTA

QUALCUNO PUÒ ESSERE DELUSO A RAGIONE DI QUESTO GOVERNO. MA VOTARE PER LA MUSSOLINI NON SERVE A NESSUNO. SE NON ALLA SINISTRA

Sono passati ormai sessant'anni ma l'Italia è ancora appesa a Mussolini. In suo nome potrebbe vincere la sinistra nel Lazio e così gettare le basi per riprendersi il governo, come capitò a parti rovesciate nel 2000. Non è la prima volta che il nome di Mussolini sia determinante per la repubblica antifascista. Accadde già al referendum sulla monarchia del 2 giugno 1946 quando, truffa o non truffa, fu proprio quel milione di voti fascisti repubblicani che venne a mancare alla monarchia, in parte perché ancora impedito a votare, in parte perchè preferirono la repubblica antifascista alla monarchia badogliana. La cosa si è ripetuta altre volte. Per esempio, nel '96, Prodi e l'Ulivo vinsero con l'appoggio determinante di Rauti che fece saltare più di una trentina di seggi al centro-destra così regalandoli al centro-sinistra. E avemmo Prodi e i comunisti al governo. Adesso sta accadendo la stessa cosa con la Mussolini, che animale televisivo, è brava nella politica (avan)spettacolo, è populista e in quanto femmina e combattiva, può dar fastidio a Storace e far vincere Mar razzo. Alessandra è sponsorizzata alla grande dalla sinistra, e non solo con la storia delle firme false. Ancora una volta è determinante nella repubblica democratica e antifascista, nata dalla Resistenza, il fattore Mussolini, anche se ora quel nome non evoca capi ma capezzoli. Ma proviamo a ragionare sulla destra scontenta. E' difficile che un vero uomo di destra possa essere davvero contento di quest'Italia; credo che l'elettorato di destra si divida tra chi si accontenta e chi no. Chi si accontenta lo fa perché ha capito che in politica non si sceglie mai il bene assoluto, nè si avversa il male assoluto; ma perché nel paragone, meglio che vincano questi anziché quelli. Perché hanno fatto meno danni, hanno fatto qualcosa in più e in meglio di chi li ha preceduti, hanno qualche volta, blandamente tutelato valori di destra; oppure perché il livore e la faziosità di quelli è davvero insopportabile e dunque ème - glio una destra ammezzata che una sinistra con la bava alla bocca. Provo a entrare nei panni dell'elettore di destra radicale e nostalgica. E' ovvio che non mi riconosco appieno in nessun partito del sistema bipolare. Ho tre strade a disposizione. La prima, comprensibile, di astenermi. La politica mi fa vomitare, mi disgustano entrambi i poli, non c'è dal mio punto di vista un male minore. La seconda, altrettanto legittima, è esprimere un voto impolitico di pura testimonianza, magari inefficace ma che almeno simbolicamente ha un senso: ma a questo punto piuttosto che votare la signora Floriani, femminista, radical, abortista, sinistreggiante, meglio il vecchio Rauti che politicamente non èeff icace e in video scompare rispetto a Benita Loren, ma perlomeno è un coerente galantuomo di buone letture e di radici veraci. Terza ipotesi, quella di votare il centro destra turandosi il naso, distinguendo tra la politica e la testimonianza, tra i Valori Ideali e l'amministrazione regionale. E così le mie idee le affido alla frequentazione di centri culturali e sociali, letture, incontri, fedeltà e testimonianze di vita; ma non pretendo di trovarne traccia in politica. Anzi, questo punto, preferisco chi laicamente chiede il mio voto per un generico richiamo alla destra, all'amor patrio e ad alcuni valori, piuttosto che chi fa simonia, traffico di immagini e valori a me sacri. Meglio tenerli fuori dalla campagna elettorale. Per dirla in una battuta, non si tratta di salvare il Partito da D'Annunzio ma di salvare D'Annunzio dal Partito; liberarlo dalla sua commercializzazione elettorale, riducendo la sua opera, le sue poesie e le sue imprese eroiche a spot per mandare una signora in consiglio regionale e Marrazzo alla presidenza. Resta invece senza risposta la domanda: ma quanto pesa il voto della destra scontenta? Non lo so, anche se per la Mussolini si deve considerare che pesca qualcosina anche altrove, nell'elettorato femminile che la vede cazzuta e simpaticona (il primo tratto deriva da Predappio, il secondo da Napoli). Insomma un voto nepotista, grandi nonni e vecchie zie. Infine, la questione politica. Giova ad An avere un partitino radicale e scontento alla sua destra che fa da collettore dei fascioirati? Ed èpossibile al centro- destra allearsi poi con un partitino del genere, riottoso e populista, bertinottide? Credo che An farebbe bene a tentare di inglobare al suo interno tutta la destra, eccetto gli schizzati e i malandrini. Se poi non vi riesce, fa bene ad acconsentire ad un accordo, come quello che Berlusconi voleva fare a Napoli con la Mussolini. Ora che i fascisti sono stati sdoganati dalla sinistra, vi dovrebbero esseremeno paure a stabilire accordi chiari e pratici. In fondo un sistema bipolare regge se include o esclude le due ali estreme. Se c'èBer tinotti con i suoi no global da una parte, ci può essere Rauti, la Mussolini e i camerati dall'altra. Magari non in casa ma in giardino; ovvero non al governo o dentro la coalizione, ma a fianco, a tempo e luogo determinati, così salvando la coerenza di entrambi. Ma ora che si fa? Caro camerata scontento, ti ho prospettato tre soluzioni; se scegli la quarta, quella della Mussolini, sappi almeno che hai dato una mano a portare Marrazzo, Prodi e Fassino al governo solo perché Storace (o Fini) ti sta antipatico. Se sei consapevole di questo, auguri. Saluto Romano (valevole per il Duce e per Prodi).

posted by Masterofpuppets | 09:59 | commenti (4)